(Matt Cardy/Getty Images)

Le perquisizioni in Italia e i nuovi guai di Volkswagen

La guardia di Finanza le ha effettuate negli uffici di Verona e Bologna, il ministro dei Trasporti tedesco ha disposto il richiamo di 2,4 milioni di veicoli. E ci sono problemi anche con le auto nuove

(Matt Cardy/Getty Images)

Il gruppo Volkswagen, produttore automobilistico al centro dello scandalo delle ultime settimane, ha deciso di sospendere le pratiche per fare omologare alcuni suoi nuovi modelli di automobili diesel per il 2016 negli Stati Uniti, nel timore che il loro software possa falsare i test sulle emissioni come avvenuto con i modelli prodotti tra il 2009 e il 2015. Lo scandalo potrebbe costare all’azienda miliardi di euro in multe e ha portato alla sospensione delle vendite delle sue auto in molte parti del mondo. Il sistema sui nuovi modelli è diverso da quello creato appositamente per falsare i test di cui si era parlato finora: Volkswagen lo chiama “dispositivo di controllo ausiliario per le emissioni” e ne ha già parlato a fine settembre con i responsabili dell’EPA, l’agenzia governativa statunitense per la protezione dell’ambiente, che condurranno una nuova serie di indagini. Intanto oggi, giovedì 15 ottobre, la Guardia di finanza italiana ha effettuato alcune perquisizioni negli uffici di Volkswagen a Verona – secondo l’Ansa la procura di Verona sta indagando per il reato di frode in commercio – e in quella di Lamborghini a Bologna. In Germania invece il ministro dei Trasporti ha deciso per il richiamo circa 2,4 milioni di veicoli Volkswagen. Il richiamo comincerà all’inizio del prossimo anno.

La presenza del nuovo software potrebbe causare seri ritardi nella messa in vendita degli ultimi modelli diesel Volkswagen negli Stati Uniti, dove l’azienda ha già dovuto sospendere la vendita di diverse sue automobili in seguito allo scandalo delle auto “truccate”. Migliaia di Beetle, Golf e Jetta resteranno ferme nei porti degli Stati Uniti, in attesa che sia studiata una soluzione per modificare il funzionamento del software, che dovrà poi essere sviluppata, fatta approvare dall’EPA e in seguito installata su decine di migliaia di veicoli. Ci saranno ripercussioni anche per lo stabilimento Volkswagen di Chattanooga, nel Tennessee, dove resteranno ferme migliaia di Passat diesel in attesa di una soluzione al problema.

Oltre ai problemi pratici ci sono quelli giudiziari. Se l’EPA stabilisse che anche il nuovo software è stato realizzato allo scopo di falsare i test per le emissioni, Volkswagen potrebbe essere citata in giudizio per avere proseguito la pratica già scoperta sui modelli precedenti, seppure con un sistema diverso, per far risultare in regola le sue automobili dal punto di vista degli inquinanti prodotti. Finora l’azienda si era difesa dicendo che la causa delle auto “truccate” era dovuta ad alcuni sviluppatori che avevano modificato il software e non a una diretta intenzione da parte della società. Se dovesse emergere la stessa cosa per i nuovi modelli questa difesa risulterebbe meno credibile.

Il “dispositivo di controllo ausiliario per le emissioni” fa riscaldare più velocemente un sistema di controllo degli inquinanti, migliorando il modo in cui viene scomposto il diossido di azoto nei non inquinanti azoto e ossigeno. Volkswagen dice che il sistema serve per rendere da subito più efficiente il sistema antismog, ma questo potrebbe falsare i test per come sono normalmente condotti ed è quindi necessario che l’EPA e le altre autorità competenti ne valutino la portata. Dispositivi di questo tipo sono presenti su automobili di altri marchi e sono consentiti se vengono dichiarati da subito, prima che siano effettuati i test per le emissioni.

L’amministratore delegato di Volkswagen negli Stati Uniti, Michael Horn, aveva annunciato la sospensione delle pratiche per omologare alcune automobili dell’azienda già la scorsa settimana durante un’audizione presso una commissione del Congresso. All’epoca Horn non era però stato in grado di dire se il dispositivo in questione sui nuovi modelli fosse come quello delle auto prodotte tra il 2009 e il 2015. Ora si è chiarito che si tratta di due dispositivi diversi, mentre non è ancora chiaro se sortiscano gli stessi effetti. Una fonte al Congresso consultata da Associated Press ha detto che probabilmente i nuovi modelli diesel per il 2016 non hanno bisogno del dispositivo per raggiungere gli standard richiesti per quanto riguarda le emissioni, e che quindi avrebbero passato ugualmente le prove. Solo nelle prossime settimane si saprà in che modo Volkswagen potrà riavviare le pratiche per fare certificare le sue nuove automobili.

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