Papa Francesco, 4 novembre 2015 (AP Photo/Alessandra Tarantino)
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  • mercoledì 4 Novembre 2015

Cronache vaticane

Cosa è successo in questi giorni e cosa si sa delle inchieste che raccontano gli scandali e le divisioni nella Chiesa

Papa Francesco, 4 novembre 2015 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Lo scorso fine settimana le autorità vaticane hanno arrestato due persone nell’ambito di una nuova indagine sulla sottrazione di documenti riservati: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, e Francesca Immacolata Chaouqui, consulente. Dei documenti trafugati non si sa nulla di ufficiale, ma l’ipotesi più accreditata – visti i ruoli degli arrestati – è che abbiano a che fare con le finanze del Vaticano; quella più generale è che sia in atto una sorta di manovra per colpire Papa Francesco. Di questo, in particolare, si occuperebbero due libri in uscita questa settimana e che sarebbero stati scritti sulla base degli ultimi documenti trafugati: “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi e “Avarizia” del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi.

Gli arresti di questi giorni sono stati i più gravi dal luglio del 2012 quando fu fermato in Vaticano Paolo Gabriele, l’ex collaboratore di Benedetto XVI accusato di aver passato dei documenti riservati al giornalista Gianluigi Nuzzi. Dopo quello del 2012, per semplificazione giornalistica, questo secondo caso di fuga di notizie è stato chiamato “Vatileaks 2”.

Premessa
La Città del Vaticano è un minuscolo Stato autonomo di mezzo chilometro quadrato nel centro di Roma che ha poco più di 800 abitanti: è la sede degli organi di governo della Chiesa Cattolica e uno dei luoghi più riservati del mondo. Tutti i principali quotidiani hanno giornalisti esperti nelle cose vaticane – i “vaticanisti”, appunto – che ricostruiscono che cosa ci succede facendo ampio uso di fonti anonime e notizie non verificate. Le cronache vaticane sono quindi sempre state una sorta di genere letterario dentro il quale si trovano anche le cose vere, oltre a molto altro. In questi ultimi giorni i quotidiani italiani, ma non solo, occupano diverse pagine con inchieste, ipotesi e retroscena che hanno a che fare con il cosiddetto “Vatileaks 2”.

Da Vatileaks alle dimissioni del Papa
Nel maggio 2012 vennero arrestati il maggiordomo del Papa Paolo Gabriele (soprannominato “il corvo”) e l’informatico Claudio Scarpelletti, con l’accusa di aver fotocopiato e fornito alla stampa documenti riservati che provenivano direttamente dagli appartamenti di papa Benedetto XVI. A ottobre vennero condannati rispettivamente a un anno e mezzo e a due mesi di carcere dal sistema giudiziario del Vaticano, per essere poi graziati da Benedetto XVI pochi giorni prima del Natale 2012.

Il materiale riservato era servito quasi certamente, tutto o in parte, come fonte per le inchieste del giornalista Gianluigi Nuzzi, da anni esperto di cose vaticane e autore di diversi libri sull’argomento. In una puntata del suo programma su La7 Gli Intoccabili, Nuzzi aveva raccontato “quattro storie” il cui succo, riassumendo molto, era questo: Benedetto XVI aveva avviato un’opera riformatrice all’interno della Chiesa che aveva incontrato molte resistenze interne. In conseguenza di queste resistenze, uno dei principali incaricati di quest’opera di “pulizia”, monsignor Viganò, era stato “promosso” nell’ottobre 2011 ma di fatto rimosso dall’incarico (Nuzzi citava lettere riservate di Viganò a Benedetto XVI e al potente segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone). Il Vaticano aveva reagito minacciando azioni legali.

Continuavano – e continuano – a essere poco chiari i retroscena delle azioni di Gabriele: perché avesse deciso di far trapelare i documenti riservati e chi altri avesse collaborato con lui nella diffusione dei documenti, che era durata almeno alcuni anni. Nuzzi, da parte sua, disse che le sue fonti in Vaticano erano “una ventina, non uno o due”.

Infine, per completare il quadro, il 24 maggio 2012 il presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi era stato sfiduciato e aveva dovuto abbandonare l’incarico. Lo IOR (Istituto Opere Religiose) è di fatto la banca del Vaticano: è noto per la sua riservatezza e per essere stato al centro di parecchi scandali finanziari nella storia italiana. Anche in questo caso, Gotti Tedeschi – nominato nel 2009 da Benedetto XVI – era stato allontanato a causa di contrasti interni al Vaticano, in particolare per quanto riguardava l’applicazione della normativa internazionale antiriciclaggio allo IOR. Successivamente, Gotti Tedeschi ha detto di essere stato ostacolato nei suoi tentativi di accedere ai documenti più importanti sulla gestione dell’istituto.

L’11 febbraio del 2013 Joseph Ratzinger, ovvero papa Benedetto XVI, aveva annunciato che avrebbe lasciato il pontificato. Dopo l’annuncio i giornali avevano cercato di interpretare le dimissioni con una serie di inchieste su scandali e giochi di potere che avrebbero avuto un ruolo decisivo nella scelta di Benedetto XVI. I temi erano essenzialmente tre: una divisione del Vaticano in fazioni con scontri e accuse tra le parti; l’esistenza di una presunta “lobby gay” come gruppo di pressione e di potere; le irregolarità finanziarie che riguardavano lo IOR, la banca del Vaticano. Il primo e il terzo argomento, quello che ha a che fare con il settore economico e finanziario della Santa Sede, sembrano essere al centro anche del nuovo caso.

“Vatileaks 2”
Dopo gli ultimi arresti il portavoce del Vaticano, Federico Lombardi, ha precisato che Vallejo Balda e Chaouqui sono stati arrestati «nel quadro di indagini di polizia giudiziaria svolte dalla Gendarmeria vaticana e avviate da alcuni mesi a proposito di sottrazione e divulgazione di notizie e documenti riservati». Chaouqui è stata poi scarcerata perché sta collaborando alle indagini.

Lucio Angel Vallejo Balda era il segretario della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, che si occupa di amministrare i beni economici del Vaticano. Francesca Immacolata Chaouqui lavorava per la società di consulenza Ernst & Young e assieme a Vallejo Balda faceva parte di una commissione creata nel 2013 – e poi sciolta – per suggerire una migliore gestione economica del Vaticano. Nel 2013 Vallejo Balda era stato nominato da Papa Francesco segretario della Commissione di studio sulle attività economiche e amministrative, una commissione temporanea di studio sulla gestione economica del Vaticano (COSEA). Al termine della Commissione erano stati formati due nuovi organi per semplificare le pratiche di gestione, la Segreteria per l’Economia a capo della quale era stato nominato l’arcivescovo australiano George Pell e il Consiglio per l’Economia. Vallejo Balda era considerato il favorito per diventare vicesegretario di Pell. Poi però il Papa cambiò idea e al suo posto nominò vicesegretario il suo ex vicesegretario particolare, il maltese Alfred Xuereb. Vatican Insider racconta:

«La Pr e il suo talent scout con la tonaca da quel momento si sentono «in guerra», e individuano proprio in Pell il grande nemico. Le frizioni tra la Segreteria dell’Economia, la Segreteria di Stato e gli altri dicasteri della Santa Sede non sono un’invenzione. Lo stesso Francesco interviene più volte per ridimensionare certi poteri e chiarire le competenze».

Secondo le anticipazioni date oggi da diversi giornali, i due libri in uscita questa settimana (e che sarebbero stati costruiti proprio sui documenti trafugati) raccontano della guerra di potere all’interno del Vaticano e tra gli organismi che si occupavano di finanza e economia, ma anche di spese, sprechi e abusi vari. Scrive il Corriere:

«A gennaio di quest’anno qualcuno ha inviato al Papa tutte le voci di spesa della neonata Segreteria per l’Economia, che Bergoglio aveva affidato qualche mese prima a George Pell, il cardinale chiamato dall’Australia per raddrizzare usi e abitudini nefaste della Curia. E il rendiconto pubblicato è da brividi: centinaia di centinaia di migliaia di euro per voli in business class, vestiti su misura, mobili di pregio, uno stipendio — quello di un consulente strettissimo di Pell, Danny Casey — da 15mila euro netti al mese. Perfino un sottolavello da cucina pagato la bellezza di 4.600 euro. In appena sei mesi di attività, il nuovo dicastero è costato alle finanze vaticane oltre mezzo milione di euro. E ancora: le casse di fondazioni e ospedali usate come bancomat dai prelati. E il Vaticano come «duty free», che continua a vendere benzina e sigarette a prezzi stracciati ai possessori di ben 41 mila tessere d’acquisto regalate in giro, mentre gli aventi diritto dovrebbero essere appena 5 mila».

Lo IOR
Sui giornali di oggi circola anche un’altra ipotesi che ha che fare direttamente con lo IOR. L’Istituto per le Opere Religiose è un istituto di credito che ha sede in Vaticano e ha come scopo quello di «provvedere alla custodia e all’amministrazione di beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità». Inoltre, per statuto, «può accettare depositi di beni da parte di enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano».

Lo IOR è noto soprattutto per la riservatezza dei suoi conti e per essere stato nel Dopoguerra al centro di alcuni grossi scandali: è guidato da un presidente che riferisce a un collegio di cinque cardinali, nominati dal Papa e da un Collegio di Sovrintendenza che a sua volta nomina i Revisori. Per molti anni le attività dello IOR si sono poste fuori dal controllo di qualsiasi organizzazione indipendente o governo che non fosse quello Vaticano. Dal 2003 la Corte di Cassazione ha attribuito alla giurisdizione italiana la competenza sullo IOR e nell’aprile del 2014 presso la Segreteria di Stato vaticana, la Santa Sede e il governo italiano avevano sottoscritto un accordo sullo scambio di informazioni fiscali e sulla trasparenza finanziaria.

Una delle ipotesi sull’inchiesta in corso è che alcuni dei documenti trafugati riguardino i titolari segreti di alcuni conti dello IOR e i movimenti di denaro effettuati per sfuggire ai controlli. L’esistenza di questi conti cifrati (per nascondere il nome di chi li ha aperti) era stata confermata dallo stesso IOR ma con la promessa che sarebbero stati chiusi entro breve. E questi conti potrebbero essere al centro dell’interesse di chi ha trafugato gli ultimi documenti.