• Scienza
  • martedì 15 settembre 2015

L’arrivo di Darwin alle Galápagos, 180 anni fa

Il grande naturalista arrivò in vista delle isole il 15 settembre del 1835, tappa di un viaggio fondamentale per quella che sarebbe diventata la teoria dell'evoluzione

(Peter Macdiarmid/Reportage by Getty Images)

Il 15 settembre di 180 anni fa la nave britannica Beagle su cui viaggiava Charles Darwin arrivò alle Galápagos, le isole nell’oceano Pacifico a un migliaio di chilometri dalla costa occidentale del Sudamerica che sarebbero diventate famose in tutto il mondo proprio grazie a Darwin e ai suoi studi. Sull’arcipelago, e più in generale nel corso di tutto il viaggio sul Beagle, Darwin catalogò centinaia di specie, ne osservò caratteristiche e differenze, mettendo insieme informazioni che avrebbe poi utilizzato negli anni seguenti per elaborare e definire meglio la sua teoria dell’evoluzione. Il viaggio fu raccontato da Darwin nel The Voyage of the Beagle (in Italia Viaggio di un naturalista intorno al mondo) nel 1839, contribuendo alla sua fama in ambito accademico e tra gli studiosi.

Il Beagle
Il Beagle era un brigantino della Royal Navy britannica varato nel maggio del 1820 e utilizzato cinque anni dopo, con alcune modifiche, per un primo viaggio di esplorazione in Patagonia e nella Terra del Fuoco che durò fino al 1830 con diverse traversie: il capitano Pringle Stokes cadde in una profonda depressione e nel 1828 si sparò, rendendo necessaria la sua sostituzione con il tenente Robert Fitzroy, che avrebbe condotto il Beagle nel suo secondo viaggio. Come altre imbarcazioni di quella stazza, il brigantino era utilizzato per compiere esplorazioni in giro per il mondo, sia con scopi scientifici sia per valutare la presenza di nuovi territori con cui instaurare rapporti commerciali o su cui stabilire colonie.

Beagle

Darwin a bordo
Nel 1831 fu deciso di affidare al Beagle una nuova serie di esplorazioni, sempre sotto il comando di Fitzroy, e furono avviati lavori per rinforzare la nave e modificarne la capienza. Fu lo stesso capitano a insistere per avere a bordo qualcuno che non facesse parte dell’equipaggio ordinario: un civile con il quale si potesse confrontare e che al tempo stesso ne capisse di scienza e natura. Gli fu consigliato di prendere a bordo Charles Darwin, un ragazzo di 22 anni che si interessava di geologica e biologia. Darwin inizialmente rifiutò l’offerta, considerato che non erano previste retribuzioni e che la durata stessa del viaggio era molto vaga; poi fu convinto all’ultimo da alcuni conoscenti e accettò di incontrarsi con Fitzroy: fece una buona impressione al capitano e fu trovato un accordo per il viaggio.

Il viaggio sul Beagle
Il Beagle salpò da Plymouth il 27 dicembre del 1831 per un viaggio che sarebbe durato quasi cinque anni con l’obiettivo primario di rilevare i profili costieri del Sudamerica sia sull’Atlantico sia sul Pacifico, proseguendo poi verso l’Australia, nell’oceano Indiano passando per le Mauritius e in seguito per Città del Capo (Sudafrica) tornando poi verso le coste del Brasile e infine facendo rotta nuovamente verso Plymouth. Per motivi tecnici e di condizioni del mare, il Beagle fece spesso lunghe soste nei porti lungo le coste del Sudamerica, cosa che permise a Darwin di trascorrere molto tempo a terra per effettuare i suoi studi e le sue ricerche su flora e fauna.

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Galápagos
Il Beagle arrivò in vista dell’arcipelago delle Galápagos il 15 settembre del 1835, dopo essere stato in viaggio per circa una settimana in seguito alla partenza da Lima (Perù). Il giorno seguente furono calate le ancore nei pressi dell’isola di San Cristóbal (Chatham) dove per la prima volta Darwin venne in contatto con una fauna ricchissima che comprendeva uccelli tropicali, iguane marine, delfini, leoni marini e tartarughe giganti. Era anche interessato alla formazione geologica delle isole, di natura vulcanica, e rimase deluso nel constatare che non ci fossero vulcani attivi. Darwin restava sull’isola a fare le sue ricerche mentre il Beagle conduceva le rilevazioni geografiche sulla conformazione della costa.

Nei giorni seguenti il brigantino raggiunse l’isola di Charles, sotto il controllo dell’Ecuador, dove fu spiegato a Darwin che poteva essere riconosciuta l’isola di provenienza delle tartarughe a seconda della forma del loro guscio. Non ci fece molto caso sul momento, ma quell’informazione gli sarebbe stata utile in seguito quando si trattò di elaborare le sue teorie sulla differenziazione delle specie e la loro evoluzione, legata anche al contesto in cui vivono e si riproducono gli animali. Nei giorni seguenti, proseguendo il suo viaggio nelle Galápagos, Darwin fece osservazioni sull’iguana terrestre delle Galápagos, un rettile endemico di quelle isole. Identificò anche alcune specie di uccelli fino ad allora sconosciute in Europa.

Charles Darwin raccolse anche una quantità considerevole di campioni, tra piante, rocce e piccoli animali, che avrebbero in seguito arricchito le collezioni del British Museum. E furono proprio le sue osservazioni e i materiali riportati dal viaggio del Beagle a farlo conoscere prima che elaborasse le sue principali teorie legate all’evoluzione.

Tartaruga verde

Cosa resta del viaggio del Beagle
Quando Darwin tornò nel Regno Unito si mise al lavoro per catalogare tutto il materiale che aveva raccolto durante il viaggio del Beagle. Collaborò con Richard Owen, un naturalista molto discusso all’epoca per certe sue posizioni scientificamente stravaganti, ma un grande conoscitore dell’anatomia comparata, cioè lo studio delle strutture anatomiche e delle loro caratteristiche in relazione alle funzioni che assolvono. Grazie ai consigli di Owen, Darwin identificò nei suoi campioni e nei fossili trovati sulle isole la successione di specie simili, a seconda della località, primi indizi per la sua teoria. Negli anni seguenti avrebbe elaborato gli appunti di viaggio concludendo che in natura esista una sorta di “lotta per la vita”, con un ruolo selettivo dell’ambiente sulle varie specie viventi. A differenza delle teorie precedenti, Darwin comprese però il ruolo fondamentale e primario delle mutazioni genetiche, in buona parte casuali, su cui si innestano solo in un secondo momento le dinamiche ambientali. Semplificando, una mutazione genetica porta alcuni esemplari di una specie ad avere casualmente una caratteristica che meglio si adatta all’ambiente in cui vivono, rendendo loro un vantaggio evolutivo che porta questi esemplari a fare evolvere la specie.

Il Beagle tra il 1837 e il 1843 compì un terzo viaggio dedicato soprattutto a definire con più precisione i profili costieri dell’Australia. Negli anni seguenti fu utilizzato come vascello della Guardia costiera nell’Essex, fino a quando non fu fatto arenare e in seguito rimosso dal delta del fiume Roach. Alla nave furono assegnati diversi nomi in questo periodo e alla fine se ne perse quasi totalmente traccia. Nel 2000 Robert Prescott della University of St Andrews ha identificato l’ultimo nome con cui fu registrato il Beagle e negli anni seguenti sono state ritrovate in un’area fangosa del fiume Roach alcune tracce del legname utilizzato per costruire il brigantino.

Su Marte
Il lander britannico che sarebbe dovuto atterrare sulla superficie di Marte il 25 dicembre 2003 fu chiamato Beagle-2 in onore del brigantino famoso per le sue esplorazioni e per le ricerche di Charles Darwin. Sfortunatamente il lander smise di comunicare con la Terra poco prima ti toccare il suolo marziano. Nel gennaio di quest’anno, ESA e NASA hanno trovato il punto su Marte in cui probabilmente si trova Beagle-2, confermando che l’atterraggio andò a buon fine e che ci furono altre cause per la mancata trasmissione di dati.

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