Radamel Falcao e Marcos Rojo (Cal Sport Media via AP Images)
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  • mercoledì 25 Novembre 2015

Doyen Sports e il calcio mondiale

Un sito sta pubblicando documenti riservati su una grande e controversa società finanziaria accusata da anni di gonfiare i prezzi dei calciatori

Radamel Falcao e Marcos Rojo (Cal Sport Media via AP Images)

La Doyen Sports Investment è nata nel 2011 ed è il ramo sportivo della Doyen Group, una società con sede a Londra che investe nel settore energetico, nelle costruzioni e nelle materie prime. Ha sede legale a Malta e si occupa anche d’investimenti nel calcio professionistico europeo, il motivo per cui è più nota tra gli appassionati di sport: opera soprattutto in Spagna, Portogallo, Francia, Turchia, Olanda e Brasile, mentre in Italia se ne è cominciato a parlare seriamente all’inizio della trattativa per la vendita del Milan tra Fininvest, l’azienda principale fra quelle di proprietà di Silvio Berlusconi, e l’imprenditore thailandese Bee Taechaubol. Nel corso degli anni la Doyen ha ampliato e diversificato le sue attività, soprattutto dopo che la FIFA ha vietato le “third-party ownership” (TPO o “diritti economici delle terze parti”): finanziamenti economici forniti da alcune società private alle squadre di calcio per l’acquisto di giocatori da altri club in cambio di una percentuale concordata sulla loro futura cessione.

Perchè se ne parla
Già nel 2008, prima che venisse creata la Doyen Sports, il gruppo Doyen aveva già intrapreso alcuni significativi investimenti nel calcio brasiliano, dove le TPO si sono sviluppate molto presto. Fino al divieto imposto dalla FIFA, la Doyen ha continuato a prestare denaro ai club di calcio e a ricevere in cambio percentuali sulla vendita dei giocatori comprati con gli stessi soldi. Finora la Doyen ha investito denaro su di una trentina di giocatori, alcuni molto noti come Radamel Falcao, Dusan Tadic, Eliaquim Mangala, Geoffrey Kondogbia, Leandro Damião, Marcos Rojo e Yacine Brahimi. Le attività della Doyen sono ritenute come una delle cause dell’aumento del prezzo dei calciatori negli ultimi anni. Solitamente, infatti, le squadre che hanno venduto un giocatore controllato in parte da un TPO lo hanno fatto alzando il prezzo oltre il reale valore di mercato, per potersi assicurare così una percentuale di guadagno più alta. Negli ultimi anni la Doyen ha avuto stretti legami anche con società di primo piano come Atletico Madrid, Monaco, Porto e Benfica.

Nel 2014 alcuni giornali italiani scrissero che Nelio Lucas, l’amministratore delegato della Doyen, era pronto a far entrare la società anche nel mercato italiano attraverso l’investimento di circa 200 milioni di euro.

Cosa contengono i documenti
Dallo scorso settembre il sito internet Football_leaks ha cominciato a pubblicare una serie di documenti riservati sulle attività della Doyen. I documenti, costituiti principalmente da contratti, proposte e accordi per il trasferimento di diversi giocatori, riportano le percentuali di guadagno della Doyen e i rapporti che la stessa società ha con diversi importanti club di calcio europei, in particolare spagnoli, portoghesi, francesi e olandesi. I documenti confermano l’influenza della Doyen nel calcio europeo, della quale alcune testate giornalistiche parlano già da tempo.

Alcuni documenti risalenti alla seconda metà del 2011 mostrano come la Doyen abbia preso parte ai maggiori movimenti di mercato fra società di calcio europee. In quel semestre del 2011 la Doyen investì circa 25 milioni di euro per assicurarsi i diritti economici su sette giocatori: di questi 25, solo 11 milioni vennero pagati all’Atletico Madrid per assicurarsi il 33 per cento circa dei diritti economici di Radamel Falcao, che due stagioni dopo venne venduto al Monaco per 43 milioni di euro, facendo guadagnare alla Doyen circa quattro milioni. Nei documenti pubblicati da Football_leaks è compreso anche il contratto con cui la Doyen si è assicurata nel 2012 i diritti d’immagine mondiali di Neymar.

Altri documenti riguardano la disputa legale in corso fra lo Sporting Lisbona e la Doyen per via del trasferimento di Marcos Rojo dal club portoghese al Manchester United, avvenuto la scorsa estate. Nel 2012 la Doyen finanziò il 75 per cento dell’acquisto di Rojo dallo Spartak Mosca in cambio della stessa percentuale sui diritti economici del calciatore argentino. Il contratto fu stipulato dalla dirigenza, a cui pochi mesi dopo ne subentrò una nuova, che rifiutò alcune offerte per Rojo perchè inferiori ai 20 milioni di euro stabiliti per la vendita. Rojo era valutato intorno ai 15 milioni di euro ma la società aveva deciso di venderlo a non meno di 20 poiché solo a questa cifra avrebbe evitato una minusvalenza incassando circa 5 milioni, visto che il 75 per cento della somma incassata era destinato alla Doyen. Quando Rojo iniziò a saltare gli allenamenti e rendere pubblica la sua volontà di lasciare Lisbona, lo Sporting accusò la Doyen di influenzare le decisioni dei giocatori e stracciò il contratto di TPO con la compagnia, che portò lo Sporting in tribunale. La causa è ancora in corso e la pubblicazione dei documenti potrebbe aggiungere nuovi elementi al caso.

Le copie dei contratti pubblicati da Football_leaks fanno anche un po’ di chiarezza sulle origini e la struttura della Doyen Sport, la cui fonte di finanziamento sarebbe composta da due società registrate a Malta: la Benington Group Assets Limited, di proprietà di un cittadino turco, e la Wood, Gibbins & Partners Limited.

Le prime conseguenze
A causa dei contenuti dei documenti, il presidente della squadra olandese del Twente Aldo van der Laan si è dimesso dal suo incarico all’interno della società. La federazione calcistica olandese ha avviato delle indagini per chiarire la posizione del club, che avrebbe ricevuto circa 5 milioni di euro dalla Doyen in cambio di alcune percentuali sui trasferimenti futuri di sette giocatori del club, violando così il regolamento della FIFA, che ha bandito le TPO dal primo maggio 2015.

Il Twente è citato anche nel bizzarro contratto con cui Dusan Tadic, trequartista serbo ora al Southampton, venne ingaggiato nel 2012. Il Twente infatti tratteneva 45 euro al mese dallo stipendio di Tadic per coprire i costi dei pranzi e 12 euro per i servizi di lavanderia. La società inoltre dava a Tadic una macchina con l’equivalente di trentamila chilometri di benzina pagati.