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  • martedì 13 ottobre 2015

La lettera di Longanesi per il libro di Sollecito

Il direttore editoriale Giuseppe Strazzeri ha scelto di condividere il suo coinvolgimento nella storia con toni appassionati e inusuali

L’editore Longanesi ha pubblicato ai primi di ottobre “Un passo fuori dalla notte“, il libro che racconta la serie di processi contro Raffaele Sollecito e Amanda Knox nella versione dello stesso Sollecito. I processi che avevano accusato i due giovani dell’uccisione della studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia nel 2007 si sono conclusi nel marzo del 2015 con l’assoluzione di entrambi, dopo un percorso controverso seguito intensamente dalla stampa internazionale e molto discusso in Italia per tutta la sua durata. Uno di quei processi che “dividono l’opinione pubblica”, anche se gli atteggiamenti aggressivamente colpevolisti erano stati molto più estesi e diffusi – come avviene di frequente in simili casi – rispetto alle perplessità espresse da esperti e giuristi sulla conduzione dell’accusa, perplessità fatte severamente proprie dalla sentenza finale di Cassazione.

Per promuovere il libro presso i media, l’editore non si è in questo caso limitato al rituale comunicato stampa dai contenuti impersonali e un po’ artificiosamente enfatici ma ha allegato alle spedizioni del libro presso alcuni giornalisti una lettera firmata personalmente dallo stesso direttore editoriale di Longanesi, Giuseppe Strazzeri, con toni e coinvolgimento inusuali in questi casi. Strazzeri aveva spiegato nei giorni dell’uscita del libro quale esperienza sia stata per lui la percezione diretta del rapporto dell’opinione pubblica con Sollecito.

Ho trascorso a fianco di Raffaele Sollecito alcune settimane. Lui probabilmente, anzi ora ne ho la certezza, ha fatto lo stomaco alla gente che lo vede e sobbalza, ai sussurri compiaciuti e agli sguardi maliziosi di chi lo riconosce per strada, alle richieste di selfie (sì, anche quelle) negate con imbarazzata timidezza. Io no. Lui, riconosciuto innocente oltre ogni ragionevole dubbio delle accuse che gravavano su di lui, ha fatto il callo all’essere agli occhi dell’opinione pubblica il Mostro che l’ha fatta franca, il satanista, il violento, anche se un colpevole accertato c’è, e in carcere e sta scontando la sua pena. Io no. Lui ha dovuto sopportare sei mesi in isolamento, quattro anni in carcere e otto anni di vita, dai 22 ai 31, da un processo spettacolo all’altro, fino a un’assoluzione che ha evidenziato senza ombra di dubbio le storture che pesano sul suo caso e sul sistema giudiziario italiano. Lui si deve confrontare quotidianamente con l’immagine deforme, semplicemente perché fasulla, del figlio di papà, dell’anaffettivo senza rimorsi, di volta in volta del manipolatore o del manipolato.

Parlando col Post, Strazzeri ha raccontato di essere stato impressionato dalla violenza degli attacchi a cui Sollecito – assolto e innocente per la giustizia – è tuttora sottoposto, e di averne avuto ulteriori conferme nelle critiche indirizzate a Longanesi e a Strazzeri stesso (“in Rete qualcuno mi ha chiamato squallido avvoltoio”), che gli hanno dato la sensazione di una collera pregiudiziale e spietata, priva degli elementi di conoscenza della storia e dell’umanità delle persone contro cui si rivolge. E di avere quindi scelto di non trattenere questi pensieri ed emozioni nella lettera allegata al libro.

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