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  • domenica 20 dicembre 2015

La procura di Lecce e la Xylella

I magistrati hanno fermato lo sradicamento degli ulivi deciso per contenere la diffusione del batterio, racconta Luciano Capone su Strade, e hanno inviato alcuni avvisi di garanzia

(AP Photo/Domenico Stinellis)

Luciano Capone racconta su Strade l’ultimo episodio dell’epidemia di Xylella, un batterio che ha infettato alcuni ulivi del Salento e contro il quale non esiste alcuna cura. Questa settimana la procura di Lecce ha disposto il sequestro di tutti gli ulivi che erano destinati ad essere abbattuti nel tentativo di contenere la malattia e ha inviato avvisi di garanzia al commissario del governo nominato per gestire l’emergenza e ad altri nove esperti e ricercatori che si sono occupati del caso. Sospetti e indagini nei loro confronti vanno avanti da mesi, da quando lo scorso maggio furono accusati di aver contagiato loro stessi gli ulivi, un caso di cui si occupò anche la rivista Nature.

Il rapporto tra scienza e giustizia in questo paese non è sempre stato dei migliori. Abbiamo visto giudici obbligare le strutture pubbliche a praticare terapie farlocche inventate da scienziati della comunicazione contro malattie neurodegenerative, tribunali del lavoro imporre cure contro il cancro senza alcuna validità scientifica, scienziati processati per non aver previsto i terremoti, magistrati d’assalto cercare correlazioni tra vaccini e autismo sulla base delle farneticazioni di qualche ciarlatano, ma la vicenda Xylella in Puglia forse segna un salto di qualità, in peggio.

La procura di Lecce, nell’ambito dell’epidemia degli ulivi causata dal batterio Xylella fastidiosa, ha infatti iscritto nel registro degli indagati 10 persone tra ricercatori, scienziati, funzionari sanitari e commissari per l’emergenza fitosanitaria. Le accuse riguardano i reati di diffusione colposa di malattia delle piante, inquinamento ambientale, falso materiale e ideologico in atti pubblici, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. In pratica coloro che per ruolo e competenze si occupano della salute e della cura delle piante sono accusati di essere i responsabili dell’epidemia, in un’inchiesta che ha sempre più i contorni di una caccia all’untore di manzoniana memoria.

I pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci e il procuratore di Lecce Cataldo Motta hanno disposto il sequestro preventivo d’urgenza di tutte le piante d’ulivo interessate dal piano di eradicazione redatto dal commissario Silletti in accordo con l’Unione europea e le principali istituzioni scientifiche per evitare che un patogeno da quarantena e la sua patologia incurabile si diffondano nel resto d’Italia e d’Europa. Sotto sequestro sono finiti anche gli ulivi per cui era stata fatta richiesta di rimozione volontaria, impedendo anche a chi, sulla base delle evidenze scientifiche e delle indicazioni delle istituzioni competenti, vuole rimuovere volontariamente le proprie piante contagiate, al fine di salvare le altre, di farlo. Una follia.

Gli inquirenti ritengono che il disseccamento delle piante che da anni sta colpendo gli ulivi salentini non necessariamente dipenda dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, ipotesi che tra le altre cose fa a cazzotti con l’accusa ai ricercatori di aver diffuso una malattia delle piante. Untori di una malattia innocua, quindi? Oppure sono proprio i giudici che, impedendo la profilassi necessaria per contenere il contagio, ne stanno favorendo la diffusione? Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

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