(Dal film "Dallas Buyers Club")

La nuova sentenza sui download illegali in Australia

Un tribunale ha protetto chi aveva scaricato un film illegalmente dalle esose e "surreali" pretese di una casa cinematografica

(Dal film "Dallas Buyers Club")

Nel febbraio 2015 la casa cinematografica Voltage Pictures – che controlla i diritti di Dallas Buyers Club, un film del 2013 con Matthew McConaughey che ha vinto 3 Oscar – chiese a un tribunale federale australiano di avere accesso ai nomi e agli indirizzi delle quasi cinquemila persone che avevano scaricato illegalmente il film in Australia. Ad aprile il tribunale australiano accettò la richiesta ma oggi una nuova sentenza ha deciso diversamente, stabilendo che Voltage Picture non potrà avere accesso ai dati degli utenti. Il tribunale aveva infatti posto delle condizioni che Voltage Pictures doveva rispettare e ha ritenuto eccessive le richieste della casa di produzione.

Ad aprile era stato deciso che la casa di produzione avrebbe potuto mettersi in contatto con le persone che avevano scaricato illegalmente Dallas Buyers Club solo su approvazione del tribunale, e che Voltage Pictures avrebbe dovuto mantenere la loro privacy (e quindi non rendere pubbliche informazioni su di loro). A Voltage Pictures fu anche chiesto di presentare 400mila euro come garanzia del rispetto delle regole imposte dal tribunale, e di denunciare gli utenti solo per violazione del copyright senza aprire altri contenziosi. Il tribunale australiano temeva infatti che Voltage Pictures volesse mettere in atto quello che si definisce speculative invoicing (fatturazione speculativa): una pratica attraverso la quale le società provano a ottenere grandi somme di denaro dagli utenti come compensazione per i loro download illegali, e che mira a colpire pochi sfortunati per educare e “spaventare” chiunque scarichi illegalmente dal web.

Voltage Pictures aveva risposto alle richieste del giudice proponendosi di chiedere come compensazione del danno subìto una cifra che fosse la somma dei seguenti “elementi”: il costo di una singola copia del film, il costo sostenuto da Voltage Pictures per ottenere i dati degli utenti, un costo extra per ogni persona che si pensava potesse aver avuto accesso al film illegalmente grazie a quel primo download e una non meglio definita quota extra per ogni altro film scaricato illegalmente (anche se non prodotto da Voltage Pictures).

Ad agosto il tribunale aveva rifiutato la proposta di Voltage Pictures: nel motivare la nuova decisione il giudice australiano aveva spiegato che le richieste di Voltage Pictures erano “del tutto irrealizzabili” e “così surreali da non poter essere prese sul serio“. Voltage Pictures aveva quindi ridotto le sue pretese, proponendosi di chiedere un risarcimento che fosse la somma solo del costo di una copia del film e delle spese processuali. Voltage Pictures aveva anche proposto di chiedere a tutti gli utenti una stessa somma (e non, come proposto in precedenza, di variare le richieste da caso a caso). Questa proposta è quella rifiutata oggi dal giudice, che ha di nuovo valutato eccessive le richieste di Voltage Pictures.

Il processo non è comunque concluso e la decisione non è definitiva: Voltage Pictures potrà infatti scegliere di appellarsi ancora contro la decisione del giudice, formulando una nuova richiesta di risarcimento per il danno conseguente al download illegale di Dallas Buyers Club. La decisione del giudice australiano però è importante perché ha deciso di stare dalla parte di chi ha scaricato il film illegalmente, proteggendolo dal rischio di dover pagare grandi somme di denaro.

I download illegali in Australia sono particolarmente diffusi, per due ragioni. Innanzitutto gli australiani parlano inglese, quindi hanno accesso alla grandissima parte dei contenuti diffusi illegalmente online; inoltre i film americani in Australia spesso escono al cinema dopo settimane o mesi dalla loro uscita negli Stati Uniti.