(Dal sito Aurous)

Aurous, la musica in streaming e il copyright

Un software che permette di ascoltare musica gratis e senza pubblicità – tipo Popcorn Time, ma per le canzoni – è accusato di essere illegale

(Dal sito Aurous)

Aggiornamento del 10 dicembre: Aurous è stato chiuso, lo ha comunicato una breve nota sul profilo Twitter ufficiale del sito. Andrew Sanders, il fondatore di Aurous, ha in seguito spiegato di aver chiuso per via di una causa legale che la RIAA, l’associazione dei discografici americani ha aperto nei confronti del sito. «Imploro il Congresso di di cambiare le leggi relative al file sharing», ha scritto Sanders: «C’è qualcosa di sbagliato in una legge che minaccia costantemente adolescenti e studenti con pene astronomiche per un’attività di cui potrebbero non aver compreso tutte le implicazioni ». La causa della RIAA è stata aperta alcuni mesi fa, poco dopo che Aurous andò online. La RIAA sostenne che Aurous era «consapevole di tutti le violazioni al copyright del servizio che offriva, e che non faceva nulla per evitarlo».

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Aurous è un software disponibile per sistemi Windows, OS X e Linux: è gratuito, non ha pubblicità e permette di ascoltare musica in streaming. La sua versione alpha – una versione provvisoria ma già utilizzabile dagli utenti – è stata accusata dalla Recording Industry Association of America (RIAA) (la SIAE degli Stati Uniti, semplificando) di essere illegale, perché viola il copyright. A differenza di popolari servizi come Spotify e Apple Music, Aurous non paga nulla a chi possiede i diritti delle canzoni che mette a disposizione. Aurous è infatti una sorta di motore di ricerca che trova le canzoni su altre piattaforme – per esempio YouTube e Spotify – e che sfruttando la tecnologia BitTorrent li mette a disposizione degli utenti, che le possono ascoltare in streaming. Aurous è stata sviluppata da Andrew Sampson, uno sviluppatore statunitense di vent’anni.

Gianni Rusconi scrive sul Sole 24 Ore che «non ospitando sui propri server alcun file protetto da diritto d’autore, il servizio dovrebbe essere al riparo da qualsiasi azione legale da parte dei colossi discografici». La RIAA però non è d’accordo e «su mandato di tre delle major che rappresenta, vale a dire Universal Music Group, Sony Music Entertainment e Warner Music Group, ha depositato una causa legale volta a stroncare sul nascere Aurous». Secondo la RIAA e le case discografiche che rappresenta, chi ha creato Aurous è «è ben cosciente delle violazioni di copyright causate dal suo servizio ed è testardamente intenzionato a far sì che accada».

Per il modo in cui funziona, per la sua grafica semplice e di facile utilizzo e per i problemi legali che sta avendo, Aurous è stata paragonata a Popcorn Time, un programma per vedere i film istantaneamente tramite BitTorrent che è stato definito il “Netflix dei pirati“. Aurous aveva avuto problemi anche prima di essere utilizzabile: alcune settimane fa il suo finanziamento su Indiegogo – una popolare piattaforma di crowdfunding – era stato sospeso perché aveva attirato eccessiva attenzione e non era chiaro se il software avrebbe operato legalmente.

Un portavoce della RIAA ha spiegato al Guardian che Aurous è un “flagrante esempio di un modello di business basato su una violazione di copyright su grande scala”. Il portavoce ha paragonato Aurous a servizi come Grokster, Limewire or Grooveshark – stanno tutti avendo problemi relativi alla loro presunta illegalità – e ha detto che la RIAA “non permetterà che un servizio di quel tipo possa calpestare i diritti di chi fa musica”. Nonostante l’azione legale, Aurous continua a essere disponibile online e Sampson ha risposto su Twitter alle accuse.

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