• Scienza
  • martedì 24 novembre 2015

Due cose che preoccupano quasi tutti

Una discussione online tra psicologi e psichiatri ha mostrato come certi problemi che pensiamo di avere solo noi in realtà sono molto comuni

(Dal film "Mamma, ho perso l'aereo")

Da alcune ore su Reddit c’è una vivace, interessante e seria discussione che è partita dalla breve domanda di un utente: «Psicologi, psichiatri: qual è quella cosa che le persone credono di provare, sentire o pensare solo loro?». La domanda è stata fatta il 18 novembre e ci sono finora state quasi 7mila risposte. Molte delle risposte sono arrivate da terapisti e psichiatri; alcune sono arrivate anche da pazienti e utenti che si sono semplicemente sentiti chiamati in causa.

Quartz ha letto e analizzato la discussione, spiegando che ci sono sopratutto due problemi che le persone credono di avere solo loro e che in realtà sono molto comuni. Uno ha a che fare con la paura di voler poco bene ai propri familiari, l’altro riguarda il sentirsi inadeguati a scuola o al lavoro. Questa seconda paura è legata alla sensazione di essere arrivati per caso dove si è, di aver raggiunto una posizione grazie alla fortuna o solo perché i propri capi, colleghi o docenti ancora non si sono accorti che noi, che siamo lì, siamo le persone sbagliate, e non ci meritiamo quel posto, quel voto o quello stipendio. Se vi sentite chiamati in causa da questa descrizione, tranquilli: sia gli utenti di Reddit che Quartz il New York Times spiegano che è comune, e nella grande maggioranza dei casi non è nemmeno un grosso problema. Si chiama “sindrome dell’impostore”.

Un utente, probabilmente uno psicologo, ha sintetizzato così i due problemi su Reddit:

Due cose che ho spesso incontrato:
– Sentire di non voler un bene profondo ai propri familiari, specialmente ai propri figli. Le persone aspettano che a un certo punto arrivi un istinto che li faccia diventare fieramente protettivi. Ma non succede mai.
– Essere affetti dalla “sindrome dell’impostore”, che significa sentire di non appartenere a un contesto (scolastico o lavorativo), di non essere abbastanza capaci e di aver paura che ben presto tutti si accorgano che si è arrivati fino a quel punto solo per una botta di fortuna, ed essere di conseguenza “scoperti” e cacciati.

Per parlare della preoccupazione dovuta al non sentirsi particolarmente legati ai propri figli, un altro utente ha scritto: «Il primo pensiero quando ho sentito piangere mio figlio per la prima volta è stato: “Chi ha portato qui un bambino?”» Un altro ha scritto: «Non ho mai capito quelli che dicono “quando è nato mio figlio è stato il giorno più bello della mia vita”. Quando è nata mia figlia, avevo preso così tante medicine che potevo a mala pena riconoscerla quando le infermiere me l’hanno portata. Mi ricordo però che mentre stavo sdraiata nel letto d’ospedale ho guardato quella neonata di fianco a me e non ho provato NIENTE».

Parlando della sindrome dell’impostore un utente ha scritto: «La sindrome dell’impostore è la mia vita. Sono sicuro di aver ottenuto il mio lavoro per caso, non ho idea di quello che sto facendo e nessuno si è accorto di quanto io sia davvero incapace». Un altro ha scritto: «Oddio, questo è un sentimento normalissimo. Sto arrivando al terzo mese di lavoro e mi chiedo ancora se non sia uno scherzo molto ben architettato». La sindrome dell’impostore è quindi comune e non è considerata un disturbo mentale. È normale, se non arriva agli eccessi: anzi, è soprattutto diffusa tra persone brave a fare quello che fanno e che magari sono arrivate molto presto molto in alto.

La sindrome dell’impostore è probabilmente anche migliore del suo opposto, noto come l’effetto Dunning-Kruger. In questo caso le persone si sopravvalutano e si credono erroneamente migliori di altre. Ci si può quindi consolare con una frase del filosofo e scrittore gallese Bertrand Russell, che sintetizza a suo modo l’effetto Dunning-Kruger e la sindrome dell’impostore : «La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi».

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