L'ex consigliere regionale del Lazio di Forza Italia Luca Gramazio durante l'arresto di oggi (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
  • Italia
  • giovedì 4 giugno 2015

Altre 44 persone sono state arrestate nell’inchiesta su Roma

Quella che i magistrati avevano chiamato "Mafia Capitale", resa nota con i primi arresti a dicembre scorso

L'ex consigliere regionale del Lazio di Forza Italia Luca Gramazio durante l'arresto di oggi (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

All’alba di giovedì mattina è iniziata una nuova operazione di polizia conseguente all’inchiesta giudiziaria “Mondo di mezzo”, che a inizio dicembre 2014 aveva già portato all’arresto di 37 persone per una presunta associazione a delinquere composta principalmente – ma non solo – da esponenti politici di destra e dalla criminalità organizzata romana, che controllava appalti e finanziamenti pubblici con metodi mafiosi, da cui il nome assegnato all’inchiesta di “Mafia capitale”. Giovedì la procura di Roma in collaborazione con i ROS dei Carabinieri ha eseguito l’arresto di 44 persone in Sicilia, Lazio e Abruzzo con le accuse di associazione a delinquere e altri reati; altre 21 persone risultano essere indagate per avere fatto affari legati ai flussi migratori e alla gestione dei campi di accoglienza per i migranti. Tra loro ci sono anche diversi esponenti politici. Diciannove persone sono in carcere e venticinque ai domiciliari.

Le accuse formulate dalla procura sono diverse e spaziano dall’associazione di tipo mafioso alle false fatturazioni, passando per la turbativa d’asta, la corruzione e il trasferimento fraudolento di fondi di denaro. Citando i documenti dei magistrati, il Corriere della Sera parla di «un ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello di imprese, non solo riconducibili al sodalizio, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori». Secondo le indagini «c’era una struttura mafiosa, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali». Secondo i documenti, l’«articolato meccanismo corruttivo» faceva capo a Luca Odevaine, vice capo di Gabinetto della giunta Veltroni arrestato durante la prima fase dell’inchiesta che «in qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, è risultato in grado di ritagliarsi aree di influenza crescenti» in questo specifico settore.

In mattinata hanno cominciato a circolare i nomi delle persone coinvolte e dopo qualche ora alcuni giornali hanno pubblicato una lista. Tra i 44 arresti c’è anche Luca Gramazio, consigliere di Forza Italia in Regione Lazio che si era dimesso subito dopo la prima fase dell’inchiesta. Il Messaggero dice che il gip Flavia Costantini, nell’ordinanza che ha portato al suo arresto scrive: «Mette al servizio dell’organizzazione le sue qualità istituzionali, svolge una funzione di collegamento tra l’organizzazione la politica e le istituzioni, elabora, insieme a Testa, Buzzi e Carminati, le strategie di penetrazione della Pubblica Amministrazione, interviene, direttamente e indirettamente nei diversi settori della Pubblica Amministrazione di interesse dell’associazione».

Oltre a Gramazio ci sono anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma e esponente del PD, Mirko Coratti, che si era autosospeso dal partito lo scorso dicembre; l’ex assessore alla Casa del Comune di Roma Daniele Ozzimo, del PD; i consiglieri comunali Massimo Caprari (esponente di Centro Democratico, formazione di Bruno Tabacci) e Pierpaolo Pedetti (PD), presidente tra l’altro della commissione Patrimonio e politiche abitative. Ai domiciliari ci sono invece Giordano Tredicine, vicepresidente del consiglio comunale e vicecoordinatore di Forza Italia per il Lazio, l’ex presidente del X Municipio di Ostia Andrea Tassone, ma anche l’ex presidente della Legacoop Lazio Stefano Venditti e il commercialista Stefano Bravo.

Il Messaggero riporta parti dell’ordinanza che hanno a che fare con gli arresti di oggi:

Mirko Coratti, si legge nel capo di imputazione «nella sua qualità di Presidente dell’assemblea del Consiglio Comunale di Roma – in concorso con Franco Figurelli, appartenente alla sua segreteria -» avrebbe, posto «la sua funzione di consigliere comunale e di Presidente dell’assemblea comunale al servizio dei soggetti economici riconducibili al gruppo di Buzzi». In cambio della promessa di 150mila euro e 10mila effettivamente ricevuti. Figurelli, invece, avrebbe ricevuto 1000 euro al mese per facilitare l’organizzazione. Daniele Ozzimo, ex assessore alla casa e anche lui consigliere comunale del Pd, avrebbe messo al servizio dell’organizzazione il suo ruolo «nel partecipare alle delibere consiliari relative ai riconoscimenti del debito fuori bilancio dal 2012 e nel 2014» e «nella creazione del consenso politico e istituzionale necessario all’adozione delle delibere per il riconoscimento del debito fuori bilancio» che potessero finanziare gli appalti per le emergenze abitative e di accoglienza affidate alla cooperative di Buzzi e Carminati.

Come a dicembre, anche in questo caso ricorre spesso il nome di Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra vicino alla banda criminale della Magliana, arrestato nella prima fase delle attività di polizia legate all’inchiesta “Mondo di mezzo”. Il nome dell’inchiesta deriva proprio dalle parole che Carminati usò in una telefonata intercettata e nella quale parlava dell’esistenza di tre mondi: «è la teoria del mondo di mezzo… Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici: cazzo, com’è possibile che quello… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi… Capito, come idea? Il mondo di mezzo è quello dove tutto si incontra… si incontrano tutti là… Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno… E tutto si mischia». Tre giorni fa il gip aveva disposto il giudizio immediato per Carminati e altri 33 imputati coinvolti nella prima fase di arresti. Il processo inizierà a novembre.

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