(BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 19 giugno 2015

La storia della chiesa di Charleston

La chiesa della strage in South Carolina non è un posto qualsiasi: ha una lunghissima storia di attivismo per i diritti civili e attacchi ricevuti

di Jamelle Bouie – Slate
(BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

Mercoledì sera un uomo di 21 anni ha ucciso nove persone riunite per una preghiera settimanale alla Emanuel African Methodist Episcopal Church di Charleston, in South Carolina. Tra le persone uccise c’è anche Clementa Pinckney, 41enne pastore della chiesa e senatore statale per i Democratici. Il sospettato per la sparatoria, che è stato arrestato nel pomeriggio di giovedì 18 giugno, è Dylann Roof, un giovane ragazzo bianco. Le vittime erano tutte persone nere: la polizia sta trattando il caso come una strage per motivi razziali, un hate crime. Ed è una definizione appropriata.

La Emanuel AME non è solo una chiesa: è la più antica comunità religiosa di neri nel sud degli Stati Uniti ed è un simbolo della resistenza dei neri contro il razzismo e la schiavitù. Il suo fondatore, Morris Brown, è stato uno dei primi pastori della African Methodist Episcopal Church (Chiesa episcopale metodista africana), fondata nel 1816 a Philadelphia. Tornato a Charleston dopo essere stato ordinato pastore, Morris Brown fondò la sua parrocchia, che in poco tempo cambiò il panorama sociale e religioso della città. In due anni, oltre tre quarti dei neri di Charleston appartenenti alla chiesa metodista – più di 4.000 persone in tutto – avevano aderito alla chiesa di Brown.

Diventata la casa di una grande parte della popolazione nera di Charleston, la chiesa di Brown divenne presto anche un centro di attivismo contro lo schiavismo. Nel 1822 Denmark Vesey, un carpentiere nero liberato, organizzò una rivolta di schiavi e schiavi liberati per rubare armi, prendere possesso di alcune navi e uccidere gli schiavisti.

Il piano fu scoperto, Vesey fu arrestato e ucciso insieme agli altri capi della rivolta e decine di neri vennero deportati. La chiesa di Morris Brown venne distrutta – la “religione dei neri” era accusata di avere avuto un ruolo nella rivolta – e venne di molto ridotta la popolazione di schiavi liberati di Charleston. I membri della comunità di Morris Brown vennero allontanati gli uni dagli altri e le altre chiese nere indipendenti vennero vietate. I fedeli e le loro famiglie cominciarono a incontrarsi in segreto: continuarono a farlo fino alla fine della Guerra Civile, quando uno dei figli di Vesey, Robert, costruì una nuova chiesa nei pressi di Fort Summer chiamandola Emanuel. Il nuovo edificio fu distrutto nel 1886 da un terremoto, e venne poi sostituito con quello che esiste ancora oggi.

Durante il 1900, la Emanuel AME ha accolto leader del movimento per i diritti dei neri come Booker T. Washington, Martin Luther King Jr. e Roy Wilkins. Durante lo sciopero del 1969 per il riconoscimento dei sindacati, Coretta Scott King guidò i lavoratori neri dell’ospedale in una lunga marcia che cominciò proprio dalla Emanuel AME. Questa storia di attivismo fa ancora parte della chiesa. Dopo l’omicidio di Walter Scott, il senatore Pinckney aveva lavorato in senato per dotare i poliziotti di bodycam (le telecamere che si tengono al collo e registrano per tutto il turno di lavoro). La descriveva come la sua “priorità numero 1”.

L’attacco alla Emanuel AMA è l’ultimo in una lunga storia di violenze contro le chiese dei neri. L’attacco più famoso è la bomba nella chiesa di Birmingham, in Alabama, nel 1963, quando il Ku Klux Klan uccise quattro ragazze che si preparavano per la messa della domenica. Attacchi come quello sono stati piuttosto frequenti durante gli anni della lotta per i diritti civili e si sono nuovamente intensificati negli anni Novanta, quando diverse chiese furono bruciate in South Carolina e altri stati del sud.

Ma l’attacco di ieri si inserisce anche nella storia del terrorismo negli Stati Uniti. Il Ku Klux Klan è stato forse il primo gruppo terroristico nella storia degli Stati Uniti e il suo obbiettivo erano gli schiavi liberati e i loro discendenti. Migliaia di persone morirono a causa dei linciaggi, che erano deliberati attacchi terroristici contro la comunità nera e i suoi alleati. I leader dei movimenti per i diritti civili venivano regolarmente uccisi e il peggior attacco terroristico della storia degli Stati Uniti prima dell’11 settembre è stata l’uccisione di 168 persone, di cui 19 bambini, da parte del suprematista bianco Timothy McVeigh a Oklahoma City nel 1995.

Tenendo queste cose a mente è facile capire come mai le chiese diventino un obbiettivo per i razzisti. Sono delle istituzioni per i neri americani, luoghi di vita religiosa e impegno civile. Hanno cresciuto attivisti, prodotto leader e fornito le fondamenta per la lunga lotta contro le discriminazioni. Sono state scuole, palestre e posti sicuri. Ancora oggi sono spesso il centro delle attività politiche delle comunità dei neri. È ancora presto, e il mondo sta ancora reagendo alla tragedia della Emanuel AME. Non conosciamo ancora i motivi precisi dell’attacco, ma ne abbiamo un’idea. Un sopravvissuto ha detto che Dylann Roof ha detto “stuprate le nostre donne, state prendendo il controllo del nostro paese, dovete andarvene”, prima di cominciare a sparare. In altre parole, la grande storia e tradizione della Emanuel l’ha resa un obiettivo di odio e violenza. E anche se non ha nulla a che fare con i conflitti raziali degli ultimi mesi, questa costante sequenza di morti e agitazioni è stancante. È come se l’universo stesse provando a dirci che, a volte, deve esistere anche l’ingiustizia.

©2015 Slate

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