Darbandsar a nord di Tehran, 28 febbraio 2015 (BEHROUZ MEHRI/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 31 dicembre 2015

Andremo a sciare in Iran

Le piste sono buone, i servizi economici, uomini e donne possono sciare insieme: dopo la fine delle sanzioni ci si aspetta una grande espansione del turismo

Darbandsar a nord di Tehran, 28 febbraio 2015 (BEHROUZ MEHRI/AFP/Getty Images)

Dal gennaio del 2016 il governo degli Stati Uniti inizierà a rimuovere parte delle sanzioni economiche nei confronti dell’Iran, seguendo quanto previsto dal recente accordo internazionale per limitare il programma nucleare iraniano, ufficializzato lo scorso luglio a Vienna dopo anni di negoziati. Fino a oggi l’Iran è stato un mercato inaccessibile per le aziende occidentali, ma dal prossimo anno il paese potrà ricominciare a commerciare il petrolio e altri beni e, con i suoi 77 milioni di abitanti, diventare un potenziale nuovo mercato per le aziende occidentali: anche per i turisti.

L’Economist racconta che uno dei mercati con maggiori potenzialità di espansione in Iran è quello degli sport invernali. Attualmente nelle riviste di sci non si trovano normalmente pubblicizzate le piste iraniane, ma «questo potrebbe cambiare presto»: per la qualità dei servizi (sia delle piste che degli alberghi) e per i costi molto bassi per praticare questi sport, generalmente non proprio economici. In Iran le piste da sci possono raggiungere i 3.600 metri di altezza, sono aperte da dicembre a maggio e sono poco frequentate. Le principali stazioni sciistiche, nel nord del paese, sono due: Dizin e Shemshak, a circa due ore dalla capitale Teheran. Il complesso sciistico Dizin è riconosciuto tra l’altro dalla Federazione Internazionale di Sci. Uno skipass giornaliero costa in media l’equivalente di 18 euro; in Italia invece uno skipass giornaliero può costare tra i 40 e i 60 euro.

«Viaggiare in Iran», continua poi l’Economist, «non è mai stato così facile». Il governo del presidente Hassan Rouhani, eletto nel 2013, ha semplificato il sistema di ingresso ed è possibile ottenere con facilità un visto di 30 giorni. Rispetto al passato è una grossa svolta: da quando nel 1979 lo Scià fu cacciato dal paese e il potere fu preso da un’organizzazione di ispirazione religiosa affidata a una Guida Suprema (l’ayatollah) e a un consiglio dei saggi, i turisti sono stati visti come potenziali minacce perché promotori di comportamenti non conformi alla legge islamica. Dopo la rivoluzione islamica furono proibiti i simboli della cultura occidentale e disincentivate molte attività, comprese lo sci e il turismo: «I turisti stranieri, dopo tutto, avrebbero potuto compromettere la morale iraniana», scrive l’Economist.

Negli ultimi anni però le cose sono cambiate, anche per quanto riguarda gli sport: oggi l’Iran è un paese molto più permissivo di quanto fosse anni fa e di molti altri paesi musulmani. Lo scorso settembre Accor, uno dei principali gruppi alberghieri della Francia a livello mondiale (possiede, tra le altre, le catene Sofitel, Novotele e Ibis), ha firmato un accordo con il governo iraniano per aprire alberghi vicino all’aeroporto. Rotana, grande società di Abu Dhabi, sta costruendo quattro strutture turistiche che saranno pronte entro il 2018. Il governo iraniano si è dato l’obiettivo di aumentare il numero di visitatori annuali, passando dagli attuali 4 milioni a 20 milioni entro il 2025. Questo richiederà la costruzione di decine di nuovi alberghi ogni anno per i prossimi dieci anni. Oltre alle piste da sci, l’Iran ha 19 siti patrimonio dell’UNESCO.

Ci sono comunque degli ostacoli al turismo, che hanno a che fare con la permanenza di diverse regole che limitano le libertà personali. L’alcol è proibito (anche se circola illegalmente); l’uso di carte di credito e bancomat sarà possibile solo dopo la fine delle sanzioni ed è quindi necessario portare con sé dei contanti; le posizioni contro gli omosessuali potrebbero poi scoraggiare il turismo, così come il fatto che gli uomini non possono indossare i pantaloncini e le donne devono indossare il velo. L’Economist però racconta che proprio le piste da sci, anche negli anni in cui il potere teocratico era più duro e rigido, erano luoghi di relativa libertà, e che le regole che normavano la vita delle persone da quelle parti sono sempre state meno severe: uomini e donne possono sciare insieme, le sciatrici superano la questione del velo indossando dei normali cappelli di lana – che mostrano parte dei capelli o della nuca – e i controlli della polizia sono meno severi.

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