(AP Photo/Jon Elswick)
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  • domenica 14 Febbraio 2016

Cosa succede ora alla Corte Suprema?

La sostituzione del giudice Scalia, morto ieri, è diventata improvvisamente la cosa più importante che Obama può ancora fare da qui alla fine del suo mandato: ma sarà dura

(AP Photo/Jon Elswick)

La morte del giudice della Corte Suprema americana Antonin Scalia, avvenuta sabato 13 febbraio probabilmente per un malore, ha aperto un nuovo e importante caso politico negli Stati Uniti. Negli ultimi anni i nove giudici della Corte Suprema, il massimo organo giudiziario del paese, si erano spesso divisi in due gruppi: cinque dalle posizioni più conservatrici e quattro dalle posizioni più liberali e “di sinistra” (uno dei giudici considerati conservatori, Anthony Kennedy, ogni tanto ha votato con i liberali: per esempio nel caso della recente storica sentenza sui matrimoni gay). Il nuovo giudice dovrà essere nominato dal presidente degli Stati Uniti e la sua nomina dovrà essere ratificata dal Senato, ma tra nove mesi ci saranno le elezioni presidenziali: i Repubblicani hanno già chiesto a Barack Obama di rinunciare alla nomina e lasciare che sia il prossimo presidente a scegliere il nuovo giudice.

Se Obama nominasse un giudice “di sinistra” – come da prassi per un presidente Democratico – e riuscisse a fargli ottenere l’approvazione del Senato, sposterebbe in maniera decisiva gli equilibri della corte. Obama ha già detto di voler nominare un altro giudice, ma i Repubblicani – che hanno la maggioranza dei seggi in Senato, 54 contro 46 – sostengono che la sua nomina sarebbe una forzatura, dato che manca meno di un anno al termine del suo mandato. Il New York Times ha scritto che le parti in causa hanno già iniziato a porre le basi per «una lotta titanica» per nominare nuovo nuovo giudice, prevedendo in pratica che trattative e discussioni sul tema non si risolveranno a breve: per quanto le due cose non siano collegate tra loro, la nomina del nuovo giudice – improvvisamente diventata la cosa più importante che Obama può ancora fare da qui alla fine del suo mandato – si intreccerà con la campagna elettorale per il Congresso e per la presidenza degli Stati Uniti.

Cos’è successo
Circa un’ora dopo la conferma della morte di Scalia, il capo dei Repubblicani in Senato Mitch McConnell ha diffuso un comunicato molto netto sulla nomina del giudice che dovrà sostituire Scalia: «il popolo americano dovrebbe avere una parte nel processo di scelta del prossimo giudice. Di conseguenza il seggio vacante non dovrebbe essere assegnato finché non avremo un nuovo presidente». Un importante funzionario della Casa Bianca ha detto a Politico che la dichiarazione di McConnell è stata «una cosa orribile», e che lo staff di Obama si aspettava in generale una dura lotta politica sul successore di Scalia, ma non quello che Politico descrive come «un rifiuto istantaneo e categorico di qualsiasi persona Obama scelga di nominare». Poche ore dopo la morte di Scalia, Obama ha risposto implicitamente a McConnell spiegando che intende «rispettare» i propri obblighi costituzionali e «nominare un successore a tempo debito. Avrò a disposizione molto tempo per farlo, così come lo avrà il Senato per garantire un’audizione e un voto alla persona che nominerò».

Il New York Times spiega che mentre nel corso dell’Ottocento è capitato diverse volte che un seggio della Corte Suprema rimanesse vacante a lungo, «nella storia moderna è capitato meno di frequente. Nel 1969 il seggio del giudice Abe Fortas è rimasto vacante per quasi un anno perché il Senato a maggioranza Democratica non approvò i primi due giudici nominati da Nixon, che però ricevettero scarso sostegno anche dai Repubblicani. Secondo il servizio di ricerca del Congresso, la nomina che ci ha messo più tempo ad essere esaminata dal Senato è stata quella di Robert H. Bork, che nel 1975 ci mise 108 giorni prima di essere approvata». Secondo il Washington Post oggi ci passano in media 75-90 giorni da quando un seggio diventa vacante a quando viene nominato un nuovo giudice. Da decenni nella politica americana vige una consuetudine per cui un presidente a fine mandato non assegna cariche importanti o promuove riforme decisive: secondo i Democratici però questo non è il caso di Obama, che davanti a sé ha ancora quasi un anno di mandato.

Oltre che una spinosa questione politica, l’assenza di un giudice crea anche diversi problemi alla Corte Suprema: in caso di pareggio su un dato caso – ipotesi plausibile, dati i due gruppi in cui è divisa la Corte attuale – la decisione della Corte Suprema rispetta quella del tribunale che è già intervenuto, sebbene esista un’opzione per riesaminare il caso una volta che Corte abbia di nuovo 9 membri. La Corte Suprema nei prossimi mesi dovrà decidere di questioni molto importanti come il diritto ad abortire in certe circostanze, i diritti dei lavoratori e dei sindacati, le discriminazioni positive per i neri nei college universitari.

Diversi giornali hanno fatto notare che in questo guaio sia i Democratici sia i Repubblicani hanno qualcosa da perdere: i Repubblicani potrebbero effettivamente fare ostruzionismo al Senato – anche per un intero anno quasi senza sforzo, spiega il Washington Post – ma potrebbero perdere un’importante battaglia politica nel caso si rendessero responsabili di una decisione così grave per diversi mesi, per poi perdere comunque il controllo del Senato alle prossime elezioni (sui 34 seggi che saranno assegnati contestualmente alle presidenziali dell’8 novembre, 24 sono attualmente controllati da Repubblicani). Il New York Times ha scritto che McConnell potrebbe effettivamente farsi tentare dall’ala più radicale del partito, che si è già espressa a favore dell’opposizione totale a Obama: Ted Cruz, fra i principali candidati Repubblicani alle elezioni presidenziali, poco dopo la morte di Scalia ha twittato che spetterà al prossimo presidente nominare il nuovo giudice della Corte Suprema.

D’altra parte Obama ha già preso posizione, e sembra molto difficile che rinunci a nominare un nuovo giudice oppure che lasci la facoltà di esprimere la nomina al Senato (cosa che finora non è mai accaduta nella storia americana). Circolano già i primi nomi sulle possibili nomine di Obama – si parla dei giudici Merrick Garland e Sri Srinivasan – ma non è ancora chiaro che decisione prenderà, se non che opterà per una scelta di più alto profilo possibile (tecnicamente non è necessario essere giudici o giuristi per essere nominati alla Corte Suprema, ma è accaduto pochissime volte nella storia). Secondo il New York Times, Obama davanti a sé ha fondamentalmente due opzioni: «Deciderà per un candidato moderato per sperare di ottenere qualche voto dei Repubblicani nonostante la presa di posizione di McConnell? Oppure sceglierà un giudice più “di sinistra”, rischiando che venga rigettato, sperando di galvanizzare gli elettori Democratici?».