(AP Photo/Manuel Balce Ceneta)
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C’è un piccolo caso Bernie Sanders

Lo sfidante di Hillary Clinton per le primarie Democratiche è stato accusato dal suo partito di avere rubato dei dati: il caso sembra ora risolto, ma si continua a parlare di «scontro»

(AP Photo/Manuel Balce Ceneta)

Venerdì 18 dicembre il Partito Democratico americano ha sospeso l’accesso a un importante database informatico contenente i dati di milioni di propri elettori allo staff di Bernie Sanders, il principale sfidante di Hillary Clinton per le primarie del Partito Democratico per le elezioni del 2016, accusandolo di avere rubato diversi dati. Lo staff di Sanders ha risposto accusando il partito di sabotare la campagna elettorale dello sfidante di Clinton e annunciando di avere fatto causa allo stesso partito. Dopo alcune ore il Partito Democratico ha detto di aver ridato a Sanders l’accesso al database, dato che Sanders ha saputo fornire delle spiegazioni per il “furto”. La vicenda è comunque su tutte le prime pagine dei siti di news americani: Politico scrive che le primarie sono «nel caos», il New York Times parla di «scontro» fra Sanders e il Partito. In tutto questo, stasera si terrà il quarto dibattito fra democratici, ed è probabile che la vicenda sarà fra i temi principali.

La vicenda è iniziata mercoledì 16, quando il Comitato nazionale democratico – l’organo del Partito Democratico che ne gestisce l’organizzazione interna – ha saputo che a causa di un guasto tecnico avuto dalla società informatica che gestisce il database, per un breve periodo di tempo lo staff di ciascun candidato ha potuto accedere alla sezione del database “privata” degli sfidanti, nella quale oltre ai dati forniti dal partito sono registrate le informazioni ottenute “sul campo” dalle singole campagne elettorali. Dati del genere sono molto importanti per le campagne elettorali americane, e aiutano lo staff di ciascun candidato a rendere più efficaci le proprie campagne modulandole sui diversi “profili” di elettori presenti in differenti stati o città. Il Comitato era stato informato che lo staff di Sanders aveva ottenuto alcuni dati dal database privato di Clinton: come conseguenza a Sanders era stato negato l’accesso all’intero database, fino a quando, scrive il Washington Post, non avesse fornito una spiegazione e assicurato di aver cancellato tutti i file di Clinton (cosa che è avvenuto nella tarda serata di venerdì).

Secondo alcune fonti contattate dal New York Times, durante il guasto al database «quattro utenti associati allo staff di Sanders hanno condotto 25 ricerche separate nei dati dello staff di Clinton. Un registro delle attività del database mostra che questi utenti hanno cercato e salvato numerosi file». Il capo della campagna elettorale di Sanders ha confermato che quattro persone legate alla campagna di Sanders hanno avuto accesso alle informazioni, ma che solo una di loro è stata licenziata. Associated Press ha inoltre scritto che secondo lo staff di Sanders la colpa di questa vicenda è della società che gestisce i dati per conto del Partito.

Secondo i sondaggi attualmente Sanders se la giocherà con Clinton sia in Iowa sia in New Hampshire, i due stati che per primi voteranno alle primarie democratiche, ma è ancora molto indietro su base nazionale.