La modella Nieves Alvarez presenta un paio di occhiali a Madrid, maggio 2015 (Carlos Alvarez/Getty Images)
  • Moda
  • lunedì 8 giugno 2015

I cinque grandi degli occhiali di moda

Chi sono le aziende che dominano il mercato dell'"eyewar", producendo montature per i maggiori brand: quattro sono italiane, ma qualcuno vuole cambiare regime

di Enrico Matzeu – @enricomatzeu
La modella Nieves Alvarez presenta un paio di occhiali a Madrid, maggio 2015 (Carlos Alvarez/Getty Images)

Il mercato mondiale degli occhiali vale oggi circa 82 miliardi di euro e in cinque anni avrà un incremento del 55% toccando i 128 miliardi di euro di valore. Lo spiega il sito Business of Fashion, che ha analizzato i report di Exane BNP Paribas e ha stilato una classifica dei cinque principali produttori di montature e di lenti, ipotizzando anche il futuro di questo mercato in continua crescita.

Di quegli 82 miliardi, il 35% è rappresentato dal così detto settore premium, ovvero gli occhiali da vista e da sole “firmati” dai brand del lusso, che sono prodotti da aziende specializzate nell’eyewear, che oltre a disegnare e fabbricare i propri prodotti, detengono le licenze per produrre e distribuire gli occhiali griffati, seguendo le indicazioni stilistiche dei marchi che rappresentano. A dominare questo mercato sono oggi cinque grandi aziende, di cui quattro italiane.

Al primo posto nella classifica dei fatturati c’è Luxottica, azienda che possiede i marchi Persol e Ray-Ban e che produce in licenza anche per Chanel, Armani, Prada e Michael Kors con un fatturato di 7,6 miliardi di euro l’anno. A questi poi si devono aggiungere gli introiti derivanti da Sunglass Hut, la catena di occhiali che distribuisce i prodotti di Luxottica in circa settemila punti vendita in tutto il mondo e attraverso il suo sito di e-commerce. Secondo è Safilo Group, che attualmente ha le licenze di Dior, Fendi, Céline e Marc Jacobs, creando grazie ai suoi 150 designer circa tremila diversi modelli l’anno per un fatturato nel 2014 di 1,17 miliardi di euro, con un incremento delle vendite del 5% sull’anno precedente. Terza è l’americana Marchon Eyewear, che realizza gli occhiali per Calvin Klein, Valentino, Salvatore Ferragamo e Chloé, poi l’italiana De Rigo che lavora con Lanvin, Loewe e Carolina Herrera, e infine Marcolin che produce per Tom Ford, Tod’s ed Ermenegildo Zegna. Tutte e tre queste aziende fatturano meno di un miliardo di euro l’anno.

A mutare le dinamiche di questo settore, però, ci ha pensato la holding francese del lusso Kering. Lo scorso settembre Kering, che controlla i marchi di moda Gucci, Yves Saint Laurent, Puma, Bottega Veneta, Alexander McQueen, Stella McCartney e Balenciaga, ha revocato con due anni di anticipo il contratto in licenza con Safilo, che fino a quel momento produceva gli occhiali per le sue case di moda: e ora realizza tutte le linee di eyewear internamente, controllando ogni dettaglio in modo diretto, dal design alla distribuzione e coordinandoli con le sue altre economie. In questo settore industriale, infatti, Kering può contare su un giro d’affari di circa 350 milioni di euro, e la scelta gli permetterà di gestire con i vari produttori le esigenze e i progetti dei diversi marchi di volta in volta. Oltre che, spiega Business of Fashion, conservare di più l’identità e “esclusività” dei suoi prodotti, impedendo quello che sembra accadere ai vari brand gestiti più genericamente e in modo omogeneo dagli altri produttori: una “banalizzazione”. Le difficoltà che potrà incontrare Kering sono però relative alla distribuzione dei propri prodotti. Se è vero infatti che il gruppo può contare su tutti i negozi monomarca di ogni brand (Gucci ad esempio ne ha 409 in tutto il mondo), è anche vero che questi non sono paragonabili al numero elevatissimo di punti vendita (ottici, negozi di abbigliamento, ecc.) ai quali hanno accesso le grandi aziende produttrici di occhiali. Luxottica, ad esempio, ha 200 mila rivenditori in tutto il mondo, mentre Safilo ne possiede circa 90 mila, a cui Kering di fatto ha rinunciato.

Un esperimento simile fu fatto da Prada nel 1999, quando l’azienda annullò il contratto con Luxottica per aprire Eyewear International Distribution S.A. in collaborazione con De Rigo. In quegli anni le vendite degli occhiali griffati Prada producevano attorno ai 33,6 milioni di dollari. Quando, però, nel 2002 l’azienda venne chiusa e Prada riaprì la collaborazione con Luxottica, le vendite dei suoi occhiali crebbero fino a 120 milioni di dollari, grazie alla forza nel campo della distribuzione di Luxottica.

Business of Fashion infine evidenzia, tra i motivi per i quali Kering ha scelto l’autonomia produttiva, la previsione di un incremento nei fatturati del mercato degli occhiali pari al 55% entro il 2020. A contribuire a questo aumento, oltre allo sviluppo dei mercati asiatici e di quello dell’America del Nord, è la crescita del mercato digitale dove la vendita di prodotti di eyewear di fatto farà aumentare il giro d’affari, riuscendo a distribuire in modo capillare in tutto il mondo lenti e montature, abbattendo i costi di distribuzione, come del resto già avviene per abbigliamento e accessori.

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