AP Photo/Andrew Medichini
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  • lunedì 15 Giugno 2015

Le proteste della nazionale di rugby

I giocatori e la federazione litigano da giorni e ora è stato interrotto il ritiro per la Coppa del Mondo: tutti si danno la colpa tra loro

AP Photo/Andrew Medichini

I giocatori della nazionale italiana di rugby e la FIR, la Federazione Italiana Rugby, stanno litigando da alcuni giorni per una questione legata ai compensi e ai premi previsti per i giocatori in relazione ai risultati della squadra alla prossima Coppa del Mondo, che si giocherà in Inghilterra a partire dal 18 settembre. In breve: la federazione ha proposto di cambiare il modo in cui vengono pagati i giocatori della nazionale che partecipano alle competizioni internazionali, legando i compensi ai risultati e non alla sola partecipazione all’evento. I giocatori non hanno accettato la proposta e negli ultimi giorni di trattativa si è arrivati a una situazione di stallo, mentre la squadra è in ritiro a Villabassa, in Trentino Alto Adige, per preparare la Coppa del Mondo.

Lunedì la FIR ha pubblicato sul suo sito un comunicato in cui diceva di aver preso atto «della volontà, manifestata ieri sera dai giocatori convocati in raduno a Villabassa con la Squadra Nazionale, di non prendere parte agli allenamenti e di non indossare materiale sportivo FIR sino al raggiungimento di un accordo economico per la partecipazione alla preparazione estiva ed alla Rugby World Cup di settembre in Inghilterra», e di aver di conseguenza deciso di annullare il ritiro di Villabassa e rendere i giocatori nuovamente disponibili ai loro club di appartenenza. Nel comunicato il presidente della FIR Alfredo Gavazzi si diceva «deluso dall’atteggiamento assunto dagli atleti, non tanto per la situazione contingente ma perché tale decisione denota la non volontà di investire sulle proprie capacità sportive».

Al comunicato della FIR, ha risposto a poche ore di distanza GIRA, il sindacato italiano dei giocatori di rugby, accusando la FIR di aver mentito nel suo comunicando e spiegando invece che i giocatori erano tutti presenti al ritiro e intenzionati a restarci e che invece era stata la FIR a annullare unilateralmente il ritiro.

La verità è tutta un’altra: stamattina i giocatori hanno chiesto un incontro al Presidente Gavazzi, il quale l’ha negato per impegni personali. Vista la situazione generale, i responsabili della F.I.R. hanno dichiarato lo scioglimento del raduno invitando i giocatori ad andarsene.

Tuttavia, per rigirare la situazione a proprio favore, contestualmente all’ordine di allontanarsi dato ai giocatori è stato divulgato un comunicato che, come detto, ha rappresentato i fatti in maniera difforme dal vero.

Per ora la situazione non sembra essersi risolta, e non sembra che siano stati fatti passi avanti nella definizione del contratto tra giocatori e FIR. Nelle prossime ore ci dovrebbe essere un incontro tra le parti ma la FIR ha anche spiegato di essere determinata a cambiare l’assegnazione dei premi ai giocatori legandoli ai risultati e non solo alla partecipazione alle competizioni. Alfredo Gavazzi ha spiegato che l’offerta presentata ai giocatori «è coerente con il nostro attuale posizionamento (nel ranking internazionale, ndr) e con gli accordi in essere tra gli atleti e le Federazioni Tier 1 a noi più prossime nel ranking». Attualmente la nazionale italiana è 15esima nel ranking internazionale, tra la Georgia e gli Stati Uniti, e negli ultimi anni ha ottenuto risultati sportivi sotto le aspettative. Già dopo l’ultimo Sei Nazioni, in cui l’Italia aveva vinto una sola partita, Gavazzi aveva proposto di sostituire i cosiddetti “gettoni di presenza” con premi per i risultati e si era lamentato dei giocatori della nazionale dicendo di volere «una squadra di rugbisti, non di pensionati», ottenendo in risposta diversi tweet con l’hashtag #portacirispetto, e rendendo molto tesi i rapporti tra giocatori e federazione.