• Italia
  • venerdì 12 dicembre 2014

L’inchiesta di Roma e la ‘ndrangheta

Sono stati arrestati due esponenti della cosca calabrese dei Mancuso: potrebbero essere stati il collegamento tra 'ndrangheta e l'organizzazione romana con a capo Carminati

Le ultime novità sulle vicende di “Mondo di mezzo” o “Mafia Capitale”, le due espressioni che i magistrati hanno scelto per l’inchiesta sulla presunta associazione a delinquere romana che controllava appalti e finanziamenti pubblici, riguardano i legami diretti con la ‘ndrangheta. L’inchiesta è stata avviata dalla procura di Roma e ha coinvolto decine di persone: martedì 4 dicembre erano state arrestate 37 persone, e diversi politici e funzionari romani sono attualmente indagati e si sono dimessi. Ieri sono state arrestate altre due persone.

Roma e la ‘ndrangheta
Il reato al centro dell’inchiesta è l’associazione di stampo mafioso regolata dall’articolo ex 416bis. Per la prima volta questa imputazione non viene contestata a persone che fanno parte di organizzazioni con diretto riferimento a mafia, camorra e ‘ndran­gheta. E nemmeno la strut­tura organizzativa è quella mafiosa, cioè verticistica e dove si fa uso sistematico della vio­lenza. Secondo quanto detto dalla procura di Roma, tuttavia, il sistema scoperto utilizzava un metodo mafioso che consisteva nell’uso «della forza d’intimidazione del vin­colo asso­cia­tivo» e nelle «con­di­zioni di assogget­ta­mento e di omertà di cui gli asso­ciati si avval­gono». Ieri sono stati arrestati Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero della cosca calabrese dei Mancuso e con legami con importanti boss mafiosi.

Rotolo e Ruggiero sarebbero il collegamento fra associazioni mafiose tradizionali e l’organizzazione romana a capo della quale sono stati individuati Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra in passato vicino alla banda della Magliana, e Salvatore Buzzi, fondatore della cooperativa di ex carcerati “29 Giugno”. Rocco Rotolo è di Gioia Tauro, ha 47 anni, ha precedenti per rapine e droga ed è un dipendente della cooperativa “29 Giugno”. Salvatore Ruggiero ha 59 anni, ha precedenti per omicidio ed è stato dipendente della cooperativa fino al 1999: dal 2009 lavora alla Roma Multiservizi spa, presieduta da Franco Panzironi, ex amministratore delegato dell’AMA, l’azienda dei rifiuti.

Il legame tra associazione romana e ‘ndrangheta si sarebbe concretizzato in due appalti in particolare: quello per la gestione del Centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Cropani Marina, in provincia di Catanzaro, gestito fra il 2008 e il 2009 dalla cooperativa «29 Giugno», e quello per la pulizia del mercato romano all’Esquilino tramite la creazione di una nuova cooperativa, la Santo Stefano.

Il centro di accoglienza e il mercato all’Esquilino
Nell’ottobre del 2008 Salvatore Buzzi ottenne per cinque mesi la gestione di un centro allestito in emergenza in un villaggio turistico di Cropani Marittima (il Cpt di Crotone era sovraffollato). L’appalto aveva un valore di 1,3 milioni di euro: «Quando stavo a Cropani… parlavo con il prefetto, parlavo con tutti, parlavo con la ‘ndrangheta, e poi risalivo su» si sente Buzzi dire in un’intercettazione del luglio 2014. I Mancuso, spiega Rotolo a Ruggiero in un’altra telefonata intercettata dai Ros, «sono il perno che comandano. Io sono andato dai Mancuso per Buzzi Salvatore, io gliel’ho presentato».

Per la sua attività in Calabria, Buzzi ottenne quindi dai Mancuso «rispetto e protezione». Dice Ruggiero a Buzzi: «Tu sei stato rispettato dai Mancuso. So’ passati 5 anni… T’ha toccato qualcuno là sotto?». In cambio, secondo quanto risulta dalle carte dell’inchiesta, cinque anni dopo dall’appalto ottenuto in Calabria Buzzi e Carminati avrebbero affidato a una cooperativa appositamente creata – la cooperativa Santo Stefano – l’appalto per la pulizia del mercato romano al rione Esquilino.

Repubblica, citando le carte dell’inchiesta, spiega che «l’idea di costituire una cooperativa, con personaggi già inseriti nelle attività imprenditoriale di Salvatore Buzzi» era del 2013. Al progetto della cooperativa doveva partecipare anche Giovanni Campennì imprenditore calabrese che per i Ros dei carabinieri è «legato da vincoli parentali a sodali dell’organizzazione ‘ndranghetista facente capo alla famiglia Mancuso». Il progetto della cooperativa si concretizzò nel febbraio del 2014, dopo un incontro tra Buzzi, Carminati e Campennì. «Nella circostanza» c’è scritto nelle pagine dell’ordinanza «emergeva senza alcun dubbio che l’attività gestita dalla nascente cooperativa sarebbe stata quella già svolta dalla “29 Giugno” presso il mercato Esquilino a Roma».

La fondazione di Alemanno
Un’altra novità riguarda poi la fondazione “Nuova Italia” dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, indagato nell’inchiesta “Mafia Capitale”. Dalle intercettazioni risultano una serie di tangenti versate più volte dalla cooperativa “29 Giugno” a Franco Panzironi (soprannominato il “Tanca”), ex amministratore delegato di AMA vicino ad Alemanno e attualmente agli arresti. Parte di queste somme sarebbero finite nelle casse della fondazione anche per pagare l’affitto della sede. In un’intercettazione tra Buzzi e Carminati i due si dicono:

Buzzi: «Aoh… allora il Panza non s’era scordato nulla, ahaha (ride)».
Carminati: «No non immagina… immaginavo.. il Tanche.. il Tanche c’ha una memoria di ferro, amico mio…».
Buzzi: «Però allora siccome… la Fondazione lì sta a mori’ de fame, non c’ha più nemmeno i soldi pe paga’ l’affitto e so’ mesi che non pagano l’affitto, m’ha detto se gli giriamo “quindici” sulla Fondazione pe paga’ l’affitto».
Carminati: «Va bene… va benissimo… è pure giusto… va bene va bene sì sì sì…».

Dalle verifiche risultano 19 bonifici partiti dal conto della cooperativa tra il gennaio 2012 e il settembre 2014, per un totale di 265 mila euro.

Altre operazioni, a breve
A breve il tribunale del Riesame dovrà pronunciarsi sui ricorsi di Carminati e altre persone arrestate nell’inchiesta (il totale con i due arresti di ieri è salito a 39) che chiedono la scarcerazione e contestano l’aggravante mafiosa. Secondo l’avvocato di Carminati, l’aggravante non sussiste. Nel frattempo si sono conclusi alcuni interrogatori di garanzia delle persone ai domiciliari: alcune si sono avvalse della facoltà di non rispondere, altre hanno respinto le accuse.

Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ha spiegato che a questa grande inchiesta ne seguiranno altre. Pignatone ha ribadito che l’organizzazione aveva rapporti con entrambe le ultime due giunte di Roma: «Preferivano la vecchia», quella cioè guidata da Gianni Alemanno «ma vantavano agganci sia nell’uno che nell’altro schieramento. Ci sono tentativi di corruzione verso la nuova amministrazione, non solo nei confronti di assessori e consiglieri ma di tutta la burocrazia comunale».

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