Francesco De Gregori durante il concerto a Verona del 22 settembre 2015 (ANSA/UFFICIO STAMPA-Daniele Barraco)
  • Cultura
  • martedì 29 Settembre 2015

«Le fa, quelle vecchie?»

Un eterno tema dei concerti e del rapporto dei fans con le band e i cantautori, raccontato dopo una serata speciale con Francesco De Gregori

Francesco De Gregori durante il concerto a Verona del 22 settembre 2015 (ANSA/UFFICIO STAMPA-Daniele Barraco)

Su Studio Davide Coppo ha raccontato il concerto che Francesco De Gregori ha tenuto la settimana scorsa a Verona in celebrazione dei 40 anni del suo famoso disco “Rimmel”: riflettendo su un sentimento immortale dei fans ai concerti, l’aspettativa sulle vecchie canzoni, spesso deluso.

Da quando avevo 19 anni, sono stato varie volte a concerti di Francesco De Gregori. Di un cantante puoi vedere mille specchi e io, di Francesco De Gregori, ho visto quello della maturità, non vorrei dire anzianità ma quasi.
A Milano, nel tardo pomeriggio, inizia a piovere. Sembra un pretesto stupido, ma ascolto Rimmel proprio nel momento in cui le gocce si allungano sul vetro dell’auto, mentre la città finisce e inizia la tangenziale e viaggio verso Verona, e lui dice «mentre fuori pioveva». Sto ascoltando cantare un tizio che ha soltanto 23 anni. Ci penso in continuazione, a questo fatto dell’età.
“Pezzi di vetro”, penso mentre mi sto addormentando sul sedile del passeggero, è decisamente la canzone più importante della mia vita. Non so, in realtà, se lo sia davvero: queste scelte, le canzoni preferite, i dischi preferiti, gli amici preferiti, sono cose che cambiano a seconda dell’umore e del meteo, e oggi piove. Penso anche che dev’essere la canzone più importante di un altro mezzo milione di persone, eppure non riesco a pensare che sia una cosa triste.
A Verona c’è coda, alle 21 in punto inizia il concerto e sono ancora fuori.
Dopo due brani tratti da altri dischi, De Gregori dice: «Forse questa gente vuole sentire qualche canzone del vecchio Rimmel». In una vecchia intervista che ho letto ieri, De Gregori diceva che preferisce suonare nei club più piccoli, dove la gente si muove e beve la birra, anziché nei teatri in cui il pubblico è seduto e composto. Questo è un enorme teatro, non si può bere birra e nemmeno fumare, io sono composto ma scomodo.

(continua a leggere su RivistaStudio)