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  • Martedì 29 settembre 2015

Cosa accidenti è il “real tennis”?

In italiano è il gioco della pallacorda, l'antenato del tennis moderno: si gioca ancora (poco) e una giocatrice è così forte che gareggia e vince contro i maschi

Claire Fahley 
(Twitter)
Claire Fahley (Twitter)

Chi è un po’ appassionato di tennis è abituato alla frequenza con cui viene fuori la storia dell’inferiorità del tennis femminile rispetto a quello maschile: la più brava tennista al mondo, si dice, sarebbe facilmente sconfitta da un tennista professionista mediocre. Il luogo comune ha portato nel tempo anche ad alcune sfide: dalla famosa “guerra dei sessi” del 1973 – la partita in cui Billie Jean King (che allora aveva 29 anni) vinse contro Bobby Riggs, che si era ritirato dal professionismo e ne aveva 55 – a John McEnroe che recentemente ha detto che oggi, a 56 anni, batterebbe Serena Williams. David Shaftel racconta sul New Yorker la storia di Claire Vigrass (sposata Fahey): una tennista talmente più brava delle sue rivali che da anni gareggia anche nei tornei maschili, portando a casa buoni risultati.

Il tennis che gioca Fahey si chiama “real tennis” ed è l’antesignano del tennis moderno, che in inglese si chiama esattamente lawn tennis, cioè tennis da prato. È conosciuto come jeu de paume in francese e pallacorda in italiano: e probabilmente l’unica cosa che vi ha fatto venire in mente è il famoso “Giuramento nella sala della pallacorda”, quello che nel 1789 pose le basi per la Rivoluzione francese. Il “real tennis” infatti è uno sport decisamente di nicchia: in tutto il mondo esistono soltanto 43 campi in cui giocarlo e le persone che lo praticano sono circa novemila. È una sorta di incrocio tra il tennis moderno e lo squash: si gioca in un campo al chiuso, separato da una rete e circondato su tre lati da pareti inclinate. La palla – che ha un cuore in sughero triturato, è ricoperta di feltro e cucita a mano – può rimbalzare anche sui muri attorno al campo, aumentando quindi la quantità di colpi e combinazioni che rendono lo sport particolarmente ostico da seguire. Il punteggio si misura come nel tennis e una partita si gioca al meglio dei cinque set. Le racchette sono di legno, più pesanti di quelle in grafite ora in uso nel tennis, e anche la pallina è più pesante e ha un rimbalzo inferiore. Come amano dire quelli che lo giocano, il “real tennis” aggiunge alle difficoltà del tennis e dello squash anche quella degli scacchi, per le situazioni «apparentemente infinite» – scrive Shaftel – che possono presentarsi durante una partita.

Il “real tennis” però non è sempre stato uno sport per pochi, e anzi è stato a lungo uno sport popolarissimo: nel Regno Unito, in Italia e soprattutto in Francia era giocato da ricchi e poveri, uomini e donne, popolani e sovrani. Molti re ne erano appassionati – è citato nell’Enrico V di Shakespeare, mentre pare che Enrico VIII venne informato dell’esecuzione di Anna Bolena durante una partita – ed era apprezzatissimo anche dal clero, che lo giocava nei chiostri dei monasteri. È citato nei romanzi della Tavola rotonda e compare in molte opere d’arte, mentre nel 1606 il pittore italiano Michelangelo Merisi, cioè il Caravaggio, uccise il rivale Ranuccio Tomassoni durante una partita di pallacorda e per questo fu bandito da Roma. Nel Cinquecento soltanto a Parigi c’erano 250 campi in cui giocarlo: ora ce ne sono due in tutta la Francia.

Secondo gli storici il “real tennis” è un’evoluzione di un gioco diffuso tra i Greci e i Romani, che prevedeva una palla lanciata a mano contro le mura delle città. I Romani lo portarono in Gallia, e lentamente iniziò a evolversi durante il Medioevo: inizialmente la palla veniva lanciata a mani nude, successivamente i giocatori cominciarono a indossare un guanto di pelle a cui vennero aggiunte delle corde. Il guanto si trasformò poi in una racchetta col manico lungo circa quanto un avambraccio, solitamente ricoperto di pergamena (che veniva spesso sottratta dalle pagine dei vecchi manoscritti). Il nome si deve al fatto che il giocatore avvisava il compagno di squadra prima di passargli la palla urlando “tenez”, che in francese significa “prendi”, e che venne storpiato dagli inglesi in tennis. Con il Re Sole il “real tennis” diventò soprattutto uno sport da guardare: veniva giocato quasi esclusivamente da professionisti, mentre i cortigiani si divertivano a scommetterci sopra. Con l’invenzione del tennis moderno – brevettato dal maggiore inglese Walter Clopton Wingfield a Londra, nel 1874 – il “real tennis” fu rapidamente abbandonato: ora negli Stati Uniti ci sono solo nove campi, mentre in Regno Unito, il paese dov’è più popolare, ce ne sono 27.

La storia di Fahey si incrocia con quella del “real tennis” 13 anni fa, quando lei ne aveva 11 e la sua famiglia si trasferì vicino al centro sportivo di Prested Hall, nell’Essex inglese, dove ci sono due campi per la pallacorda. La famiglia di Fahey è molto sportiva e il padre decise che tutti avrebbero provato il “real tennis”: «In famiglia siamo in sette e cinque lo giocano. Mia sorella Sarah è seconda nella classifica femminile e insieme giochiamo in doppio», spiega Fahey. Fahey, che ora ha 24 anni, è talmente brava da non avere rivali tra le donne. Probabilmente è l’atleta femminile di maggior successo di tutti i tempi, anche a causa della poca concorrenza: stando ai suoi calcoli le donne sono circa il 20 per cento del totale dei (pochi) giocatori di pallacorda. Dai 13 anni in poi Fahey ha sempre giocato anche contro i maschi; a 20 anni batté un ragazzo e divenne la prima donna a vincere il campionato giovanile britannico.

Claire e Sarah Vigrass nella finale del Neptune Ladies British Open 2014, a Hayling Island:

Nel “real tennis” non c’è alcuna regola che vieti formalmente alle donne di competere contro gli uomini e per questo lo scorso novembre l’associazione che governa il “real tennis” a livello internazionale ha chiesto alla sua federazione britannica di ammetterla al British Open del 2014, cioè il campionato britannico. Dopo alcune proteste e preoccupazioni – spesso sessiste e paternaliste, come quella per cui Fahey potesse farsi male giocando contro gli uomini – l’associazione ha dato il permesso. Lo stesso ha fatto la federazione statunitense di “real tennis”, che le ha aperto la strada per gli US Open di febbraio 2015.

Per battere gli uomini Fahey punta soprattutto sulla rapidità e la tecnica, lasciando perdere – come prevedibile – la potenza. Sono qualità che nel “real tennis”, contrariamente al tennis moderno, possono portare facilmente alla vittoria: è infatti uno sport raffinato, dove più della forza e della fisicità contano la tattica e la capacità di immaginare e mettere a segno traiettorie precise e spiazzanti. Per questo i giocatori raggiungono l’apice della carriera attorno ai trent’anni; al momento Fahey è quarantesima, ma considerato che ha solo 24 anni ha ancora tempo per migliorare.

La storia di Fahey è resa ancora più affascinante dalla sua vita privata: è infatti sposata con Robert Fahey, che ha 47 anni ed è probabilmente il più premiato e importante giocatore di “real tennis” di sempre. Ogni due anni si tiene un torneo mondiale in cui si sfidano i migliori giocatori di “real tennis”: Robert Fahey lo vince ininterrottamente dal 1994 e l’anno prossimo difenderà il titolo contro Camden Riviere, che ha 28 anni, viene dal South Carolina ed è il numero uno in classifica. Da parte sua Claire Fahey ha vinto le ultime due edizioni del mondiale, sia nel singolare che nel doppio insieme alla sorella Sarah. Claire e Robert Fahey sono per il “real tennis” quello che Steffi Graf e Andre Agassi sono per il tennis, ma quasi nessuno ha mai sentito parlare di loro.

Claire e Rob Fahey:

Claire Fahey dovrà ora decidere se partecipare al French Open femminile, il più importante torneo di “real tennis” francese, che si terrà a fine settembre, oppure ai Championships inglesi maschili, fissati per ottobre. «Non dirò che è una perdita di tempo», dice del circuito femminile, «ma vincere facile non è esattamente quello che cerco». Però aggiunge anche che «a volte mi chiedo “se ci fossero state più ragazze l’avrei fatto?” È stata dura, c’è stata qualche ripercussione e ho dovuto occuparmene. Probabilmente ho spostato la barra più in là e ora c’è un gruppo di ragazze molto competitive. Da quando ho iniziato io, le cose sono migliorate molto».

Rob Fahey e Camden Riviere ai Mondiali di “real tennis” del 2014: