(AP Photo/Andrew Harnik)

Clinton ha un nuovo problema con le email

Il Dipartimento di Stato ha rifiutato di rendere pubbliche 22 mail fra le migliaia rese disponibili dalla candidata alla presidenza, perché contengono materiale "riservato"

(AP Photo/Andrew Harnik)

Venerdì 29 gennaio il Dipartimento di Stato americano ha diffuso l’ultimo blocco delle circa 30mila email ricevute o inviate da Hillary Clinton mentre era Segretario di Stato, rese disponibili da Clinton dopo che si è scoperto che per tutto il suo mandato aveva utilizzato un account privato di posta elettronica – e quindi relativamente protetto – ignorando quello governativo. Clinton, che oggi è la candidata principale alle primarie presidenziali del Partito Democratico, ha sempre detto di non aver mai ricevuto o inviato materiale riservato tramite il suo account privato (anche se nei mesi successivi ha aggiunto delle sfumature a questa affermazione): venerdì, per la prima volta, il Dipartimento di Stato ha bloccato la diffusione di 22 email dell’ultimo blocco perché ritiene contengano effettivamente materiale riservato.

La cosa ha fatto arrabbiare molto lo staff di Clinton, che ha chiesto che per trasparenza – e per dimostrare che Clinton non ha nulla da nascondere – vengano diffuse tutte le email. In molti hanno sottolineato che questo nuovo guaio sulle email – una storia di cui ormai si parla da più di un anno – arriva per Clinton nel momento peggiore possibile: a due giorni dall’inizio delle primarie presidenziali, in un periodo in cui il suo principale avversario Bernie Sanders è dato dai sondaggi in costante rimonta.

Durante i quattro anni in cui è stata Segretario di Stato, fra il 2009 e il 2013, Clinton non ha mai usato un indirizzo email governativo (quelli col dominio state.gov). Ha sempre e solo usato un account privato di posta elettronica, ospitato su un server personale (col dominio clintonemail.com). Fino all’estate 2014 la cosa non è mai stata notata – o perlomeno menzionata – dal dipartimento di Stato. È successo però che a un certo punto proprio il dipartimento di Stato dovesse consegnare per un’indagine al Congresso degli Stati Uniti le email spedite e ricevute da Clinton. Ha così scoperto che non c’era nemmeno una email nell’indirizzo governativo di Clinton. Clinton ha consegnato 30.490 messaggi spediti o ricevuti dal suo indirizzo privato, ma lei e il suo staff hanno anche detto di aver cancellato altri 31.830 messaggi che hanno ritenuto personali: di questi messaggi si sa poco o nulla, e in pratica Clinton chiede di essere creduta sulla parola riguardo la loro ininfluenza.

Ai tribunali federali sono arrivate moltissime richieste di poter accedere alle email consegnate da Clinton al Dipartimento di Stato, che ha proposto di rendere pubbliche le 55mila pagine dell’archivio in questione tutte in una volta. In maggio un giudice federale ha ordinato di diffonderle a blocchi, probabilmente per consentire che venissero esaminate con più attenzione. Il 29 gennaio è stato diffuso l’ultimo “blocco” di circa 900 mail, contenuto in 1670 pagine. In precedenza diverse centinaia di email presenti in altri blocchi erano state definite “riservate”, ma a livelli molto bassi della scala di riservatezza del Dipartimento di Stato, e quindi disponibili per una diffusione pubblica. Le 22 email di questo giro – comprese in 37 pagine – sono le prime a essere considerate “top secret”.

Non è davvero chiaro cosa ci sia dentro a queste email: Associated Press ha scritto che «le 37 pagine includono messaggi che secondo un importante funzionario dell’intelligence riguardano “programmi ad accesso riservato”: materiale altamente riservato che può rivelare fonti tenute segrete e programmi clandestini come quelli sui droni militari». Diversi democratici hanno comunque cercato di minimizzare la portata delle email in questione: Dianne Feinstein, una senatrice democratica che fa parte della commissione del Senato che si occupa delle agenzie di intelligente, ha fatto sapere che «le 22 email fanno parte di sette catene separate, e nessuna di queste è stata avviata da Clinton. E nessuna delle email mandate a Clinton aveva il “marchio” che va obbligatoriamente utilizzato quando si inviano informazioni riservate». Anche il portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby ha sottolineato che nessuna delle email diffuse finora era stata classificata come “riservata” ai tempi in cui fu inviata o ricevuta da Clinton, e che le 22 email trattenute dal Dipartimento sono diventate “top secret” solo in un secondo momento.

Ciò nonostante è probabile che quest’ultimo guaio possa danneggiare Hillary Clinton almeno in Iowa e New Hampshire, i primi due stati in cui si vota alle primarie e in cui i sondaggi la danno molto vicina a Sanders. Da alcune settimane la campagna di Clinton – che è rimasta in netto vantaggio praticamente ovunque per tutta l’estate – sembra essere un po’ in stallo, mentre Sanders è andato molto bene nell’ultimo dibattito televisivo e in generale sta continuando a macinare consensi e finanziamenti in una parte sempre più consistente degli elettori democratici. FiveThirtyEight, che da alcune settimane ha aperto una pagina aggiornata di continuo su previsioni e sondaggi sulle primarie democratiche e repubblicane, stima che secondo la media dei sondaggi effettuati finora in Iowa, Clinton sia avanti a Sanders solamente di cinque punti.

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