Il rublo è uscito dalla crisi?

Dopo una grave crisi la moneta russa si sta rafforzando, sulle ragioni circolano solo ipotesi: “uno dei lavori più difficili dei mercati finanziari è prevedere cosa succederà al rublo”

Questa settimana con un dollaro si possono comprare 55 rubli, la moneta russa: un valore piuttosto alto se confrontato con i 35 rubli che servivano un anno fa, ma molto migliore se si considerano gli ultimi mesi del 2014 (il 16 dicembre servivano ben 79 rubli per acquistare un dollaro). Dopo un periodo di grande e profonda crisi, quindi, dall’inizio dell’anno il rublo si è rafforzato, contro qualsiasi previsione. Le ragioni della ripresa del rublo non sono molto chiare – “uno dei lavori più difficili dei mercati finanziari è prevedere cosa succederà al rublo”, scrive Bloomberg – ma diversi analisti credono che siano legate soprattutto alla stabilizzazione della crisi in Ucraina orientale.

Molti economisti avevano predetto che la crisi del rublo sarebbe continuata anche nel 2015 a causa soprattutto del prezzo basso del petrolio, che non è più risalito significativamente dopo il crollo dello scorso autunno (nell’estate del 2014 il petrolio si vendeva a 110 dollari al barile, a metà dicembre ne valeva circa 60): l’economia russa è infatti molto dipendente dall’industria del petrolio e da quella del gas naturale, che valgono il 16 per cento dell’intera economia del paese e circa il 70 per cento di tutte le esportazioni.

Evgeny Shilenkov, il capo dell’intermediazione finanziaria alla società di investimenti Veles Capital LLC di Mosca, ha detto a Bloomberg che nessuna delle sue aspettative sul rublo si è avverata: aveva predetto che si sarebbe indebolito di un altro 3,6 per cento nel primo trimestre del 2015, ma «questa è la nuova realtà: ci sono troppi fattori che influenzano il valore del rublo, ci sono troppi elementi. Il rublo è del tutto imprevedibile». Simon Quijano-Evans, il capo del settore londinese della ricerca sui mercati emergenti alla Commerzbank AG (la seconda banca più grande di Germania), sostiene che per capire come si muoverà il rublo è necessario guardare cosa succede in Ucraina orientale. Quijano-Evans, scrive Bloomberg, è l’analista che ha predetto con più precisione l’andamento del rublo negli ultimi quattro trimestri: per questo trimestre prevede un ulteriore aumento del 3,9 per cento del valore del rublo, grazie al fatto che la tregua nell’Ucraina orientale sembra reggere, che non sembra esserci un’imminente minaccia di altre sanzioni occidentali all’economia e alle banche russe e che il prezzo del petrolio ha almeno smesso di scendere.

Il rafforzamento del rublo e una leggere crescita dell’economia russa (+0,4 per cento negli ultimi tre mesi del 2014), scrive Haroun Demirjian, inviata a Mosca del Washington Post, «non significa che la condizione economica media dei russi sia migliorata. La maggior parte dei russi ha visto il suo potere d’acquisto diminuire a causa dell’aumento dei prezzi deciso lo scorso anno e necessario per contrastare il crollo del rublo, ma non accompagnato da un analogo aumento degli stipendi». Forbes ha scritto che, nonostante oggi ci vogliano meno rubli per acquistare un dollaro, i ricchi imprenditori russi non hanno ancora riacquistato la fiducia nel mercato nazionale e continuano a investire principalmente all’estero. Marlen Kruzhkov, avvocato che si occupa di transazioni finanziarie a New York, ha detto: «I russi più ricchi sono tutti preoccupati perché non vedono come il paese possa uscire da questa crisi e non sanno quali politiche il governo metterà in pratica».

Non è chiaro se il valore del rublo continuerà ad aumentare anche nei prossimi mesi. Alcuni analisti dicono che i passi avanti compiuti nel primo trimestre del 2015 proseguiranno anche per i prossimi mesi, mentre altri prevedono un ulteriore abbassamento del prezzo del petrolio, a cui sarebbe associato un ulteriore crollo del valore del rublo. Karoun Demirjian ha cercato di capire cosa potrà succedere al rublo anche alla luce di alcuni cambiamenti politici recenti avvenuti in Europa. Ha scritto sul Washington Post:

«La volontà di imporre sanzioni alla Russia sembra stia cambiando, almeno all’interno dell’Unione Europea. Alexis Tsipras, il nuovo primo ministro greco che ha visitato Mosca mercoledì, ha detto di essere contrario a ulteriori sanzioni russe: e ci vorrà un voto unanime la prossima estate per rinnovare le sanzioni già imposte dall’UE alla Russia. E anche se la situazione in Ucraina orientale è tutt’altro che tranquilla, non ci sono grandi scontri lungo la linea del fronte da parecchie settimane».