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  • venerdì 4 settembre 2015

È stato ucciso un altro leader dei nativi brasiliani

E i nativi accusano un proprietario terriero della zona: è una storia che va avanti da decenni

La manifestazione per la morte di Simao Vilhalva davanti al palazzo presidenziale di Brasilia, Brasile. (AP Photo/Eraldo Peres)

Semiao Vilhalva, uno dei leader dei nativi brasiliani Guarani-Kaiowà, è stato ucciso da alcuni uomini armati durante un attacco alla comunità Nanderu Marangatu, nella città di Joao Antonio nello stato brasiliano di Mato Grosso do Sul, che si trova al confine con il Paraguay. L’omicidio – secondo Survival International – è avvenuto durante un accerchiamento del villaggio da parte di uomini armati inviati dai proprietari terrieri delle piantagioni di canna da zucchero, che occupano quasi tutto il territorio dello stato, come risposta a un tentativo di occupazione da parte della comunità dei nativi che le considerano la loro terra originaria. Il governo federale ha inviato l’esercito per contenere la tensione.

La piantagione dove vive la comunità nativa appartiene a Roseli Silva, un imprenditore che è stato accusato dai nativi di aver ordinato l’attacco con l’appoggio di politici locali. Lo stato di Mato Grosso Do Sul è noto per le tensioni tra comunità native e proprietari terrieri: è lo stato con il più alto tasso di omicidi di nativi americani. Un rapporto realizzato da Missionary Indigenous Council dice che tra il 2003 e il 2013 su 754 omicidi di nativi brasiliani, 487 sono avvenuti nel Mato Grosso do Sul. Non è la prima volta che un leader dei guarani viene ucciso, in totale sono 16 negli ultimi dieci anni; a giugno è stato incendiato un villaggio della comunità Kurusu Mba.

Dal 1993 i nativi guarani hanno chiesto al governo la restituzione della loro terra originaria, con la quale mantengono un legame religioso molto forte. Nonostante le promesse del governo, le più grandi aziende nel Mato Grosso do Sul occupano 2,4 milioni di ettari, mentre le comunità native hanno a disposizione 77mila ettari di riserve, dove ci sono insediamenti sovraffollati e con condizioni igienico-sanitarie tutt’altro che ideali. La “Ruralista” – la lobby dei proprietari terrieri – ha però sempre impedito il ritorno delle comunità nelle proprie terre originarie, spesso sfruttando i nativi come mano d’opera con il benestare delle autorità statali.

Lo scorso mese le Nazioni Unite hanno fatto un richiamo ufficiale al Brasile per le condizioni delle comunità guarani. Dal 2000 al 2013 ci sono stati anche 662 suicidi nelle comunità native, la maggior parte nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni, e la scarsa assistenza sanitaria ha contribuito alla morte di più di 14 mila persone negli ultimi cinque anni. La regione detiene anche il primato nazionale per la malnutrizione dei bambini.

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