Alcuni manifestanti palestinesi durante una manifestazione vicino Nablus, in Cisgiordania (JAAFAR ASHTIYEH/AFP/Getty Images)
  • Mondo
  • sabato 1 Agosto 2015

Gli scontri in Cisgiordania dopo la morte del bambino palestinese di 18 mesi

Tra centinaia di palestinesi e i soldati israeliani; ci sono due morti – due ragazzi di 17 anni – e decine di feriti

Alcuni manifestanti palestinesi durante una manifestazione vicino Nablus, in Cisgiordania (JAAFAR ASHTIYEH/AFP/Getty Images)

Venerdì 31 luglio ci sono stati nuovi scontri in diverse città della Cisgiordania fra palestinesi e soldati israeliani. Gli scontri sono avvenuti durante le molte proteste per la morte di un bambino palestinese di 18 mesi avvenuta a causa di un incendio appiccato a una casa di Douma, in Cisgiordania, nella notte fra il 30 e il 31 luglio. I responsabili dell’incendio non sono ancora stati individuati. Negli scontri di venerdì ci sono stati due morti e diversi feriti: un ragazzo palestinese di 17 anni è stato ucciso vicino alla recinzione che separa la Striscia di Gaza dal territorio israeliano, un altro 17enne è morto nella periferia di Ramallah e più di una decina di altri palestinesi sono rimasti feriti in diverse città della Palestina. A Gerusalemme un soldato israeliano è invece rimasto lievemente ferito dopo alcuni scontri. Haaretz, uno dei più importanti quotidiani israeliani, ha scritto che l’esercito israeliano ha dichiarato «uno stato di allerta speciale in Cisgiordania, cosa che fra l’altro vieta ai palestinesi che lavorano in città israeliane di recarsi in Israele».

Secondo Ashraf al-Qudra, il portavoce del ministero della Salute palestinese, il ragazzo di 17 anni ucciso nella Striscia di Gaza è morto in seguito alle ferite riportate durante una sparatoria con alcuni soldati israeliani. Un portavoce dell’esercito israeliano ha commentato l’episodio spiegando che «due individui sospetti si sono avvicinati alla recinzione di sicurezza che delimita a nord la Striscia di Gaza», e che quando uno dei due ha continuato ad avanzare nonostante alcuni spari di avvertimento «l’esercito gli ha sparato mirando alle gambe».  Per quanto riguarda il 17enne ucciso vicino Ramallah, il New York Times ha scritto citando fonti palestinesi che il ragazzo è stato ucciso da un cecchino dell’esercito israeliano. Una portavoce dell’esercito ha spiegato che il ragazzo aveva lanciato una bomba contro i soldati israeliani.

Gli scontri più gravi fra palestinesi e soldati israeliani sono avvenuti a Hebron e Halhul, in Cisgiordania, e a Gerusalemme. A Hebron circa 200 palestinesi si sono radunati per protestare per la morte del bambino di Douma e hanno tirato sassi e bombe contro l’esercito israeliano. I soldati hanno risposto utilizzando gas lacrimogeno e proiettili: un uomo palestinese è rimasto ferito dopo che un soldato gli ha sparato a una gamba. Ad Halhul quattro palestinesi che lanciavano pietre all’esercito israeliano sono rimasti feriti dopo che i soldati hanno reagito sparando proiettili di gomma e gas lacrimogeno. Secondo alcune fonti di Haaretz, nella parte orientale di Gerusalemme alcuni ragazzi palestinesi col volto coperto hanno lanciato bombe e pietre, provocando l’intervento di molti agenti di polizia israeliani. Altri scontri sono avvenuti nel campo profughi di Shuaafat, che si trova in Cisgiordania a nord di Gerusalemme: 11 persone sono rimaste ferite.