Jeff Bezos (Manjunath Kiran/AFP/Getty Images)

Come Jeff Bezos sta cambiando il Washington Post

Con più cose adatte ai social network e più attenzione ai lettori, e sta funzionando: il sito ha superato quello del New York Times

Jeff Bezos (Manjunath Kiran/AFP/Getty Images)

A ottobre, per la prima volta nella sua storia, il sito del Washington Post ha superato quello del New York Times per numero di visitatori. Il mese successivo, secondo la società di rilevazione comScore, l’edizione online del giornale ha raggiunto i 71,6 milioni di visitatori, arrivando subito dopo BuzzFeed, uno dei siti di informazione e intrattenimento più letti al mondo. Il risultato di novembre è un aumento di tre volte del traffico generato dal Washington Post da quando nell’estate del 2013 è stato acquisito da Jeff Bezos, il fondatore e CEO di Amazon. Un simile successo è stato possibile grazie a un aumento dei contenuti prodotti, con più articoli pensati per attirare interesse sui social network, e a diverse innovazioni dal punto di vista tecnologico, come spiega il Wall Street Journal.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Quando aveva acquisito il Washington Post nel 2013 per 250 milioni di dollari dalla famiglia Graham, storica proprietaria del giornale, Bezos aveva detto di avere obiettivi molto ambiziosi. Per raggiungerli, Bezos ha seguito in questi due anni una strategia simile a quella adottata per Amazon: investire sul migliorare l’esperienza dell’utente, rendendo gli articoli più facili da consultare e aumentando la velocità di caricamento delle pagine web. Questa attenzione ha permesso al Washington Post di adattarsi più facilmente alle esigenze dei suoi lettori, che in numero crescente leggono le news attraverso i loro smartphone, arrivando sugli articoli attraverso i link che trovano su social network come Facebook e Twitter.

Il Wall Street Journal racconta che tempo fa Bezos ricevette un’email da un lettore insoddisfatto perché, a suo dire, l’applicazione per smartphone del Washington Post si caricava troppo lentamente. Bezos fece qualche verifica e inviò una mail al responsabile dell’area informatica del giornale – Shailesh Prakash – con una sola, semplice richiesta: sistemare la app. Prakash analizzò il problema: “Valutammo il problema e dissi a Jeff che pensavo di potere migliorare il caricamento della app portandolo forse a due secondi. Mi rispose dicendo: ‘Deve essere questione di millisecondi’. È diventato il nostro collaudatore ideale”. In effetti fu lo stesso Bezos a suggerire di ridurre la qualità delle immagini, durante le prime fasi di caricamento, per rendere più veloce l’aggiornamento dei contenuti all’interno dell’applicazione.

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Miglioramenti di questo tipo sono resi possibili dalle risorse economiche che la nuova proprietà sta investendo nel giornale, ma i responsabili del Washington Post hanno comunque chiarito di non ricevere fondi a pioggia. L’obiettivo è realizzare soluzioni senza sperperare denaro, concentrandosi su quelle che potranno dare frutti nel lungo periodo. Bezos è direttamente coinvolto su questi aspetti, mentre non interviene nelle scelte editoriali e in generale sulla linea del giornale. Raramente fa visita alla redazione, in compenso ogni due settimane organizza una riunione in teleconferenza con i dirigenti, di solito della durata di un’ora, per fare il punto sulla situazione e sui nuovi sviluppi per quanto riguarda l’offerta digitale. Come dimostra il caso della app, si tiene in collegamento frequente anche con tecnici e sviluppatori, per ridurre i passaggi intermedi e rendere più rapidi gli interventi.

Il Washington Post pubblica online centinaia di nuovi contenuti ogni giorno: articoli, video, grafici, gallerie fotografiche e pagine interattive. Non tutto viene condiviso direttamente sui social network, solo le cose che hanno più potenzialità per funzionare con un pubblico abituato a vedere contenuti e a ricondividerli tramite i propri profili. Il giornale sfrutta molto i servizi più recenti legati alle news, da Moments – la selezione di tweet su una determinata storia fatta da Twitter – alla nuova applicazione Apple News che raccoglie gli articoli dei principali siti di notizie, rendendo più rapida la loro consultazione su smartphone. A differenza di altri giornali, il Washington Post ha inoltre scelto di pubblicare tutti i suoi articoli – e non solo una selezione – su Facebook Instant, il servizio del social network per ospitare i contenuti sui suoi server e renderli molto più veloci da caricare sul cellulare. Lo scopo non è tanto raccogliere più pubblicità, ma far circolare di più i contenuti del giornale così che più gente possa prendere in considerazione l’idea di abbonarsi.

Bezos ha anche sfruttato il successo di Amazon per attirare ulteriori lettori verso il Washington Post. Quando si acquista un tablet Kindle Fire, l’applicazione del giornale è preinstallata sul dispositivo; inoltre i clienti iscritti al servizio in abbonamento Amazon Prime (per avere consegne a domicilio senza costi di spedizione) hanno sei mesi di accesso gratuito al giornale, nella speranza che al termine dell’offerta sottoscrivano un abbonamento. Per avere accesso all’edizione online si spendono 99 dollari, o 149 se si vogliono anche le sezioni dedicate alle notizie locali su Washington, DC. Senza abbonamento, c’è un limite mensile di 5 articoli cui si può accedere gratuitamente direttamente dal sito.

Gli abbonamenti sono essenziali per compensare il progressivo calo dei ricavi derivanti dalla pubblicità, come ha insegnato in questi anni l’esperienza del New York Times, che ha sperimentato diversi sistemi prima di quello attuale che permette di leggere un certo numero di articoli gratuitamente al mese, oltre i quali è necessario un abbonamento (se si arriva da un link condiviso sui social network, però, l’accesso è sempre libero). Il New York Times ha scommesso molto su questo sistema e inizia a raccogliere i primi frutti, con oltre un milione di abbonati alla sua edizione digitale. Il Wall Street Journal ha un sistema più chiuso per l’accesso ai suoi articoli, ma ha comunque quasi 820mila abbonati. Il Washington Post non ha fornito per ora dettagli sul suo numero di abbonati.

Secondo Jim Friedlich, responsabile dell’azienda di consulenza sulle strategie digitali Empirical Media, «il Washington Post di oggi è una specie di ‘BuzzFeed incontra Woodward e Bernstein‘. Ci sono diversi trucchi tipicamente digitali che aiutano a fare crescere il numero di lettori, ma la redazione ha anche mantenuto il modo di lavorare rigoroso della vecchia scuola». Nel bel mezzo della redazione, i giornalisti da qualche tempo fanno i conti con un grande totem sul quale viene mostrato l’andamento degli articoli, il numero di clic ricevuti e la loro provenienza. Presto quei dati saranno resi accessibili su ogni computer, in modo che gli autori dei pezzi possano vedere che cosa ha funzionato del loro articolo e che cosa no. In tutto questo il giornale continua naturalmente a uscire anche in una versione cartacea, che però non sembra ormai ricevere grandi attenzioni – a partire da quelle dallo stesso Bezos.