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  • giovedì 28 gennaio 2016

Jacqueline Sauvage è stata graziata

La donna francese condannata al carcere per avere ucciso il marito dopo 47 anni di abusi e violenze potrà uscire di prigione ad aprile per decisione di François Hollande

© Dessin d'Eléonore Dougnac

Aggiornamento del 1 febbraio: Il presidente francese François Hollande ha concesso la grazia a Jacqueline Sauvage, la donna condannata a 10 anni di carcere per aver ucciso il marito dopo anni di violenze e abusi subiti da lei, dalle sue figlie e da suo figlio. La grazia decisa da Hollande sarà “parziale” e consisterà in una riduzione di pena tale per cui Sauvage potrà lasciare il carcere ad aprile, dopo aver trascorso 3 anni in prigione, in libertà condizionata. In un comunicato diffuso dalla presidenza della repubblica, si legge: «Di fronte a una situazione umana eccezionale, il presidente voleva rendere possibile il prima possibile il ritorno di Sauvage alla sua famiglia». Hollande aveva incontrato le tre figlie di Sauvage per la prima volta venerdì 29 gennaio.

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Da qualche settimana sui principali giornali francesi si parla molto, di nuovo, della storia di Jacqueline Sauvage, una donna che lo scorso 3 dicembre è stata condannata in appello a dieci anni di carcere per aver ucciso il marito con tre colpi di fucile nel 2012. In Francia c’è una grande mobilitazione per chiedere che a Jacqueline Sauvage venga concessa la grazia, e per chiedere che vengano modificate le norme che regolano nel diritto la legittima difesa: circolano petizioni, appelli, lettere firmate da decine di deputati e editoriali di giornale, che stanno portando avanti questa richiesta. Durante i suoi 47 anni di matrimonio, infatti, Jacqueline Sauvage aveva subìto violenze e abusi quotidiani: nel 2012 uno dei suoi quattro figli si era suicidato. Lei aveva ucciso suo marito proprio poche ore dopo il suicidio di suo figlio, che aveva appreso, però, quando già si trovava in prigione.

La storia

Jacqueline Sauvage ha 69 anni ed è figlia di una donna che a sua volta, senza mai denunciare, aveva subìto violenza da parte del marito. Sauvage aveva incontrato Norbert Marot quando era un’adolescente: i due si erano sposati, avevano avuto quattro figli e vivevano a Selle-sur-le-Bied, piccolo comune francese nel dipartimento del Loiret, nella regione del Centro. Dopo il matrimonio era diventata lei stessa vittima di violenze domestiche. In 47 anni di matrimonio, Jacqueline Sauvage era stata più volte picchiata: negli ultimi tempi almeno tre volte a settimana, tanto che tra il 2007 e il 2012 era stata ricoverata quattro volte in ospedale per le ferite. Due delle sue tre figlie femmine, inoltre, durante l’adolescenza erano state vittime di violenza e abusi sessuali da parte del padre (Sauvage non lo sapeva: ne è venuta a conoscenza solo durante il processo).

Sauvage non ha mai denunciato il marito ma, come ha precisato la sua avvocata, questa non può essere considerata un’aggravante a suo carico: chi si occupa di violenza di genere sa che la denuncia è un atto tutt’altro che scontato per le vittime. Durante il processo Jacqueline Sauvage è stata descritta come una donna con pochissimi amici e molto sola, che viveva isolata e «sotto ostaggio». Diversi testimoni hanno però dichiarato in tribunale che «tutti sapevano» quale fosse la situazione che stava vivendo. Il 10 settembre del 2012, dopo essere stata picchiata ancora una volta dal marito dopo una lite che aveva coinvolto anche il figlio Pascal (che quello stesso giorno si è suicidato), Jacqueline Sauvage aveva preso un fucile dalla sua stanza, l’aveva caricato ed era andata sulla terrazza, dove il marito era seduto. Si era avvicinata e gli aveva sparato tre volte alla schiena «chiudendo gli occhi».

La richiesta di grazia
Dopo la condanna le tre figlie “sopravvissute” di Jacqueline Sauvage, Sylvie, Carole e Fabienne, avevano presentato una richiesta di grazia al presidente Hollande: «Signor Presidente, nostra madre ha sofferto per tutti i lunghi anni del suo matrimonio, è stata vittima del potere di nostro padre, un uomo violento, dispotico, perverso e incestuoso», hanno scritto le tre sorelle. A Hollande è stata inviata anche una lettera firmata da più di 50 deputati. Un comitato di solidarietà per Jacqueline Sauvage esiste dallo scorso dicembre, ma negli ultimi giorni ha raccolto il sostegno di molte personalità e politici francesi, tra cui la sindaco di Parigi Anne Hidalgo, François Fillon e l’eurodeputato Jean-Luc Mélenchon. La scorsa settimana a Parigi c’è stata una manifestazione in suo sostegno. La petizione che chiede la grazia su Change.org ha raggiunto quasi le 380 mila firme. Martedì scorso due deputate di Les Républicains, nuovo nome del partito UMP di Nicolas Sarkozy, hanno fatto visita a Sauvage in carcere per darle il loro «pieno sostegno». Anche Valérie Pécresse, presidente della regione Île-de-France, ha chiesto la grazia presidenziale su Twitter. Il quotidiano Libération, e altri, hanno pubblicato diversi editoriali sul tema (con titoli come “Cosa aspetta Hollande a graziare Sauvage?”).

Modificare la legittima difesa
La richiesta di grazia – prevista dall’articolo 17 della Costituzione francese – oltre alla liberazione immediata di Jacqueline Sauvage, propone una revisione della legge sulla legittima difesa. Savage è stata condannata a causa di un «vuoto giuridico retrogrado che non considera che la legittima difesa possa essere applicata su una vita intera». L’associazione femminista “Osez le féminisme” chiede nello specifico «l’estensione della presunzione di legittima difesa alle donne vittime di violenza».

Nel diritto francese la legittima difesa, oltre alla proporzionalità tra azione e reazione, prevede la concomitanza tra l’azione e la reazione: non è stata dunque applicata come attenuante nel caso di Jacqueline Sauvage, che ha atteso qualche minuto, dopo essere stata picchiata, a prendere un’arma e a sparare al marito, che era di schiena e disarmato. Lo scorso 3 dicembre Sauvage era stata condannata in appello a dieci anni di carcere per omicidio.

Raccontando la storia di Sauvage, molti giornali richiamano il caso di Alexandra Lange, una donna francese che aveva per anni subìto violenza domestica e che era stata assolta nel 2012 perché aveva ucciso il marito mentre lui stava cercando di strangolarla. Il suo caso rientrava nel campo di applicabilità della legittima difesa. Lange ha parlato a favore di Sauvage dicendo che «non è stata riconosciuta come una vittima, ma solo come una criminale». Nel caso Sauvage, scrive Libération, è ridicolo parlare di una «concessione della licenza di uccidere»: i parlamentari e le parlamentari che si sono mobilitati, sia di destra che di sinistra, chiedono di tenere conto della situazione continua e prolungata di violenza in cui si trovava la donna.

L’idea sarebbe dunque l’introduzione nella legislazione francese del concetto di «legittima difesa differita» per includere quei casi in cui il pericolo di morte può essere descritto come «costante»: questi casi riguardano soprattutto le donne vittime di violenza. Tale concetto, poi, includerebbe nella legislazione del paese la corretta comprensione del cosiddetto “ciclo della violenza di genere”, non considerando dunque come aggravanti il fatto che la donna non denunci o sia ancora sposata con chi abusa di lei. Nathalie Tomasini, avvocata di Jacqueline Sauvage, ha spiegato che se Sauvage fosse stata giudicata altrove, per esempio in Canada, sarebbe stata assolta: in Canada il diritto prevede la nozione di “sindrome della donna abusata” (SFB) che riconosce la fondamentale incapacità delle donne abusate di lasciare la situazione di violenza in cui si trovano.

E Hollande?
Dopo settimane di mobilitazioni, François Hollande, ha detto di aver «preso atto» delle numerose richieste a sostegno di Sauvage e giovedì 28 gennaio ha fatto sapere che riceverà all’Eliseo le figlie e le avvocate della donna: l’incontro avverrà oggi, venerdì 29 gennaio, alle 16.30. In un’intervista su BFMTV, la ministra della Cultura, Fleur Pellerin, ha detto: «So che Hollande non è molto favorevole in linea di principio al diritto di grazia perché lo considera un concetto un po’ da Ancien Régime». Durante la campagna presidenziale del 2012, Hollande aveva preso chiaramente le distanze da questo principio, dicendo che gli ricordava «un’altra concezione del potere» e dicendo anche che avrebbe tenuto in poca considerazione questo suo diritto preferendo rispettare le decisioni dei tribunali.

Dal momento della sua elezione all’Eliseo, Hollande ha concesso solo una volta il perdono: nel 2014 a Philippe El Shennawy, il più vecchio prigioniero di Francia. La grazia presidenziale consente la riduzione o la completa rimozione della condanna, ma non la sua cancellazione dal casellario giudiziario. Se il presidente decidesse di concedere questo diritto a Jacqueline Sauvage, la domanda dovrebbe essere innanzitutto inoltrata alla Direction des affaires criminelles et des grâces (DACG) del ministero della Giustizia. Dopo la fine della procedura burocratica, un progetto di grazia verrebbe presentato ufficialmente al Presidente della Repubblica, che al quel punto può rispondere positivamente oppure no. La concessione dovrebbe essere contro-firmata dal Primo Ministro e dal ministro della Giustizia.