(Roberto Monaldo/LaPresse)

Il Movimento 5 Stelle è cambiato?

Non ci sono più espulsioni, c'è un "direttorio", i parlamentari vanno in tv, collaborano con il PD e organizzano incontri nel cui titolo compare la parola "governo"

(Roberto Monaldo/LaPresse)

Il Movimento 5 Stelle si è presentato per la prima volta alle elezioni nel febbraio del 2013 ottenendo un rilevantissimo 25,55 per cento dei voti alla Camera e il 23,79 per cento al Senato. Da quel momento si è parlato del partito di Beppe Grillo soprattutto per raccontarne le infinite riunioni politiche trasmesse in streaming, le espulsioni di molti deputati e senatori dai gruppi parlamentari, il ruolo di leadership di Grillo e Casaleggio, le iniziative parlamentari principalmente di ostruzionismo. In due anni e mezzo all’interno del Movimento 5 Stelle sono però cambiate molte cose, tanto che alcuni parlano di “metamorfosi grillina” e altri di “tradimento delle origini”.

I fuoriusciti
Diversi parlamentari nel corso del tempo hanno lasciato i gruppi del M5S alla Camera e al Senato passando al gruppo misto: alcuni sono stati espulsi per violazione del “codice di comportamento” (quello che hanno dovuto sottoscrivere al momento della candidatura), altri hanno lasciato il gruppo per solidarietà con i colleghi o per dissensi interni. Dalle elezioni politiche e fino ai primi mesi del 2015 le notizie riguardo espulsioni o abbandoni sono state piuttosto frequenti, ma sono mesi che la situazione sembra essersi assestata. Alla Camera il Movimento di Beppe Grillo aveva ottenuto 109 seggi: 18 deputati hanno lasciato il gruppo, gli ultimi lo scorso gennaio. Al Senato il M5S aveva ottenuto 54 seggi: i senatori usciti dal gruppo in meno di due anni sono 18, l’ultimo sempre lo scorso gennaio. Negli ultimi sette mesi non ci sono più stati abbandoni.

Il direttorio
Nel novembre del 2014 sul blog di Beppe Grillo era stato pubblicato un comunicato in cui si chiedeva agli iscritti al partito di approvare la decisione di nominare in blocco cinque persone scelte da Grillo che da lì in poi si sarebbero incontrate regolarmente con lo stesso Grillo «per esaminare la situazione generale, condividere le decisioni più urgenti e costruire, con l’aiuto di tutti, il futuro del Movimento 5 Stelle». Il direttorio è composto da Luigi De Maio, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Roberto Fico.

Si è trattato di una novità piuttosto importante all’interno di un movimento dove “uno vale uno”, dove gli incarichi di capigruppo sono sempre stati a rotazione e dove non c’è mai stata nessuna figura dirigenziale ufficialmente intermedia tra il leader e i militanti. La candidatura di Carlo Freccero per il consiglio di amministrazione della Rai per esempio è stata decisa dal direttorio e non è stata sottoposta al voto della rete.

La tv e le piazze
Non è semplice indicare una data o un momento preciso, ma è chiaro che per il Movimento 5 Stelle è iniziata una «nuova fase» anche dal punto di vista della comunicazione. Nella campagna per le elezioni regionali del 2015, Beppe Grillo si è impegnato molto meno rispetto al passato e non in prima persona. In un’intervista al Corriere della Sera, aveva spiegato che il Movimento non era una cosa che potevano continuare a gestire solo lui e Casaleggio – «Siamo cresciuti, abbiamo altri numeri» – e lo scorso agosto ha annunciato di volersi «defilare».

Nell’intervista al Corriere il leader del M5S aveva anche dichiarato: «le piazze non funzionano più». All’epoca della loro elezione in Parlamento, ai deputati e ai senatori del Movimento 5 Stelle venne proibito di partecipare ai talk show televisivi: la regola col tempo si è molto ammorbidita fino a essere di fatto eliminata (nonostante sia ancora presente nel “Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento”). Potrebbe cambiare qualcosa anche nella selezione dei candidati e potrebbe cambiare la regola per cui ogni iscritto al blog può proporre la propria candidatura e essere votato innanzitutto dagli altri iscritti. Per le elezioni comunali di Bologna del 2016 i consiglieri uscenti Massimo Bugani e Marco Piazza hanno infatti ipotizzato di selezionare i nomi in lista limitando il potere di scelta della rete.

Gli incontri
Nella trasformazione del Movimento c’è anche la recente partecipazione a una serie di eventi del tutto inedita. A fine agosto il deputato del Movimento 5 Stelle Mattia Fantinati è stato invitato a parlare al convegno annuale del movimento cattolico Comunione e Liberazione, il cosiddetto “Meeting” che si tiene a Rimini. Ha accettato, pur tenendo un discorso molto severo e polemico nei confronti della stessa Comunione e Liberazione. In aprile alcuni parlamentari hanno chiesto e ottenuto un incontro con l’arcivescovo Rino Fisichella in vista del Giubileo straordinario.

Domenica prossima la senatrice Barbara Lezzi parlerà al Forum Ambrosetti di Cernobbio alla presenza di capi di stato, ministri, economisti e presidenti e amministratori delegati dei principali gruppi internazionali e nazionali. Infine il prossimo ottobre si svolgerà all’autodromo di Imola la manifestazione nazionale del Movimento 5 Stelle: durante la prima edizione (al Circo Massimo, nel 2014) era stato lanciato il referendum per l’uscita dall’euro. Il tema di quest’anno, invece, sarà “M5S al governo”.

In parlamento
Poi c’è il lavoro parlamentare. Pur continuando a fare opposizione, il Movimento 5 Stelle ultimamente si è dimostrato più disponibile che in passato a collaborare con altri partiti. In commissione Giustizia del Senato i parlamentari del M5S hanno votato insieme al Partito Democratico per mandare avanti il disegno di legge sulle unioni civili. Sempre con il PD e con SEL hanno contribuito all’approvazione del ddl sugli ecoreati. Infine hanno cambiato posizione su alcuni temi: sull’immigrazione, innanzitutto. Scrive Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di oggi:

«Anche se ogni tanto il blog continua a dare sponda a chi dei profughi ha soprattutto paura, la linea scelta è quella di premere perché l’Europa affronti il problema delle quote e di criticare governo e partiti per gli affari fatti fiorire intorno all’accoglienza. Lontani dai post in cui ci si chiedeva quanti sono i Kabobo d’Italia (il ghanese che aveva ucciso con un piccone tre persone a Milano) o che spiegavano come i barconi potessero riportarci la tubercolosi. Una nuova linea, dovuta – oltre che alla sensibilità di molti degli eletti – al fatto che di Salvini ce n’è già uno».