Uno scaffale allo stand dell'editore Ullstein alla Buchmesse del 2014 (Hannelore Foerster/Getty Images)

Cosa fanno Mondadori e Rizzoli a Francoforte

Il Corriere della Sera spiega i cambiamenti nell'occupazione degli spazi alla più importante fiera del libro per i due grandi editori in trattative e in tempi tempestosi

Uno scaffale allo stand dell'editore Ullstein alla Buchmesse del 2014 (Hannelore Foerster/Getty Images)

Il Corriere della Sera si occupa sabato della presenza italiana alla prossima fiera del libro di Francoforte che si tiene tra il 14 e il 18 ottobre: un articolo di Ranieri Polese anticipa alcune scelte nel posizionamento degli spazi espositivi degli editori italiani, che sono significative di tendenze e arie che tirano. L’investimento sulla visibilità in una fiera così importante, e le opportunità ottenute dagli editori, sono un sintomo notevole dello stato del business. Polese spiega in particolare con quale approccio arriveranno a Francoforte i due grandi editori italiani Mondadori e Rizzoli, in un anno in cui i progetti di acquisizione di Rizzoli libri da parte di Mondadori – tuttora in fase di discussione – sono stati l’avvenimento principale del mondo editoriale italiano.

Entrambi non avranno i tradizionali stand-vetrina, ma spazi dedicati alla vendita di diritti e a incontri fra editor. La differenza che si noterà è nella collocazione di queste «postazioni di lavoro»: se la Rcs, seppure in dimensioni ridotte, sta insieme agli altri italiani che ora si trovano al piano terreno della Halle 5, Mondadori sarà nel Business Club del foyer della Halle 4, il padiglione tradizionalmente occupato da editori di libri illustrati. Gli altri editori italiani, presenti negli anni passati, ci saranno tutti. Con i loro stand.

La crisi del business dei libri aveva già generato contrazioni generali degli spazi alla fiera l’anno scorso, spiega Polese. La Fiera – nota anche col nome tedesco di Buchmesse – esiste dal 1949 ed è la più importante in Europa. A differenza di altri eventi legati ai libri a cui sono abituati i lettori e visitatori italiani, è dedicata soprattutto agli addetti ai lavori e alle trattative sugli acquisti di diritti, sulle traduzioni, e sui rapporti internazionali tra editori, agenti letterari ed autori. Tornando a Mondadori, l’autore dell’articolo del Corriere della Sera ha sentito l’amministratore delegato insediato di recente dopo l’allontanamento a gennaio del direttore generale Ricky Cavallero.

Per Enrico Selva Coddé, amministratore delegato della Mondadori Libri Area trade, la scelta del business club «non è tanto un problema di costi, quanto di forme della comunicazione. Ritengo che sia più importante che ci siano le persone, gli editor e, ovviamente, chi si occupa dei diritti; un po’ meno che ci siano le cose. A Francoforte è decisamente importante esserci, e Mondadori c’è». Perché nella Halle 4 e non nella 5, con gli altri italiani, così come ha fatto Rcs? «Chiedevamo agli organizzatori della Fiera un luogo con capacità di accoglienza, sono loro che ci hanno proposto questo spazio, ci è sembrato adatto, meglio che mettere dei tavoli dove c’era lo stand».

Per Rizzoli, potenziali acquisiti, sarà una presenza a Francoforte ancora più particolare: potrebbe essere l’ultima con l’assetto attuale, e incombono potenziali cambiamenti radicali di ruoli, impostazioni, strategie.

«Lo stand del gruppo sarà circa la metà di quello dell’anno scorso» dice Massimo Turchetta, direttore Libri trade Rcs. «Sarà una postazione di lavoro, non una vetrina o uno stand di rappresentanza; i libri alle pareti saranno quelli di cui vendiamo i diritti. Otto tavoli, una sistemazione sobria, asciutta, stile un po’ rifugio alpino». La mancanza dell’effetto vetrina peserà molto? «Non credo, il lavoro che si fa non cambia».
Si dice che la flessione del mercato, cominciata tre anni fa, si va arrestando. «Secondo i dati Gfk, addirittura, agosto ha fatto segnare un 4,2% in più. Nei primi otto mesi prevaleva il segno negativo, meno 2%. Forse l’anno chiuderà con un meno 1, che è comunque un miglioramento di fronte alle cifre di due, tre anni fa. Il nostro gruppo, addirittura, segna un più 1,3%. Millennium 4 è partito benissimo».
Molti sostengono che una parte della crisi sia da addebitare alla mancanza di mega-seller. «Se i bestseller tipo Grisham o Follett non vendono più come dieci anni fa, ci sono libri insospettabili che vanno benissimo. Per esempio le Lezioni di fisica di Rovelli (300 mila copie); c’è stato il fenomeno dei Braccialetti rossi, o il successo de L’intestino felice, qualcosa che è nuovo, non esisteva prima. Nella categoria intrattenimento John Green è intorno al milione di copie, i libri di Masha e Orso hanno stravenduto. Di certo, però, c’è la minore permanenza di un libro in testa alla classifica: prima ci restava almeno 2 mesi e mezzo; ora, due settimane (Rovelli è stato un’eccezione)»

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