(MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)
  • Italia
  • martedì 26 Maggio 2015

La sentenza contro UberPop

Il Tribunale di Milano ha disposto in tutta Italia il blocco del discusso servizio di trasporto di Uber

(MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Il tribunale di Milano ha accolto un ricorso presentato dalle associazioni dei tassisti della città contro UberPop, un servizio della società americana Uber. Uber da qualche tempo fornisce in Italia il suo servizio di noleggio auto con conducenti, utilizzando un’applicazione telefonica per mettere direttamente in contatto i passeggeri e gli autisti. UberPop è un po’ diversa perché i conducenti sono persone comuni e non autisti che utilizzano la loro macchina personale. Dopo mesi di polemiche e proteste anche molto forti, i tassisti hanno deciso di rivolgersi al tribunale per richiedere che UberPop venisse definitivamente bloccato e hanno vinto. La sentenza è stata emessa dal giudice Claudio Marangoni, che ha predisposto il blocco dell’applicazione e del servizio in tutta Italia: UberPop è stato considerato un servizio inutile, che porta avanti una «concorrenza sleale» e che viola «la disciplina amministrativa che regola il settore taxi».

A ricorrere al Tribunale civile erano stati i tassisti milanesi, dopo mesi di polemiche, proteste (alcune anche eclatanti) e scioperi selvaggi contro l’app statunitense. Le organizzazioni sindacali e di categoria, locali e nazionali, dei tassisti e dei radiotaxi, assistite da un team legale (composto dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia, Giovanni Gigliotti e Alessandro Fabbi), avevano chiesto l’oscuramento della app UberPop, uno dei servizi messi a disposizione dalla multinazionale americana che permette a chiunque di fare il tassista senza licenza, e l’inibizione dal servizio.

Martedì il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso, accertando la «concorrenza sleale» del servizio del gruppo Uber. Il giudice, con un provvedimento cautelare, ha disposto il blocco di UberPop e l’inibitoria dalla prestazione del servizio su tutto il territorio nazionale. Nel suo provvedimento il magistrato ha chiarito che Uber avrà 15 giorni di tempo per adeguarsi al provvedimento, altrimenti scatteranno delle penali: 20 mila euro di multa per ogni giorno di mancato adempimento. Uber ha comunque la possibilità di presentare, a sua volta, ricorso.

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