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  • martedì 16 febbraio 2016

A gennaio nessuno è stato ucciso in Estonia

È una notizia, visto che è uno dei paesi più violenti in Europa: ma non si capisce bene perché la criminalità stia calando (e non solo lì)

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In Estonia, a gennaio, non c’è stato nemmeno un omicidio. È una notizia, visto che l’Estonia è uno dei paesi più violenti d’Europa: ha un tasso di omicidi di 5 ogni centomila abitanti, cinque volte quello italiano. L’unico paese che in Europa ha un tasso di omicidi peggiore è la vicina Lituania: più di sei ogni centomila abitanti. Nonostante questo poco invidiabile primato, il crimine in Estonia sta diminuendo a una velocità spettacolare.

Nel 2005 in Estonia c’erano stati 137 omicidi, nel 2013 erano scesi a 62 e nel 2015 a 40, il dato più basso nella storia del paese. È ancora molto presto per fare previsioni sul 2016 ma i dati diffusi dal ministero della Giustizia – nessun omicidio a gennaio — fanno pensare che quest’anno il record possa essere nuovamente battuto.

Inoltre, sempre secondo le statistiche diffuse dal ministero della Giustizia, in Estonia il 2015 è stato anche uno degli anni con il numero più basso di denunce: 32.575, contro le più di 50 mila di dieci anni fa. Le statistiche sul numero di denunce in genere non sono considerate il sistema più affidabile per misurare la criminalità, perché possono essere alterate in varie maniere e dipendono da numerosi fattori. Ma il fatto che il calo nelle denunce corrisponda al calo nel numero di omicidi – che in genere sono considerati una misura più affidabile, visto che è molto complicato occultare un corpo oppure mascherare un omicidio come un altro reato – fa pensare che siano numeri piuttosto affidabili.

In una articolo del 2013, l’Economist notava come in Estonia «dal 1995 il tasso di omicidi è sceso del 70 per cento e le rapine e i furti d’auto sono diminuiti quasi altrettanto. Anche se nel 2009 il paese è entrato in una profonda recessione che ha portato il tasso di disoccupazione al 19 per cento, il tasso di criminalità ha continuato a scendere». Oggi la disoccupazione è scesa al 6,2 per cento, ma l’economia continua a stagnare e nel 2015 è cresciuta soltanto dello 0,7 per cento.

Il punto, un po’ disarmante, è che non sappiamo bene a cosa sia dovuto questo calo della criminalità, come altri simili cali a cui abbiamo assistito in quasi tutto il mondo sviluppato nel corso degli ultimi vent’anni (anche in Italia, per esempio, il 2015 è stato l’anno con il numero più basso di omicidi nella storia). La crescita economica, che in Estonia – a parte negli anni di crisi – è stata molto elevata, può certamente spiegare in parte la diminuzione. Ma durante la recessione il numero dei reati è continuato a calare.

Economisti ed esperti hanno fornito decine di spiegazioni diverse per questo fenomeno, che riguarda quasi tutto il mondo sviluppato: da quelle più ovvie, come il miglioramento delle tecniche di polizia e l’aumento della popolazione carceraria, a quelle più esotiche, come la diminuzione dell’inquinamento da piombo e l’introduzione di leggi sull’aborto, che avrebbero diminuito il numero di figli indesiderati e quindi più propensi a diventare criminali. Nessuna di queste spiegazioni, però, sembra essere valida per tutti i paesi dove la criminalità è effettivamente diminuita. In Estonia, per esempio, il numero di carcerati è diminuito, mentre l’aborto è legale dal 1955.

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