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  • sabato 18 aprile 2015

Le violenze contro gli immigrati in Sudafrica

Sono in corso da tre settimane in diverse città fra cui Johannesburg: finora sono state uccise cinque persone e cinquemila sono state costrette ad abbandonare la propria casa

Nell’ultima settimana cinque immigrati sono stati uccisi nelle città di Durban e Johannesburg, in Sudafrica, durante alcuni scontri tra manifestanti e polizia: alcune persone hanno attaccato i negozi e i quartieri abitati perlopiù da stranieri, i poliziotti hanno reagito usando lacrimogeni e proiettili di gomma. La situazione è peggiorata molto negli ultimi giorni, ma varie proteste e manifestazioni sono in corso da circa tre settimane. È stato stimato che finora cinquemila persone siano state costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle proteste. Per proteggersi, le comunità di immigrati hanno iniziato a organizzare pattuglie e ronde private.

Gli scontri più violenti di questi ultimi giorni sono stati probabilmente incoraggiati dalle dichiarazioni di Goodwill Zwelithinidel, re del gruppo etnico sudafricano degli Zulu (una carica politica simbolica), che durante un comizio ha detto che gli immigrati «dovrebbero fare le valigie e andarsene» e che «sporcano le nostre strade». I primi saccheggi sono iniziati a Durban, una città dove risiede un’alta percentuale di persone di etnia Zulu, a cui appartiene circa il 22 per cento della popolazione sudafricana. Centinaia di persone hanno assaltato e incendiato i negozi degli immigrati: la settimana scorsa sono stati uccisi quattro immigrati coinvolti nelle violenze. Nei giorni successivi ci sono stati scontri anche a Johannesburg, dove è stato ucciso un altro immigrato.

Non è la prima volta che fatti del genere si verificano in Sudafrica, un paese dove fino a vent’anni fa era ancora in vigore la segregazione tra bianchi e neri. Nel 2008 sessanta immigrati furono uccisi e centinaia di edifici furono incendiati in una serie di scontri tra la popolazione locale e gli immigrati. Da allora, scrive il giornalista Ishaan Tharoor sul Washington Post, non solo «i problemi non sono stati risolti, ma secondo alcuni la situazione è addirittura peggiorata».

Negli ultimi anni il Sudafrica ha avuto una notevole crescita economica ed oggi è il paese più ricco dell’Africa. Le diseguaglianze sociali ed economiche restano però ancora oggi molto forti, soprattutto fra bianchi e neri. Circa il 25 per cento della popolazione è ancora disoccupata. In questi anni è aumentato il tasso di immigrazione nel paese: oggi si calcola che gli stranieri residenti in Sudafrica siano circa il 5 per cento della popolazione, cioè 2,5 milioni di persone. La gran parte di loro arriva in Sudafrica con la speranza di migliorare la propria condizione economica e proviene da paesi vicini come Zimbabwe, Zambia, Mozambico, Malawi e Tanzania.

Altre persone ancora arrivano in cerca di asilo politico e provengono da paesi più lontani, dove sono in corso guerre o dove sono in vigore regimi particolarmente repressivi, come Nigeria, Etiopia ed Eritrea, ma anche Pakistan e Bangladesh. La presenza e l’aumento del numero di questi immigrati sono stati spesso utilizzati da molti leader politici come capro espiatorio per giustificare la povertà e le difficoltà che colpiscono ancora oggi moltissimi sudafricani: gli Zulu, in particolare hanno appoggiato questi tipi di politiche. Il sito Quartz ha raccontato come dalla fine dell’apartheid nel 1994 i politici sudafricani abbiano utilizzato con sempre maggiore frequenza il nazionalismo Zulu per ottenere consenso. Fino a pochi anni fa questo si traduceva in richieste di maggiore autonomia dallo stato centrale per le regioni a maggioranza Zulu, come lo KwaZulu-Natal, dove si trova Durban. Oggi, l’obbiettivo degli attacchi politici non è più lo stato centrale ma la popolazione degli immigrati.

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