Lilian Lepere durante una trasmissione di RTL.
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  • mercoledì 19 agosto 2015

Un sopravvissuto agli attacchi di Parigi ha denunciato alcune tv e radio francesi

Era quello nascosto nella fabbrica dove si erano rifugiati i fratelli Kouachi dopo l'attentato a Charlie Hebdo: i media l'avevano raccontato a operazione in corso

Lilian Lepere durante una trasmissione di RTL.

In Francia è stata aperta un’indagine sul comportamento di alcune televisioni e radio francesi durante una delle fasi degli attentati terroristici a Parigi dello scorso gennaio. L’ufficio del procuratore di Parigi ha comunicato l’apertura dell’indagine dopo una denuncia di Lilian Lepere, un cittadino francese che era rimasto nascosto in un armadio sotto un lavandino nella fabbrica di Dammartin-en-Goële dove si erano barricati i due fratelli Kouachi, responsabili della strage alla sede di Charlie Hebdo. Lepere ha accusato televisioni e radio di avere reso nota la sua presenza all’interno della fabbrica, quando ancora i due attentatori non ne erano a conoscenza, e di avere quindi messo in pericolo la sua vita.

L’episodio a cui si riferisce l’indagine avvenne poche ore prima della grande operazione di polizia che portò all’uccisione di Said e Cherif Kouachi. Due giorni prima, il 7 gennaio, i fratelli Kouachi erano entrati nella sede di Charlie Hebdo, storico settimanale satirico francese che già in precedenza era stato preso di mira da estremisti islamici a causa delle sue vignette su Maometto. I Kouachi avevano sparato con dei kalashnikov uccidendo 12 persone, tra cui i famosi disegnatori francesi Stéphan Charbonnier (che si firmava Charb) e George Wolinski. Poi erano scappati ed erano stati individuati due giorni dopo in una fabbrica di Dammartin-en-Goële, a circa 45 chilometri a nord-est di Parigi. Qui erano rimasti circondati dalla polizia per diverse ore, senza sapere – almeno apparentemente – della presenza di Lepere nell’edificio: Lepere sarebbe uscito dalla fabbrica solo alla fine dell’operazione di polizia, durante la quale morirono i due fratelli Kouachi.

Associated Press ha ricostruito come la presenza di Lepere nella fabbrica a Dammartin-en-Goële sia stata resa pubblica. Il 9 gennaio, mentre la polizia francese circondava lo stabilimento dove si erano rifugiati i fratelli Kouachi, il parlamentare francese Yves Albarello disse alla radio RMC che un impiegato della fabbrica si era nascosto nell’edificio. Poco dopo la sorella di Lepere confermò la storia in un’intervista alla televisione pubblica francese France 2: disse anche che lei e gli altri familiari di Lepere avevano smesso di chiamarlo al telefono per non rischiare che lui fosse scoperto dai due attentatori. Nel frattempo riportò la storia anche un giornalista della televisione TF1.

Un mese dopo un’organizzazione francese che si occupa di monitorare le attività dei media, la CSA, criticò formalmente 16 televisioni e radio francesi riguardo al modo in cui erano stati trattati gli attacchi terroristici. La CSA non si riferiva solo al caso di Lepere, ma anche ad altri due episodi: alla diffusione del video che mostrava uno dei due fratelli Kouachi sparare a un poliziotto fuori dalla sede di Charlie Hebdo, e a una situazione con ostaggi che si era verificata sempre il 9 gennaio a un supermercato kosher di Parigi, piuttosto simile a quella che sarebbe successa a Dammartin-en-Goële.

Questo secondo episodio era in qualche modo legato agli attacchi di Charlie Hebdo, nel senso che l’attentatore – Amedy Coulibaly – aveva in passato frequentato uno dei due fratelli Kouachi e probabilmente i tre avevano collaborato in qualche modo nell’organizzazione degli attentati a Parigi (anche se dissero di agire per conto di gruppi diversi: i fratelli Kouachi per al Qaida, Coulibaly per l’ISIS). Quel giorno Coulibaly entrò nel supermercato kosher e prese diversi ostaggi. Durante il sequestro alcune persone, aiutate da un dipendente del supermercato, riuscirono a nascondersi in una cella frigorifero in attesa dell’intervento della polizia: l’emittente televisiva francese, BFMTV, era venuta a sapere della notizia e la raccontò in diretta, mettendo a rischio la vita degli ostaggi nascosti. Tre mesi dopo sei persone nascoste nella cella frigorifero e sopravvissute all’attacco denunciarono BFMTV.

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