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  • giovedì 25 giugno 2015

Il pareggio tra Portogallo e Svezia che ha eliminato l’Italia

Il video del finale della partita che ha escluso l'Italia dagli Europei di calcio Under-21 e fatto parlare di "biscotto"

Lo svedese Branimir Hrgota e il portoghese Raphael Guerreiro. (Dalibor Glück/CTK via AP) SLOVAKIA OUT

Mercoledì sera si sono giocate le ultime due partite del girone B degli Europei Under-21 di calcio. La situazione del girone, formato da quattro squadre tra cui l’Italia, era ancora molto incerta e aperta: per qualificarsi l’Italia doveva battere l’Inghilterra e sperare che l’altra partita tra Portogallo e Svezia non finisse con un pareggio. Solo in questo caso l’Italia si sarebbe qualificata in semifinale degli Europei e automaticamente sarebbe stata ammessa alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 (nel calcio le Olimpiadi non sono giocate dalle nazionali maggiori). Le cose però non sono andate bene per l’Italia, che ha vinto la sua partita per 3-1 (doppietta di Benassi e gol di Belotti) ma non ha passato il turno a causa del pareggio 1-1 tra Portogallo e Svezia. Negli ultimi minuti dell’altra partita è successo questo, a dimostrazione di quanto il pareggio andasse bene a entrambe le squadre.

In diversi hanno accusato Portogallo e Svezia di avere fatto un cosiddetto “biscotto”, così da passare entrambe il turno e qualificarsi alle semifinali: negli ultimi minuti della partita i giocatori di entrambe le nazionali hanno tenuto la palla nella propria metà campo, passandosela con dei passaggi facili e ravvicinati senza doversi preoccupare degli avversari.

Il termine “biscotto” deriva dal latino medievale biscoctus, originariamente un composto di bis (“due volte”) e coctus, participio passato di coquĕre, ossia “cuocere”. L’origine della sua trasposizione nello sport con il significato di “combine” o “gara falsata” non è molto chiara. Ci sono due scuole di pensiero. La più “conservativa” sostiene che “biscotto” indichi un risultato sportivo truccato perché simboleggerebbe, come suggerisce l’etimologia, un dolce cotto due volte e che quindi accontenta due parti, o meglio due partecipanti a una competizione sportiva, spesso sfavorendo decisamente un terzo concorrente.  L’altra ipotesi risale invece all’ippica e indica anche qui una gara truccata o falsata. Il biscotto, in questo caso, era un dolce inzuppato di sostanze illegali fatto mangiare a un cavallo allo scopo di alterare le sue prestazioni, secondo una pratica utilizzata molti anni fa. Ai cavalli che dovevano perdere – spesso per far vincere altri cavalli outsider, su cui puntava chi imbrogliava – si davano dei sedativi, così da impedirne la vittoria.

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