Milan Mandarić nel 2012 (JUSTIN TALLIS/AFP/Getty Images)
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  • sabato 23 Gennaio 2016

Milan Mandarić, proprietario seriale di squadre di calcio

Ha fatto fortuna vendendo componenti elettronici a Apple negli anni Settanta e poi si è messo a comprare e vendere squadre di calcio in mezzo mondo, con gran successo

Milan Mandarić nel 2012 (JUSTIN TALLIS/AFP/Getty Images)

Milan Mandarić è un imprenditore serbo naturalizzato statunitense. Oggi ha 78 anni e non segue più da vicino le sue attività: gestisce solamente i suoi investimenti nel calcio, in cui in più di quarant’anni ha ottenuto successi e gratificazioni come pochi altri. Mandarić ottenne la cittadinanza americana nel 1976, dopo aver lasciato la Jugoslavia sette anni prima per via di alcuni contrasti con il regime di Tito, che lo accusava di essere un capitalista e minacciava di togliergli le sue attività, già ben avviate e redditizie. Negli Stati Uniti avviò diverse aziende e grazie a una di queste, con cui vendette componenti elettronici alla Apple, divenne milionario. Mandarić, da sempre un grande appassionato di calcio, grazie al successo delle sue attività americane iniziò ad investirci: da dirigente della squadra di calcio californiana dei San Jose Earthquakes ingaggiò nel 1980 l’ala nordirlandese George Best, uno dei calciatori più famosi di sempre, e in Europa, quando ci fece ritorno verso la fine degli anni Novanta, è stato proprietario di una decina di club, dalla Francia all’Inghilterra, quasi tutti acquistati quando non valevano praticamente niente e rivenduti anche a dieci volte il prezzo d’acquisto.

In Jugoslavia
Mandarić nacque nel 1938 in un piccolo paese che oggi è parte della Croazia ma all’epoca era territorio del Regno di Jugoslavia. Durante la Seconda guerra mondiale si dovette nascondere con la propria famiglia nelle zone montuose del paese, lontano dai grandi centri abitati, mentre il padre era detenuto in un campo di concentramento. Quando la guerra terminò, Mandarić dovette trasferirsi nella città serba di Novi Sad, dato che il suo paese era stato distrutto dai combattimenti. Si laureò in ingegneria meccanica e rilevò l’officina meccanica del padre, facendola diventare una delle più grandi attività industriali della Jugoslavia. La portata degli affari gestiti da Mandarić attirò l’attenzione del regime comunista di Tito, che dal 1945 controllava la Jugoslavia. Venne accusato di essere un “traditore capitalista” e quando il regime minacciò la confisca delle sue attività economiche, decise quindi di trasferirsi con la moglie in Svizzera.

In Svizzera rimase solo due anni, poi si trasferì negli Stati Uniti, dove col tempo riuscì ad avviare diverse nuove attività commerciali. Concentrò i suoi affari nella zona della Silicon Valley, proprio nel periodo in cui stava diventando la Silicon Valley come la conosciamo ora, cioè il centro dell’industria tecnologica mondiale. La Lika, la sua azienda di componenti elettronici, fu uno dei primi fornitori della Apple e in pochi anni riuscì ad avere molto successo: nel 1980 Mandarić la vendette alla Tandy Corporation ma continuò a investire con successo nell’elettronica con il ricavato della vendita.

I primi investimenti nel calcio
A metà degli anni Settanta, Mandarić iniziò a investire nello sport. Nel 1974 entrò nella dirigenza dei San Jose Earthquakes, con cui ingaggiò per due stagioni George Best, uno dei migliori calciatori di sempre, leggenda del Manchester United. Negli anni successivi comprò un’altra squadra della NASL (il vecchio campionato americano di calcio), i Connecticut Bicentennials; nel 1989 invece comprò la squadra di calcio indoor dei St. Louis Storm. Negli Storm trovò Predrag Radosavljević, calciatore serbo che gli fece conoscere il calcio inglese e lo aiutò quando decise di ritornare in Europa e investire nuovamente nel calcio. Prima di arrivare nel calcio inglese fece alcuni investimenti in Belgio, nello Standard Liegi e nello Charleroi, e fu presidente del Nizza dal 1997 e al 1998, vincendo una Coppa di Francia nonostante la retrocessione in seconda divisione.

In Inghilterra
La prima squadra inglese di cui Mandarić divenne proprietario fu il Portsmouth, che comprò per poco più 5 milioni di sterline nel 1998, salvandola da un probabile fallimento. Durante i primi anni della sua gestione licenziò rapidamente diversi allenatori fino a quando ingaggiò Harry Redknapp, che fino ad allora era stato il direttore sportivo della squadra. Fra Mandarić e Redknapp si instaurò un ottimo rapporto e i due divennero molto amici. Nel 2003 il Portsmouth ottenne la promozione in Premier League, il massimo campionato di calcio inglese, ma nel 2004, a causa di alcuni disaccordi sulle scelte societarie, Redknapp si dimise e andò ad allenare i rivali del Southampton. Mandarić vendette il club nel 2006 a Alexandre Gaydamak, imprenditore francese di origini israeliane, per 47 milioni di sterline: una quarantina in più di quanti ne aveva spesi otto anni prima. Tre anni dopo il Portsmouth fallì. La gestione di Mandarić fu sempre molto attenta alle spese, non investì mai più di dieci milioni a stagione nell’acquisto di nuovi giocatori e ne vendette altri per ottime cifre. Gaydamak invece in un solo anno spese quasi 60 milioni di euro, che furono determinanti per il fallimento del 2008.

Dopo la cessione del Portsmouth, per Mandarić si presentarono alcuni problemi giudiziari. Venne arrestato nel 2007, sospettato di frode e falso in bilancio: reati commessi – secondo le accuse iniziali – negli anni in cui era presidente del Portsmouth. Insieme a lui vennero arrestati anche Harry Redknapp, l’agente sportivo Willie McKay e il calciatore Amdy Faye. Tutti vennero rilasciati in breve tempo senza mai essere formalmente accusati.

Nel febbraio del 2007, prima che venisse accusato dei vari reati, Mandarić comprò il Leicester per poco più di cinque milioni di sterline. La squadra venne retrocessa in terza divisione lo stesso anno, ma nella stagione successiva riuscì subito a risalire in seconda. Sotto la sua gestione il Leicester non riuscì mai ad essere promosso in Premier League, ma trovò una permanenza stabile in Championship. Al Leicester, come al Portsmouth, Mandarić riuscì a mettere in piedi una società solida e fece aumentare di molto il suo valore, grazie agli investimenti nella squadra e nelle strutture societarie, oltre al ripianamento di tutti i debiti creati dalla dirigenza precedente. Il Leicester fu venduto da Mandarić nel 2010 all’imprenditore thailandese Vichai Srivaddhanaprabha per circa 40 milioni di sterline.

Dal 2010 ad oggi
Dopo l’esperienza al Leicester City Mandarić comprò un’altra squadra inglese, lo Sheffield Wednesday. Lo comprò per una cifra simbolica di una sterlina, a patto di risanare la situazione economica del club, che aveva circa trenta milioni di sterline di debiti. In quattro anni di presidenza Mandarić riuscì a risanare il bilancio del club e a riportarlo dalla terza divisone a una stabile permanenza in seconda divisione, senza spendere praticamente niente nelle sessioni di mercato. Mandarić ha rivenduto il club all’imprenditore thailandese Dejphon Chansiri nel marzo del 2015 per circa 37 milioni di sterline: a Sheffield è ancora ricordato come una delle personalità più importanti e ben volute nella storia del club.

Nei primi mesi del 2012, Mandarić e Redknapp furono formalmente accusati di frode e falso in bilancio, nell’ambito della stessa inchiesta per cui erano stati arrestati cinque anni prima. Al processo, che si tenne nello stesso anno, Mandarić e Redknapp furono assolti da ogni accusa.

Come da copione, pochi mesi dopo aver lasciato lo Sheffield, Mandarić ha comprato l’Olimpia Lubiana, la squadra di calcio della capitale slovena, per circa 4 milioni di euro, con l’intento di riportarla al successo e riavvicinarla il pubblico. Infatti, nonostante sia il club della città più grande e importante del paese, nel corso della precedente proprietà solo qualche centinaia di tifosi erano soliti affollare gli spalti dello stadio di Lubiana, in segno di protesta nei confronti della gestione autoritaria di Izet Rastoder, l’ex proprietario. Il primo anno di Mandarić a Lubiana è coinciso con la vittoria del titolo sloveno dell’Olimpia dopo più di quindici anni dall’ultima volta, e con il ritorno dei tifosi allo stadio. La vittoria del campionato è stata possibile grazie ad una serie di importanti investimenti nell’organico della prima squadra: investimenti fuori dalla portata di quasi tutte le altre squadre slovene.

In questa stagione l’Olimpia si sta ancora contendendo il titolo con il Maribor, squadra che fino all’anno scorso aveva dominato per anni il campionato nazionale, praticamente senza rivali. Nelle varie interviste concesse negli ultimi anni, Mandarić ha sempre detto di essersi trovato al posto giusto nel momento giusto, sia negli affari che nel calcio. A chi gli chiede perché ha comprato così tante squadre, Mandarić risponde semplicemente dicendo che è un grande appassionato di calcio e che si diverte a risanare le società e avvicinarle ai propri tifosi, che rappresentano il vero valore di un club di calcio.