(AP Photo/Markus Schreiber)

Che fine farà Wolfsburg?

La città tedesca dove ha sede Volkswagen è la più ricca della Germania, ma con l'ultimo scandalo sulle emissioni le cose potrebbero cambiare, racconta il Wall Street Journal

(AP Photo/Markus Schreiber)

Le grandi aziende automobilistiche sono spesso associate ad una città che con il tempo ne diventa il simbolo. È il caso di Detroit per General Motors, ad esempio. Oppure di Torino per la FIAT. Nessuna grande marca però è associata ad una città con un legame così forte come Wolfsburg a Volkswagen, la grande azienda automobilistica tedesca di recente coinvolta nella scandalo delle emissioni truccate. Wolfsburg, una città tedesca nella Bassa Sassonia abitata da 120 mila persone, è stata fondata intorno alla prima fabbrica Volkswagen quando Hitler decise nel 1938 di concentrare in un solo centro la produzione della sua “auto del popolo”, la traduzione letterale di “Volkswagen”. Negli anni Wolfsburg si è trasformata da città dormitorio per gli operai della fabbrica a un centro moderno, ricco e pieno di intrattenimenti culturali.

Oggi Wolfsburg è la città più ricca della Germania e tutto grazie agli enormi impianti industriali Volkswagen, che occupano un’area pari a quella del Principato di Monaco. Wolfsburg è stata riconoscente, diciamo così, nei confronti di Volkswagen. Nel 2003, in occasione del lancio della quinta generazione di Volkswagen Golf, tutti i cartelli della città sono stati cambiati per un breve periodo in “Golfsburg”. Oggi con le conseguenze economiche dello scandalo delle emissioni le cose potrebbero cambiare. Ruth Bender, una giornalista del Wall Street Journal cresciuta in Germania, ha visitato la città e cercato di capire cosa pensano i suoi abitanti che devono prepararsi ad «affrontare un giro in macchina su una strada piuttosto accidentata».

Uno dei primi effetti dello scandalo, racconta Bender, è che gli amministratori pubblici e privati sono diventati improvvisamente prudenti. Il comune di Wolfsburg, che ottiene gran parte delle sue entrate dalle tasse pagate da Volkswagen, ha bloccato tutte le nuove spese e congelato le nuove assunzioni. Tutti i progetti per nuove infrastrutture sono stati sospesi, compresi una nuova stazione dei pompieri e un centro culturale che sarebbe dovuto costare 70 milioni di euro. La sede centrale di Wolfsburg non ha ancora annunciato né tagli al personale né una riduzione della produzione, ma in molti preferiscono cominciare a prendere delle contromisure. Poco lontano da Wolfsburg, l’impianto di Salzgitter, che produce motori per Volkswagen, ha ridotto la sua produzione. A pochi chilometri di distanza, a Braunschweig, l’unità finanziaria di Volkswagen ha bloccato tutte le procedure per le nuove assunzioni.

Sono segnali inquietanti per le 2.200 aziende dell’indotto che sono nate intorno a Wolfsburg. «L’atmosfera è tesa ed io ho paura per il mio lavoro. Siamo sposati con Volkswagen», ha raccontato a Bender Matthias Mann, 41 anni e dipendente di un’azienda dell’indotto. Dentro Volkswagen dei problemi della società si parla molto meno. «Non ne discutiamo e specialmente non al lavoro. Il nostro cuore è Volkswagen. Sappiamo che produciamo cose straordinarie e ne siamo orgogliosi», ha raccontato Ralf Mühlisch che lavora in Volkswagen dal 1978 ed è sindaco di una piccola cittadina. Secondo Bender, «pochi abitanti locali hanno davvero paura che la società subirà conseguenze a lungo termine per lo scandalo e secondo alcuni dietro tutta la faccenda c’è un complotto americano per eliminare un rivale problematico».

È improbabile che Wolfsburg subisca dei danni come quelli che hanno colpito Detroit, dove la crisi del settore automobilistico ha contribuito a portare alla bancarotta il comune. Wolfsburg, comunque, ha molto da perdere. Nonostante una popolazione di appena 120 mila abitanti, poco meno di Ferrara, Wolfsburg può vantare ristoranti con stelle Michelin, hotel a cinque stelle e una strada, Porsche Straße, con le più importanti boutique di moda al mondo. A questo bisogna aggiungere un’università, un centro di ricerca scientifica, un museo di arte moderna e una squadra di calcio che gioca nella serie A tedesca, il VFL Wolfsburg. Come ha raccontato Sieghard Wilhelm, 67 anni di cui 36 in Volkswagen, oggi membro del consiglio comunale con i Verdi: «Oramai siamo abituati a certi standard di vita e nessuno vuole perderli».

Nonostante le preoccupazioni di persone come Wilhelm e le mosse prudenti intraprese dalle amministrazioni pubbliche e dai fornitori di Volkswagen, secondo Bender il sentimento principale in città è ancora quello dell’orgoglio e dell’ottimismo. Mühlisch racconta che ogni volta che ritorna a Wolfsburg e guarda le grandi ciminiere dello storico impianto dove lavorava suo padre prima di lui «mi sento stringere il cuore. Ok, siamo tutti d’accordo che è sbagliato barare. Ma non è come se fosse morto qualcuno».