La maglia della nazionale di calcio brasiliana, sponsorizzata da Nike (Buda Mendes/Getty Images)

L’inchiesta sulla FIFA e la Nike

Le carte delle indagini citano una "importante società statunitense di abbigliamento sportivo" che molti hanno riconosciuto in Nike, scrive il Washington Post

di Drew Harwell – Washington Post
La maglia della nazionale di calcio brasiliana, sponsorizzata da Nike (Buda Mendes/Getty Images)

L’indagine internazionale sulla corruzione nella FIFA – che il 27 maggio ha portato all’arresto di alcuni importanti dirigenti – sembra riguardare anche alcune società statunitensi: tra loro c’è anche una multinazionale di abbigliamento sportivo che, secondo alcuni, potrebbe essere la Nike. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha spiegato mercoledì 27 maggio che cinque dirigenti statunitensi e dell’America del Sud che lavorano per banche o società sportive – tutti definiti “senza scrupoli” – hanno contribuito a far transitare più di 150 milioni di dollari di tangenti a dirigenti della FIFA, il Golia multimiliardario che governa e regola lo sport più popolare del mondo.

L’indagine sospetta anche che ci siano stati casi di corruzione e tangenti che hanno riguardato la sponsorizzazione della nazionale brasiliana di calcio da parte di una “importante società statunitense di abbigliamento sportivo”. Nonostante non sia stato fatto il nome della società, l’indagine parla di un contratto della durata di 10 anni, dal valore di quasi 140 milioni di euro, siglato nel 1996. L’indagine ipotizza poi che tre giorni dopo la firma di quel contratto un importante dirigente di quella società sportiva abbia permesso a Traffic Brasil, una società di marketing sportivo, di aggiungere al contratto delle ulteriori “commissioni di marketing”. Nei tre anni successivi alle sospette tangenti Traffic Brasil avrebbe poi ricevuto decine di milioni di euro in pagamenti che, secondo gli inquirenti, sarebbero tangenti.

Al momento la Nike ha un contratto con la nazionale brasiliana che terminerà nel 2018 e che include quasi 30 milioni di euro all’anno di pagamento per la squadra, in quello che è il quarto più grande contratto di sponsorizzazione tecnica nel calcio internazionale; il logo della Nike si trova sulle divise di ogni giocatore brasiliano. Il contratto di sponsorizzazione con la nazionale brasiliana ha aiutato la Nike ad ampliarsi e diventare un gigante dello sport mondiale, non più associato soprattutto – come era fino a alcuni anni fa – con le sole calzature sportive.

Un portavoce della Nike ha spiegato che la società “è preoccupata dall’inchiesta”, e ha aggiunto che la Nike sta collaborando con le autorità e “si oppone con forza a ogni forma di corruzione o manipolazione”. Gli investitori della Nike sembrano però non curarsi molto del problema: la società, che in borsa è quotata per circa 80 miliardi di euro, ha perso meno dell’uno per cento. E anche se la Nike dovesse essere indagata, gli analisti prevedono che l’impatto economico per la società sarebbe minimo. «Quello che preoccuperebbe i tifosi o chi acquista prodotti Nike sarebbero questioni relative al doping, o alle partite combinate e truccate, cose di questo tipo», ha spiegato Matt Powell, un analista di industrie sportive che lavora per NPD Group. «Penso invece che non gliene importi molto di chi ha pagato chi, e per che tipo di accordo di marketing».

Oltre a una società statunitense di abbigliamento sportivo – che si presume essere la Nike – le accuse di corruzione riguardano cinque uomini d’affari statunitensi e dell’America del Sud, che avrebbero ricevuto tangenti per favorire e incanalare accordi di marketing relativi ad alcune delle più importanti competizioni calcistiche. Gli inquirenti hanno detto di aver agito in segreto, tratteggiando e ricostruendo un intricato sistema di riciclaggio di denaro, in cui decine di milioni di euro venivano fatti transitare da banche off shore, dalle Isole Cayman fino a Hong Kong.

Oltre ai nove dirigenti FIFA sono indagati anche i dirigenti di alcune società di marketing sportivo . Alejandro Burzaco, Aaron Davidson, Hugo Jinkis e Mariano Jinkis sono al momento indagati per numerose attività illecite: corruzione, frode telematica, riciclaggio di denaro, associazione illecita e numerosi altri reati legati agli anni di quella che il procuratore generale degli Stati Uniti Loretta E. Lynch ha definito una corruzione “palese, sistemica e profondamente radicata”. I dirigenti delle società di marketing sportivo sono accusati di aver fatto da tramite tra la FIFA e le sue sei confederazioni continentali, che fanno la maggior parte dei loro soldi vendendo diritti di marketing e i diritti di trasmissione delle partite via radio e TV.

Il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha spiegato che i dirigenti di queste società sono riusciti a guadagnare remunerativi contratti pluriennali corrompendo i dirigenti FIFA. Quasi quattro (dei circa 5,5 miliardi che corrispondono alle entrate che la FIFA ha avuto dal 2011 al 2014) arrivano da contratti televisivi e di marketing che riguardano i Mondiali del 2014. Numerosi e importanti uomini d’affari sudamericani sono stati indagati per quello che Richard Weber, capo dell’Internet Revenue Service (il Fisco statunitense), ha definito “il Mondiale della corruzione”.

Burzaco ha 50 anni ed è l’amministratore delegato di Torneos y Competencias S.A., una società argentina che gestisce canali televisivi a pagamento – il più importante è TyC Sports – e che ha i diritti per trasmettere importanti partite di calcio, per esempio quelle di qualificazione ai Mondiali. Hugo Jinkis – che ha settant’anni – e suo figlio Mariano – che ne ha quaranta – erano presidente e vice presidente di Full Play Group S.A., un’agenzia argentina di marketing sportivo che ha i diritti per trasmettere molte partite sudamericane. José Margulies ha settantacinque anni ed è un dirigente di Valente Corp. e Sometron Ltd, accusato di aver aiutato a coordinare i pagamenti illegali tra i dirigenti delle società e quelli della FIFA. Il solo dirigente statunitense che è stato finora accusato è invece Aaron Davidson, 44 anni, presidente di Traffic Sports USA, la divisione statunitense, con sede a Miami, della società brasiliana Traffic Group. Davidson è anche il presidente del consiglio di amministrazione della NASL (un campionato nordamericano di secondo livello, meno importante della Major League), una società parzialmente controllata da Traffic Sport USA.

Traffic Sports USA esiste a Miami dal 1990. Nel 2012 la società ha vinto un importante contratto di marketing con la FIFA, un contratto che riguarda dei diritti relativi alla gestione del marketing – nell’America del nord, centrale e caraibica – della Gold Cup del 2013 e della Champions League del 2015. Davidson ha detto che la società era “onorata di essere stata scelta dalla CONCACAF per rappresentare quelle prestigiose competizioni”, e aveva aggiunto che “il fatto di aver avuto sede in Florida per 21 anni era stato strategicamente molto importante per la società”. Traffic Group è stato fondato a San Paolo nel 1980 e le sue attività si concentrano sulla “commercializzazione del calcio”, attraverso la vendita e l’acquisizione di diritti televisivi e di marketing. In una causa legale del 2011 Traffic Sports International si è descritta come “una delle più importanti società mondiali per quanto riguarda gli eventi sportivi”.

Secondo gli inquirenti Traffic International è al centro di numerose tangenti: in cinque diversi pagamenti avvenuti dal 2010 a oggi, per diritti che riguardano la Copa America del 2011, la società ha fatto passare 22 milioni di dollari attraverso una banca di Miami, una filiale a New York del Banco do Brasil e un conto corrente di Asuncion, in Paraguay. In questo mese sia Traffic Sports International che Traffic Sports USA si sono dichiarate colpevoli di frode telematica.

I dirigenti hanno trovato nella FIFA un remunerativo paese dei balocchi, nelle cui casse ci sono circa 1,3 miliardi di euro. La FIFA incassa circa 1,2 miliardi di euro ogni quattro anni dai suoi sei sponsor principali: Adidas, Coca Cola, Hyundai/Kia Motors, Emirates, Sony e Visa. La FIFA è finanziariamente molto opaca: nasconde la maggior parte delle sue spese e degli stipendi dei suoi dirigenti. Dal 2007 al 2010 la FIFA ha fatto l’83 per cento dei suoi circa 3,7 miliardi di euro di guadagni vendendo diritti televisivi e di marketing per i Mondiali del 2010, e i suoi profitti sono stati di circa 600 milioni di euro. La FIFA si è definita parte lesa nell’inchiesta statunitense e ha detto di “accogliere positivamente ogni azione che possa contribuire a scovare e eliminare ogni attività illecita al suo interno”. Jack Warner, un ex vice presidente della FIFA, arrestato e poi rilasciato su cauzione a Trinidad e Tobago, ha detto al Daily Mail che l’indagine nasconde motivi economici. “È tipico che le grandi potenze mondiali intraprendano azioni contro il calcio mondiale. Il calcio mondiale è un enorme business internazionale”.

© Washington Post 2015

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