Un aereo da guerra francese usato nell'operazione "Chammal" iniziata a settembre contro l'ISIS. (French Air Force/ECPAD via AP)
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  • giovedì 19 Novembre 2015

Gli attacchi francesi su Raqqa funzionano?

Non molto, dice il Washington Post: l'ISIS ha imparato a nascondere le sue armi nei bunker sotterranei e usa scudi umani per proteggere i suoi soldati

di Hugh Naylor - Washington Post
Un aereo da guerra francese usato nell'operazione "Chammal" iniziata a settembre contro l'ISIS. (French Air Force/ECPAD via AP)

Nonostante i massicci bombardamenti francesi di questa settimana a Raqqa, l’autoproclamata capitale dello Stato Islamico, i danni al gruppo estremista sono stati minimi, hanno detto diversi analisti e attivisti siriani. Un funzionario francese ha detto che gli attacchi aerei, compiuti in reazione agli attentati di Parigi di venerdì scorso rivendicati dall’ISIS, hanno colpito obiettivi come un posto di comando militare e un centro di addestramento dei miliziani a Raqqa e nelle sue vicinanze. Ma dopo più di un anno dall’inizio dei bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti, lo Stato Islamico ha imparato a mettere al sicuro le sue armi, i suoi sistemi di comunicazione e i suoi miliziani: li nasconde in bunker fortificati o in aree residenziali con un’alta densità di popolazione.

Theodore Karasik, esperto di questioni militari del Medio Oriente che vive a Dubai, ha detto che gli attacchi francesi hanno messo in evidenza i molti limiti del potere aereo, che raramente è stato capace da solo di reprimere i nemici. Karasik ha aggiunto: «Lo Stato Islamico, come qualsiasi altro gruppo terroristico, ha adottato e sviluppato reti sotterranee per mettere al sicuro i suoi beni più preziosi. Gli attacchi aerei possono essere efficaci, ma c’è bisogno che gli venga associata una forza di terra».

Come la rete di conflitti in Siria è diventata un problema mondiale:
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Raqqa, una città della Siria orientale abitata da circa 200mila persone, è stata conquistata dallo Stato Islamico nel 2014 e poi è stata bombardata da diversi paesi, oltre che dal governo siriano. È il cuore simbolico dell’auto-proclamato califfato dell’ISIS e la sede dei leader più importanti del gruppo. Oltre a Raqqa, da un anno la coalizione guidata dagli Stati Uniti attacca l’ISIS anche nell’est della Siria e nel nord dell’Iraq.

Martedì anche la Russia, che nel settembre ha cominciato a bombardare i gruppi che si oppongono al presidente siriano Bashar al Assad, ha attaccato Raqqa: la Russia non coordina però i suoi attacchi aerei in Siria con la coalizione guidata dagli Stati Uniti, visto che l’obiettivo dei russi è mantenere al potere Assad mentre quello degli americani è sconfiggere l’ISIS. Nonostante sia difficile ottenere informazioni su quello che succede a Raqqa, alcuni attivisti siriani hanno detto che i bombardamenti francesi di questa settimana non hanno ucciso alcun civile. Allo stesso tempo, però, non hanno inferto alcun colpo decisivo alla leadership dell’ISIS o al sistema di difesa di Raqqa. Un attivista di Raqqa che usa il nome di guerra “AbdAlaziz Alhamza” ha detto che la Francia e gli altri paesi della coalizione sembrano sapere che l’ISIS usa scudi umani per difendere i suoi miliziani e alcuni centri operativi di Raqqa, tra cui un’installazione simile a un centro di comando e una prigione sotterranea. Nessuno di questi obiettivi è stato bombardato, ha detto Alhamza.

L’amministrazione di Barack Obama ha escluso di impiegare una significativa forza di terra in Siria: non ha alleati locali su cui appoggiarsi per una guerra di terra contro lo Stato Islamico. Il piano del governo americano – addestrare i siriani a combattere l’ISIS – si è scontrato con continui problemi, e moltissime questioni hanno dissuaso i curdi del nord della Siria – appoggiati dagli Stati Uniti – dall’attaccare Raqqa. Lo scorso mese il governo statunitense ha detto che avrebbe impiegato meno di 50 consiglieri militari per aiutare i curdi, ma allo stato tempo sembra che abbia cominciato a bombardare le infrastrutture del petrolio, che sono la prima fonte di finanziamento dell’ISIS. Uno dei problemi è che sono i civili stessi – impoveriti dalla guerra – a compiere gran parte delle operazioni petrolifere dell’ISIS: per esempio sono loro che guidano le autocisterne, ha detto Hassan Hassan, esperto di ISIS, e quindi sono anche loro a pagare il prezzo dei bombardamenti. E la povertà è un’importante leva di reclutamento per l’ISIS.

Coulomb Strack, esperto di Medio Oriente e analista al Jane’s Information Group (una società di analisi e consulenza), ha detto che la povertà potrebbe peggiorare ulteriormente in posti come Raqqa, anche a causa delle recenti sconfitte militari dell’ISIS. Sembra che di recente l’ISIS abbia ridotto gli stipendi dei suoi miliziani, da circa 400 dollari al mese a 300. Sembra avere anche aumentato le tasse in alcuni settori, come per esempio l’agricoltura. Strack ha aggiunto: «Sono sottoposti sempre di più a una forte pressione economica e la stanno facendo pagare anche alla popolazione».

Alcune testimonianze provenienti da Raqqa hanno detto che da quando sono cominciati gli attacchi aerei francesi l’ISIS ha messo in piedi molti posti di blocco dentro e attorno alla città, impedendo ai residenti di andarsene. Abu Issa, un leader di un gruppo ribelle anti-ISIS alleato con i curdi nella zona a nord di Raqqa, ha detto di essere preoccupato per il trattamento sempre più brutale praticato dall’ISIS sulla popolazione, tra cui le uccisioni pubbliche di chi è accusato di collaborare con gli avversari dello Stato Islamico.

© Washington Post 2015