• Sport
  • venerdì 23 ottobre 2015

Il coming out di Gus Kenworthy

Un famoso sciatore statunitense di freestyle, argento alle Olimpiadi di Sochi, ha detto di essere gay a ESPN

Gus Kenworthy a Sochi nel 2014 (AP Photo/Gero Breloer)

Lo sciatore statunitense di freestyle Gus Kenworthy ha fatto coming out in un’intervista pubblicata sul giornale sportivo ESPN Magazine. Kenworthy ha 24 anni, è considerato uno dei migliori freeskier al mondo e nel 2014 ha vinto una medaglia d’argento nello slopestyle alle Olimpiadi invernali di Sochi. Quei Giochi furono molto contestati, tra le altre cose, proprio a causa della dura legge russa contro i gay.

Dall’intervista di ESPN:

Gus Kenworthy ha cominciato a fare coming out con la sua famiglia e gli amici più intimi quasi due anni fa. Sua madre disse che lo sapeva. Suo fratello si è detto orgoglioso. Il suo migliore amico ha dimostrato un sostegno incessante. E se Gus Kenworthy fosse un comune ragazzo di 24 anni, la storia dell’annuncio sarebbe finita lì. Ma Gus Kenworthy non è un comune ragazzo di 24 anni. È il più grande freeskier del mondo, un campione olimpico, il volto di X Games (una serie di eventi sugli sport estremi, organizzati annualmente a livello internazionale dal network televisivo statunitense ESPN, ndr). È un atleta d’élite che compete nel mondo degli action sport, in cui gli sponsor e il profitto sono legati indissolubilmente all’immagine. In altre parole, è un atleta con molto da perdere. Ma Gus Kenworthy è pronto a parlare dello sport, del suo sport, della sua verità. E così, mentre ci sediamo a Los Angeles a settembre, inizia nell’unico modo che conosce: “Credo che dovrei iniziare dicendo: sono gay”.

Di Kenworthy si era parlato durante e dopo le Olimpiadi invernali, al di là delle vicende sportive, anche perché aveva pubblicato sui social network le foto di alcuni cuccioli di cane randagio dicendo che stava cercando un modo per portarli a casa e di occuparsene: a Sochi, in occasione dei Giochi, si era parlato molto del fatto che le autorità avessero fatto sopprimere centinaia di cani randagi “per ragioni di sicurezza”.

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