• Italia
  • sabato 25 Luglio 2015

Cosa succede con le scuole religiose

La Corte di Cassazione ha stabilito che due scuole cattoliche di Livorno dovranno pagare gli arretrati della vecchia ICI: lo stesso potrebbe succedere in molti altri comuni

La Corte di Cassazione ha stabilito che due scuole paritarie cattoliche del comune di Livorno dovranno pagare al Comune l’ICI – l’imposta oggi sostituita dall’IMU – per quanto riguarda il periodo dal 2004 al 2009. Le due scuole dovranno pagare in tutto 422 mila euro. La Cassazione ha ribaltato i primi due gradi di giudizio che avevano dato ragione alle scuole. Secondo il Comune di Livorno si tratta della prima importante sentenza che in Italia obbliga una scuola cattolica a pagare l’ICI, la cui esenzione per le strutture controllate dalla Chiesa cattolica è da anni oggetto di dibattito. In seguito alla sentenza della Cassazione, il segretario generale della CEI Nunzio Galantino ha parlato all’ANSA di una «sentenza pericolosa, ideologica», che mette in pericolo «la garanzia di libertà di educazione richiesta anche dall’Europa».

Dal 1992 al 2014 il governo italiano ha previsto l’esenzione dell’ICI per gli edifici «destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive» (fra cui quindi anche molte strutture della Chiesa). Un decreto legge “interpretativo” dell’agosto del 2006 ha chiarito che la legge del 1992 riguarda edifici che «non abbiano esclusivamente natura commerciale». La sentenza della Cassazione di venerdì 24 luglio ha stabilito che le due scuole di Livorno debbano essere considerate attività di tipo commerciale perché i genitori degli alunni pagano una quota di iscrizione. La Cassazione ha respinto anche la linea di difesa delle due scuole, che si lamentavano di essere in perdita: la Corte ha detto che anche un’azienda può essere in perdita, ma è comunque tenuta a pagare le imposte patrimoniali sugli immobili in suo possesso. Per questi due motivi le scuole non possono rivendicare alcun tipo di esenzione per l’ICI negli anni dal 2004 al 2009 e quindi devono versare i 422 mila euro non pagati all’epoca.

La conseguenza principale della sentenza è che ora molti altri comuni potrebbero richiedere alle scuole private di pagare l’ICI arretrata e portare il caso in tribunale. In Italia ci sono poco meno di 14 mila scuole paritarie di cui circa il 63 per cento sono cattoliche. Circa un milione di studenti frequentano questo tipo di istituti. Galantino ha detto che la sentenza mette a rischio la «sopravvivenza» degli istituti paritari, ma si tratta di uno scenario comunque molto improbabile. Per realizzarsi centinaia di sindaci dovrebbero decidere di fare causa alle scuole private nei loro comuni, cosa al momento piuttosto improbabile. Molti partiti politici, inoltre, sono contrari alla tassazione delle scuole paritarie e religiose.

La sentenza non cambia invece la situazione attuale che è stata regolata nel luglio dell’anno scorso dal governo Renzi. Attualmente le scuole paritarie sono esentate dal pagamento di IMU e TASI (le imposte che hanno sostituito l’ICI) sulla base del costo delle loro rette scolastiche. Se il costo della retta annuale è inferiore a una certa cifra – che si aggira tra seimila e settemila euro a seconda del tipo di scuola – l’istituto non è tenuto a pagare alcuna imposta. Non sono disponibili percentuali esatte, ma questo sistema ha garantito l’esenzione del pagamento alla maggioranza delle scuole paritarie.