Il Presidente del Guatemala Otto Perez Molina arriva a una conferenza stampa il 31 agosto 2015. (AP Photo/Moises Castillo)
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  • giovedì 3 Settembre 2015

Il presidente del Guatemala si è dimesso

È accusato di corruzione, il Parlamento gli aveva appena tolto l'immunità: ma in ogni caso domenica si vota

Il Presidente del Guatemala Otto Perez Molina arriva a una conferenza stampa il 31 agosto 2015. (AP Photo/Moises Castillo)

Il presidente del Guatemala, Otto Pérez Molina, si è dimesso. Martedì 1 settembre il parlamento del Guatemala gli aveva ritirato l’immunità – il privilegio di cui godono alcuni soggetti giuridici, come i capi di Stato, in considerazione della loro funzione istituzionale – consentendo alla procura di incriminarlo per corruzione; poche ore dopo un giudice ha accolto la richiesta dei procuratori di ordinare al presidente di non lasciare il paese. Nella notte invece la procura ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti. L’avvocato di Pérez ha annunciato che l’ex presidente si presenterà davanti al giudice nelle prime ore della giornata e in un messaggio ha scritto che Pérez si è dimesso per mantenere l’istituzionalità del governo e risolvere in maniera privata il processo che lo vede coinvolto:

Pérez, che ha 64 anni ed era in carica dal 2012, è accusato insieme ad altri membri del suo governo di essere coinvolto in una rete di frodi doganali: secondo la procura avrebbero ricevuto tangenti da imprenditori per ridurre i dazi. Da maggio gruppi di cittadini guatemaltesi manifestavano per chiedere le sue dimissioni. Pérez si dice innocente e fino a poche ore fa diceva di non avere intenzione di dimettersi, ma ha detto di essere disposto a dimostrare la sua innocenza in un processo. Pérez era in ogni caso alla fine del suo mandato da presidente – domenica si vota, avrebbe dovuto comunque lasciare l’incarico a gennaio – ma la sua incriminazione e le sue dimissioni sono viste da molti come un gesto di grande importanza politica e simbolica, in un paese dove la corruzione è diffusissima.

Il Guatemala è uno stato dell’America Centrale, in cui si parla spagnolo: confina a nord e nordovest con il Messico, ad nordest con il Belize e a sud e sud est con El Salvador e l’Honduras. È una repubblica presidenziale con una storia politica di colpi di stato e guerra civile. Lo stesso Otto Pérez Molina è stato un generale durante il regime militare. Il sistema giudiziario del paese è malfuzionante e corrotto e per questo motivo è stata creata nel 2007 la CICIG, la Commissione Internazionale Contro l’Impunità in Guatemala: un esperimento delle Nazioni Unite nato per combattere attivamente la corruzione nel paese, contrastare la criminalità organizzata e smantellare i traffici illeciti, a fianco del sistema giudiziario locale.

La vicenda che ha portato alle dimissioni di Pérez è iniziata tra aprile e maggio, proprio in seguito alle indagini della CICIG e del ministero degli Interni. L’operazione congiunta ha trovato le prove di una serie di operazioni illegali grazie ad intercettazioni e risorse che sarebbero state fuori dalla portata per i soli procuratori guatemaltesi. Il caso che coinvolge di più Pérez è legato a frodi doganali e al momento ha come protagonista la ex vicepresidente, Roxana Baldetti, che si è dimessa l’8 maggio ed è stata arrestata il 22 agosto. Il New York Times scrive che Baldetti è formalmente accusata di corruzione perché secondo la procura avrebbe incassato tangenti del 50 per cento su tutti i dazi doganali, per un totale di 3,8 milioni di dollari, tra il maggio del 2014 e lo scorso aprile. In cambio avrebbe assicurato agli imprenditori e ai commercianti la riduzione dei dazi. Attualmente è detenuta in una base militare. Uno dei suoi principali collaboratori, Juan Carlos Monzón, è accusato di avere un ruolo organizzativo centrale nel sistema di corruzione ed è latitante.

Altri ministri del governo di Pérez sono stati incriminati e si sono dimessi, incluso il ministro delle finanze guatemalteco, Dorval Carías. Da subito manifestazioni in piazza hanno chiesto le dimissioni del presidente e Pérez già a maggio aveva fatto un rimpasto di governo, sostituendo i ministri degli Interni, dell’Energia e dell’Ambiente.

In tutto questo, domenica 6 settembre in Guatemala si terranno le elezioni presidenziali. Pérez non sarebbe stato comunque rieleggibile: il mandato da presidente dura quattro anni e non è rinnovabile, il suo sarebbe scaduto ufficialmente il 14 gennaio 2016. Oggi i candidati in corsa per le elezioni sono Manuel Baldizón, ricco imprenditore dai toni populisti, del Partito Libertà Democratica Rinnovata: aveva perso le precedenti presidenziali contro Pérez e secondo molti una sua vittoria sarebbe una prosecuzione del sistema di corruzione del paese; Jimmy Morales, un attore comico che ha guadagnato consensi nelle ultime settimane; Sandra Torres, ex first lady dal 2008 al 2011 sotto il mandato di Alvaro Colom. Se, come sembra, nessun candidato raggiungerà il 50 per cento dei voti, il ballottaggio tra i due candidati più votati si terrà il 25 ottobre. Accademici e associazioni di cittadini hanno chiesto che le elezioni di domenica vengano rinviate a quando saranno approvate riforme elettorali per rendere più equo e trasparente il processo di voto.