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  • martedì 3 novembre 2015

Un metodo antico per prevedere i cicloni

Negli Stati Uniti si usano ancora molto i palloni aerostatici: è un vecchio sistema ma permette di fare cose che nessun altro strumento ancora può fare

di Brian K Sullivan – Bloomberg
AP Photo/The Lawrence Journal-World, Nick Krug

Quando fu chiaro che anche i più recenti modelli matematici di previsione non sarebbero riusciti a capire dove si sarebbe diretto l’uragano Joaquin, il National Weather Service – il servizio meteo nazionale degli Stati Uniti – ha ordinato alcuni lanci speciali di uno dei suoi strumenti più antichi: il pallone aerostatico meteorologico. Due volte al giorno, in quello che potrebbe essere stato il più grande atto di cooperazione internazionale meteorologica, le squadre di circa 850 uffici meteo di tutto il mondo sono uscite per lanciare in aria nello stesso momento dei palloni aerostatici.

In un’epoca di satelliti, radar, jet e computer potentissimi, potrebbe sembrare un po’ obsoleto un metodo di raccolta di dati meteorologici che risale a circa 80 anni fa. Ma William Blackmore, meteorologo del National Weather Service, ha detto che non è così. Se è vero che i sistemi tecnologici sono fondamentali per le previsioni meteorologiche, i palloni aerostatici possono fare una cosa che nessun altro strumento è in grado di fare: misurare ogni secondo l’atmosfera, dalla superficie fino a circa 35 chilometri di altitudine. «Quello che li rende unici è che possono fornire informazioni raccolte ogni 5 o 6 metri. Al momento non c’e nulla che possa fare meglio», ha spiegato Blackmore.

Negli Stati Uniti 92 uffici meteorologici fanno lanci due volte al giorno, mandando i palloni pieni di idrogeno nell’atmosfera. Gli Stati Uniti lanciano tra i 70.000 e i 75.000 palloni aerostatici ogni anno. Ognuno di loro, includendo il lavoro dei tecnici, la manutenzione e le altre spese, costa circa 300 dollari (270 euro circa). In tutto il mondo ci sono circa 1.300 siti di lancio dei palloni aerostatici, anche se solo due terzi di questi partecipa alle rilevazioni quotidiane, spiega il sito dell’organizzazione meteorologica mondiale. Si tratta in tutto di circa 620.500 palloni ogni anno. Questo potrebbe anche essere il motivo per cui così tanti avvistamenti di UFO sono derubricati ad avvistamenti di palloni aerostatici.

L’idea di raggiungere il cielo per vedere cosa succede circola da prima che gli uomini sapessero volare. Aquiloni dotati di termometro venivano lanciati già nel 1750. Nel 1885, l’americano Henry Allen Hazen condusse una mongolfiera per fare osservazioni meteorologiche. Poco fuori Boston, al Blue Hill Observatory, nel 1894 i ricercatori mandarono un aquilone meteorologico a circa 600 metri sul livello del mare, spiega il sito dell’organizzazione. Nel 1898 gli aquiloni venivano usati in tutti gli Stati Uniti. «Se si guarda un aquilone si capisce come mai sia una così buona piattaforma», ha spiegato Blackmore, «Il problema è che possono arrivare solo fino a una certa altezza e che serve il vento». Nel 1909 gli aquiloni erano già stati accantonati in favore dei palloni aerostatici. Nel 1938 i palloni hanno cominciato a essere equipaggiati di sonde radio, strumenti di misurazione e trasmissione dei dati. Questo permetteva ai meteorologi ci raccogliere dati fino a 30.000 metri di altezza. Con qualche accorgimento tecnologico, come l’uso di strumenti satellitari per il rilevamento della posizione, quel sistema è adoperato ancora oggi.

Dopo che le informazioni raccolte dai palloni aerostatici – come pressione atmosferica, temperatura, forza del vento – sono trasmesse alla base, vengono aggiunte ai modelli di previsione meteorologica insieme ai dati ottenuti con altri sistemi. Blackmore ha spiegato che quando vengono lanciati, i palloni hanno un raggio di poco più di un metro e mezzo, ma che si gonfiano fino a misurare circa 6 metri mentre si allontanano dal livello del mare. A causa della bassa pressione ad alta quota, i palloni finiscono poi per esplodere. Le sonde e gli altri strumenti montati sui palloni, protetti in contenitori di styrofoam (una specie di polistirolo), vengono paracadutati indietro fino a terra, dove vengono recuperati e riportati agli uffici meteorologici. Gli strumenti hanno un’etichetta che spiega di cosa si tratta e dove riportarli: molto spesso sono persone comuni a trovarli dopo il loro ritorno sulla terra. Meno del 20 per cento degli strumenti usati viene usato nuovamente in altri lanci.

© Bloomberg 2015