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  • venerdì 12 giugno 2015

Cosa succede alla stazione di Milano?

Centinaia di migranti sono bloccati in stazione, ma non perché siano aumentati gli arrivi: c'entrano il G7 e la sospensione temporanea degli accordi di Schengen

Migranti nella stazione Centrale di Milano (Piero Cruciatti / LaPresse)

Da ieri si parla molto di quello che succede alla stazione centrale di Milano, una delle principali stazioni europee, da cui transitano ogni giorno più di 300mila passeggeri, dove sono arrivati – e si sono fermati, di fatto – qualche centinaio di migranti. Non esistono dati certi su quanti siano in tutto i migranti che stanno vivendo e dormendo nella stazione: Repubblica parla di quasi 500 persone, 250 delle quali hanno passato in stazione la notte tra l’11 e il 12 giugno. Si è parlato dei migranti anche perché negli ultimi giorni sono cresciuti i sospetti casi di scabbia. Per ora non esiste ancora un dato chiaro e affidabile su quanti siano effettivamente i casi di scabbia, un’infezione contagiosa della pelle, tra i migranti attualmente in stazione. La Croce Rossa ha predisposto in stazione un ambulatorio mobile, attivo dalla mattina del 12 giugno.

La situazione della stazione di Milano comunque non è nuova: da tempo i migranti arrivano a Milano e da lì ripartono per raggiungere altre nazioni europee. Il loro numero è aumentato negli ultimi giorni perché chi arriva a Milano non può oltrepassare il confine: l’accordo di Schengen, quello sulla libera circolazione delle persone in molti stati europei, è stato infatti temporaneamente e parzialmente sospeso. Schengen è stato sospeso per evitare che manifestanti e contestatori potessero andare dall’estero a Garmisch-Partenkirchen, in Germania, dove si è svolto il G7, la riunione dei capi di governo di Stati Uniti, Germania, Giappone, Italia, Francia, Regno Unito e Canada. Il G7 è terminato ma Schengen risulta ancora sospeso e così probabilmente sarà fino a lunedì 15 giugno. I migranti, molti dei quali in possesso di un regolare biglietto per superare il confine, sono quindi costretti ad attendere più giorni del solito per poter raggiungere altre nazioni europee: l’aumento del numero di migranti è stato quindi causato da una drastica diminuzione delle partenze, più che da un improvviso aumento degli arrivi.

I migranti che sono alla stazione Centrale di Milano arrivano soprattuto da Eritrea, Somalia, Etiopia, Sudan e Siria e la maggior parte di loro sta nel mezzanino della stazione, il piano a metà tra l’ingresso principale della stazione (quello di piazza Duca D’Aosta) e il piano rialzato da cui partono i treni.

Il 10 maggio, quando si iniziava a ipotizzare di predisporre un presidio della Croce Rossa in stazione, le Ferrovie dello Stato hanno spiegato in un comunicato che “se si reputa la situazione sanitaria talmente grave da generare un vero allarme, la stazione è il luogo meno indicato per affrontarlo, dal momento che è frequentata, ogni giorno, da decine di migliaia di viaggiatori e cittadini”. Le Ferrovie dello Stato spiegavano anche di aver predisposto dal novembre 2014 dei locali, situati in via Sammartini, “da destinare all’accoglienza e alle prime necessità degli immigrati”. Un successivo comunicato dell’11 giugno ha aggiunto che siccome “la situazione all’interno di Milano Centrale si fa sempre più grave, il Gruppo FS Italiane ha deciso di farsi carico anche dei lavori necessari a rendere funzionale l’immobile per l’accoglienza dei profughi”.

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha detto: «Noi abbiamo fatto il nostro dovere istituzionale. Abbiamo dato segni forti di vicinanza e solidarietà. Certo c’è un limite. Non si può pensare che Milano da sola, o con pochi altri comuni, possa risolvere un problema epocale»

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