Ebrei ultraortodossi pregano fuori dal complesso della Tomba di Giuseppe, 4 luglio 2011 (Uriel Sinai/Getty Images)
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  • sabato 17 Ottobre 2015

Che cos’è la Tomba di Giuseppe

Storia e foto di un antichissimo luogo di culto che si trova in Cisgiordania ma è frequentato da ebrei, e che ieri è stato incendiato da alcuni palestinesi

Ebrei ultraortodossi pregano fuori dal complesso della Tomba di Giuseppe, 4 luglio 2011 (Uriel Sinai/Getty Images)

Venerdì 16 ottobre i principali giornali internazionali hanno raccontato che un gruppo di giovani palestinesi ha incendiato la Tomba di Giuseppe, un luogo di culto venerato dagli ebrei che si trova nei pressi della città di Nablus, in Cisgiordania. Sul posto si trova un edificio in pietra nei dintorni del quale – secondo la tradizione ebraica – è sepolto Giuseppe figlio di Giacobbe e nipote di Isacco, a sua volta figlio di Abramo. Per capirci: è lo stesso personaggio biblico la cui storia è raccontata nel film d’animazione Giuseppe il re dei sogni, prequel del celebre film d’animazione Il principe d’Egitto. L’incendio di venerdì è stato contenuto e nessuna persona è rimasta ferita: le autorità israeliane hanno però detto che l’edificio ha subito dei gravi danni e che verrà ristrutturato.

La Tomba di Giuseppe è da secoli un luogo visitato dai pellegrini delle tre più importanti religioni monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Negli ultimi quindici anni è finito più volte sui giornali a causa di eventi collegati agli scontri fra palestinesi e israeliani, e la sua condizione attuale è piuttosto particolare: il sito è frequentato quasi solo da ebrei ma si trova in Cisgiordania, cioè nella porzione interna dello stato palestinese. I pellegrini ebrei che lo frequentano devono farlo in accordo con le autorità palestinesi: esattamente il contrario di quanto accade ad esempio per la Spianata delle moschee di Gerusalemme, il luogo di culto più importante per i musulmani ma da anni gestito e pattugliato dalle autorità israeliane.

Il Giuseppe che secondo gli ebrei è sepolto vicino Nablus non è la stessa persona di San Giuseppe, considerato il “patrigno” di Gesù Cristo e vissuto, secondo la tradizione, centinaia di anni più tardi. La storia di Giuseppe è attestata sia nel libro della Genesi dell’Antico Testamento (considerato sacro sia dagli ebrei sia dai cristiani), che nella tradizione scritta ebraica e nel Corano, con piccole variazioni. Secondo i punti salienti della storia, Giuseppe fu il dodicesimo e penultimo figlio di Giacobbe, a sua volta nipote di Abramo, una delle figure più importanti dell’Antico testamento e della tradizione ebraica. Secondo la Bibbia, Giuseppe divenne il favorito di Giacobbe e questo provocò la gelosia dei suoi fratelli maggiori, che un giorno per sbarazzarsi di lui lo vendettero a un mercante di schiavi. Giuseppe finì a lavorare come schiavo per un ufficiale del faraone d’Egitto, ma dopo varie vicissitudini si guadagnò la fiducia dello stesso faraone grazie alla sua abilità nell’interpretare i sogni (riuscì a prevedere con largo anticipo una grave carestia che avrebbe colpito l’Egitto). Giuseppe fu così tanto apprezzato dal faraone che fu nominato “governatore” d’Egitto: anni più tardi, quando i suoi fratelli andarono in Egitto per cercare del cibo durante la carestia, Giuseppe li riconobbe e alla fine li perdonò per averlo venduto.

Come molte figure bibliche, non è chiaro se il personaggio di Giuseppe sia esistito realmente o abbia un qualche fondamento storico. Gli storici e gli archeologi dibattono da secoli se la presenza degli ebrei in Egitto raccontata dalla Bibbia abbia qualche fondamento: alcuni storici legati all’ebraismo ne sono convinti, altri ammettono che le prove archeologiche e documentarie sono scarsissime se non inesistenti. In questo quadro, è praticamente impossibile stabilire se e quando il corpo di un uomo di nome Giuseppe sia stato portato nell’odierna Nablus dopo la sua morte, come raccontato nella Bibbia (che comunque non parla del luogo esatto di sepoltura di Giuseppe). Sin dal quarto secolo dopo Cristo, comunque, ci sono numerose attestazioni di culto sul luogo della presunta sepoltura da parte di ebrei, cristiani e musulmani. Un edificio in pietra dalla struttura simile a quella attuale è visibile in disegni e fotografie risalenti all’Ottocento e al Novecento. Oggi all’interno dell’odierna Tomba di Giuseppe non ci sono resti umani ma un cenotafio, un monumento funebre che ricorda la persona morta. Non è nemmeno chiaro se il luogo dell’edificio odierno corrisponda a quello di cui parlano le primissime fonti.

In tempi recenti, la Tomba di Giuseppe fu conquistata da Israele al termine della Guerra dei Sei giorni, nel 1967. Negli anni successivi gli israeliani presidiarono la Tomba con un avamposto dell’esercito e un centro studi sulla tradizione ebraica. Nel 1995, in seguito ad alcune disposizione secondarie degli accordi di Oslo, Nablus e la tomba di Giuseppe passarono sotto il controllo palestinese, sebbene le forze israeliane continuarono a sorvegliare il sito. Da allora ci sono stati numerosi episodi di violenze da parte di palestinesi, il più famoso dei quali accadde nell’ottobre del 2000 durante la Seconda “intifada”: poche ore dopo che l’esercito israeliano si era ritirato perché riteneva il sito troppo difficile da difendere, decine di palestinesi bruciarono e spaccarono pezzi dell’edificio, che venne ristrutturato solamente nel 2010. Ancora oggi le visite dei pellegrini ebrei alla Tomba sono strettamente sorvegliate anche dalla polizia israeliana.