(AP Photo/Michel Euler)
  • Sport
  • venerdì 30 Ottobre 2015

Nigel Owens, non un arbitro qualsiasi

Arbitrerà la finale della Coppa del Mondo di rugby, è considerato il migliore al mondo e ha una gran storia: dal coming out al tentato suicidio

(AP Photo/Michel Euler)

Alle 17 di sabato 31 ottobre nello stadio di Twickenham, in Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda giocheranno la finale della Coppa del Mondo di rugby: l’arbitro della partita sarà il gallese Nigel Owens, che ha 44 anni ed è noto per la sua bravura, il modo diretto e talvolta ironico con cui tratta i giocatori e per il suo difficile passato: alcuni anni fa ha fatto coming out dicendo di essere gay, di aver avuto problemi di bulimia, depressione, dipendenza da steroidi e di aver tentato il suicidio quando aveva 26 anni. Nel 2008 Owens ha raccontato la sua storia nell’autobiografia Hanner Amser  (“intervallo”, in gallese) e pochi giorni fa la BBC gli ha dedicato True to Myself (“sincero con me stesso”), uno speciale di trenta minuti.

Owens è nato nel 1971 a Mynyddcerrig, un piccolo paese del Carmarthenshire, una contea nel sud del Galles. Owens ha raccontato a BBC di aver giocato per alcuni anni a rugby nella squadra della sua scuola ma di aver rinunciato dopo aver sbagliato un calcio decisivo in una partita. Dopo quel calcio sbagliato qualcun gli suggerì di rinunciare al rugby giocato e di accontentarsi di fare l’arbitro. Owens accettò il suggerimento e a 16 anni arbitrò il suo primo incontro.

Owens riuscì ad affermarsi come arbitro prima in Galles e poi in tutto Regno Unito; nel 2005, quando aveva 33 anni, riuscì a diventare un arbitro internazionale: la sua prima partita internazionale fu Giappone-Irlanda, giocata a Osaka. Nel 2007 Owens fu scelto tra gli arbitri della Coppa del Mondo di rugby che fu organizzata dalla Francia. Quella Coppa del Mondo iniziò a settembre; tre mesi prima, nel maggio 2007, Owens aveva detto pubblicamente di essere gay spiegando: «È un grande tabù essere gay e fare il mio lavoro. Ho dovuto pensarci attentamente perché non volevo compromettere la mia carriera».

Owens fece coming out in una trasmissione televisiva di S4C, un noto canale televisivo gallese. Per fare coming out Owens scelse di presentarsi in scena “uscendo” da un armadio, per fare rifermento all’espressione inglese “to come out of the closet” (uscire dall’armadio, appunto), usata per parlare del coming out di qualcuno. Mentre Owens usciva dall’armadio – in senso sia letterale che figurato – c’era in sottofondo la canzone I Am What I Am (sono quello che sono) di Gloria Gaynor. Di quel momento – raccontato dal quotidiano Wales Online – non sono disponibili video online.

Nella sua autobiografia – scritta interamente in gallese e solo in seguito tradotta e pubblicata in inglese – e in True to Myself Owens ha spiegato di aver sofferto di depressione e bulimia proprio perché tra i venti e i trent’anni faceva fatica ad accettare di essere gay. Dalla bulimia Owens passò a un intenso uso di steroidi, fino a svilupparne una dipendenza, e da lì arrivò fino al tentato suicidio, quando aveva 26 anni. «Lasciai casa mia di notte, con un fucile carico, una scatola di paracetamolo e una bottiglia di whisky, iniziando a camminare per Mynydd Cerrig per un’ultima volta». Owens ha spiegato di essere entrato in coma per via dei farmaci e dell’alcol che aveva assunto prima di potersi sparare e, una volta svegliatosi dal coma, di essersi ripreso grazie al sostegno della sua famiglia.

Dal 2007 in poi Owens ha avuto un’ottima carriera da arbitro: nel 2011 è stato chiamato per arbitrare alcuni incontri della Coppa del Mondo giocata in Nuova Zelanda e nelle ultime settimane ha arbitrato alla sua terza Coppa del Mondo tre partite dei gironi e il quarto di finale Nuova Zelanda-Francia. Nella sua carriera Owens ha arbitrato 67 incontri internazionali e, nonostante ci siano stati alcuni casi in cui è stato fischiato e insultato dal pubblico per essere gay, si è soprattutto fatto conoscere per le sue qualità da arbitro e per la sua grande capacità di gestire i giocatori, spesso con frasi sarcastiche e ironiche.

Owens è soprattutto famoso perché nel rimproverare ai giocatori di rugby atteggiamenti inopportuni – simulazioni, soprattutto – fa costanti riferimenti al calcio. Ai giocatori di rugby che arbitrava Owens ha per esempio detto, certe volte: “Questo non è calcio”, “Il campo da calcio è circa 500 metri in quella direzione”, “Torna qui tra due settimane quando giocano a calcio”.

Le decise e concise risposte di Owens non hanno però a che fare solo con il calcio: per far notare che la palla di una rimessa laterale era stata tirata storta (nel rugby va tirata dritta, perpendicolare alla linea di bordocampo) Owens ha detto «I’m straighter than that one»: “straight” è un termine che in inglese significa sia “dritto” che “eterosessuale”.

Owens non è solo ironico, è anche tra i più capaci nel farsi rispettare dai giocatori. Lo mostra un breve video di alcuni mesi fa in cui durante un’importante partita del Sei Nazioni tra Inghilterra e Francia Owens è riuscito a “zittire” Christopher “Chris” Robshaw, il capitano e uno dei più forti giocatori della nazionale inglese, semplicemente guardandolo e dicendogli «Uhh, Christopher». Non molti arbitri – in non molti sport – possono permettersi di chiamare con il nome di battesimo uno dei più forti giocatori di quello sport.