Oskar Groening, 14 luglio 2015 (Axel Heimken/picture-alliance/dpa/AP Images)
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  • mercoledì 15 luglio 2015

Oskar Gröning è stato condannato

L'anziano ex nazista sotto processo in Germania è stato condannato a quattro anni di carcere

Oskar Groening, 14 luglio 2015 (Axel Heimken/picture-alliance/dpa/AP Images)

Oskar Gröning, un ex nazista di 94 anni, è stato giudicato colpevole e condannato a quattro anni di carcere dal tribunale di Lüneburg (Germania, Bassa Sassonia), davanti al quale era sotto processo per essersi reso «complice di almeno 300mila crimini» commessi ad Auschwitz fino al 1944. Per l’applicazione della condanna – che non è comunque definitiva e che è leggermente superiore a quanto richiesto dall’accusa – andranno comunque verificate le sue condizioni di salute.

Il processo era iniziato lo scorso 21 aprile. La procura tedesca il 7 luglio aveva chiesto tre anni e mezzo di carcere e aveva limitato la sua accusa al periodo in cui Gröning aveva lavorato nel campo di Auschwitz-Birkenau, tra il 16 maggio e l’11 luglio del 1944: due mesi durante i quali arrivarono al campo 137 treni con circa 425 mila persone deportate dall’Ungheria, di cui almeno 300 mila vennero immediatamente inviate nelle camere a gas perché inabili al lavoro. Secondo l’accusa Oskar Gröning non poteva non essere a conoscenza di quanto stava accadendo: è stato esplicitamente accusato di aver «fornito benefici economici al regime nazista e di aver sostenuto l’impresa sistematica degli assassinii».

Il settimanale tedesco Spiegel, che aveva intervistato Gröning nel 2005, lo aveva soprannominato “il contabile di Auschwitz”. Nato nel 1921 a Brema da una famiglia molto nazionalista, Oskar Gröning è rimasto orfano della madre a 4 anni ed è stato cresciuto dal padre, che faceva parte dell’organizzazione paramilitare Der Stahlhelm per «la rigenerazione del popolo tedesco». A 18 anni Gröning ha aderito al Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi (NSDAP) e un anno dopo è entrato a far parte delle Waffen SS, forza armata della Germania nazista nata nel marzo 1933 come braccio militare delle SS. A causa delle sue competenze contabili, nel 1942 venne inviato al campo di Auschwitz-Birkenau dove rimase per due anni: il suo compito era smistare i bagagli dei deportati, contare e classificare il denaro trovato tra i loro effetti personali e inviarlo a Berlino.

Nel 1944 Oskar Gröning venne trasferito al fronte nelle Ardenne. Ferito, fu fatto prigioniero dagli inglesi il 10 giugno del 1945. Terminata la guerra, venne liberato nel 1948 e riprese una vita apparentemente normale; sposato con due figli, ha lavorato e fatto carriera in una società di assicurazioni. Nel 1985 venne coinvolto come testimone a un processo. Le accuse contro di lui – che nel frattempo aveva raccontato la sua esperienza in un libro di memorie, in diverse interviste e anche in un documentario della BBC – vennero però giudicate insufficienti e il procedimento nei suoi confronti venne archiviato.

La situazione è cambiata però nel 2011 con la condanna a cinque anni di reclusione di John Demjanjuk per “concorso in omicidio” di quasi 30 mila persone. Prima del 2011 nel sistema giuridico tedesco per arrivare all’effettiva condanna degli ex nazisti doveva essere provata la responsabilità individuale dell’imputato: dopo il 2011 è diventata sufficiente la sua “partecipazione” in varie forme allo sterminio sistematico e alla cosiddetta “soluzione finale”.

A differenza di John Demjanjuk, Oskar Gröning non ha negato il suo coinvolgimento, confutando anche in modo esplicito gli argomenti dei negazionisti: «È un mio dovere, alla mia età, dire le cose che ho visto e oppormi a coloro che le negano. Ho visto i forni crematori, ho visto le fosse dove si bruciavano i corpi. Voglio che voi sappiate che queste atrocità sono esistite. Io ero lì». Gröning ha descritto nei dettagli alcuni fatti a cui ha assistito, ammettendo che quegli eventi lo hanno ossessionato per tutta la vita: più volte, come ribadito oggi nella sua prima udienza in tribunale, ha chiesto perdono. Ha sempre però parlato di se stesso come di un «piccolo ingranaggio della macchina», dichiarandosi giuridicamente innocente.

Christoph Heubner, vice presidente dell’Internationale Auschwitz Komitee, ha spiegato che «in Germania, 43 ex SS sono stati portati in tribunale: di questi, 9 sono stati condannati al carcere a vita, 25 al carcere e il resto è stato assolto. Si tratta di una percentuale infima». Sono tuttora diverse le indagini aperte contro ex nazisti. La procura di Amburgo sta indagando ad esempio su Hilde Michnia, 93 anni, che si sospetta abbia fatto parte delle SS come guardia nei campi di Bergen-Belsen e Gross-Rosen: avrebbe avuto un ruolo in una “marcia della morte” in cui morirono oltre 1.400 donne. Altri due uomini che facevano parte delle SS a Auschwitz dovranno affrontare un processo per le stesse accuse che sono state rivolte a Oskar Gröning.

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