Una porzione delle patatine fritte del Belgio (Marta Cantoni/Il Post)

Perché le patatine fritte del Belgio sono così buone

C'entra il tipo di patate ma soprattutto il fatto che vengono fritte due volte, spesso nel grasso bovino: a Expo se ne vendono una tonnellata al giorno

Una porzione delle patatine fritte del Belgio (Marta Cantoni/Il Post)

Il profumo si sente appena arrivati sul Decumano, visto che il chiosco delle patatine del Belgio è di fianco al suo padiglione: il quarto a destra. Di solito poi si comincia a vedere la coda, che in molte giornate dura dalla mattina alla sera: c’è gente che compra le patatine già alle 10 di mattina, ma c’è da aspettare parecchio soprattutto agli orari di pranzo e cena. A Expo il chiosco vende circa una tonnellata di patatine al giorno, insieme a 30 chili di ketchup, 30 di maionese, 20 di salsa andalusa (maionese, salsa di pomodoro e peperoni) e 20 di salsa tartara. Il motivo di questo successo è dovuto al tipo di patate utilizzate, alla cottura particolare e alla grande scelta di salse, tipiche della cultura belga: chi è stato in Belgio sa che le patatine fritte del Belgio non sono come le altre.

Le patatine fritte del Belgio vengono fatte con una varietà di patate speciali, che cresce in Belgio e nel nord della Francia, chiamata “Bintje”. In Belgio il clima è perfetto per la coltivazione di patate, grazie alla grande ricchezza di nutrienti nel suolo e al clima umido: le piogge naturali sostituiscono infatti l’irrigazione artificiale. Le frites – come vengono chiamate in Belgio – vengono raccolte, lavate e pelate, prima di essere tagliate: non sono le classiche patatine fritte a fiammifero, vengono tagliate in tre diverse misure ma sempre abbastanza larghe, in modo da essere croccanti fuori e lasciare all’interno una parte di polpa morbida. Le patatine vengono poi fritte una volta, prima di essere congelate e fritte nuovamente prima di essere servite ai visitatori di Expo.

Anche il metodo di frittura è importante per rendere le frites così buone: la doppia frittura va fatta con l’olio vegetale o con il grasso bovino “Blanc de bœuf” – che dà alle patatine belghe quell’odore molto riconoscibile – e la temperatura dell’olio non deve superare i 175 gradi centigradi. Il Belgio è il primo esportatore al mondo di patate fritte surgelate e i belgi ci tengono a sottolineare che le patatine fritte non sono nate in Francia, ma in Belgio: vengono chiamate french fries solo per questioni di marketing, dicono, dato che in Francia non c’è una grande cultura delle patatine, mentre in Belgio ogni pochi metri si trovano chioschi che vendono coni di patatine fritte.

Anche nel chiosco di Expo le porzioni di patatine – che costano 4 euro, ma ce ne sono davvero tante – vengono servite in un cono, con una “tasca” laterale per mettere la salsa scelta. Anche salse ce ne sono moltissime: ketchup, maionese, salse a base di pomodorini e cipolle, piccanti, al curry. Di fianco al chiosco c’è anche un cartonato di James Bint – il nome è un misto di James Bond e della varietà di patata “Bintje” – cioè la mascotte ufficiale delle frites a Expo, con cui la gente può farsi un selfie, e che è il protagonista del video che spiega i segreti delle patatine fritte del Belgio.

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