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  • venerdì 3 Aprile 2015

Com’è andato il dibattito britannico

Cameron ne è uscito indenne, Miliband e Farage non hanno sfondato: se l'è cavata meglio di tutti Nicola Sturgeon, la leader del partito indipendentista scozzese

di Arianna Cavallo – @ariannacavallo

Giovedì sera si è tenuto il primo e più importante dibattito televisivo delle elezioni britanniche del 7 maggio. È stato trasmesso in diretta da ITV News e hanno partecipato il primo ministro conservatore David Cameron, il laburista Ed Miliband, il liberaldemocratico Nick Clegg, Nicola Sturgeon dello Scottish National Party (il partito indipendentista scozzese, SNP), Nigel Farage dello UKIP (partito xenofobo di destra), Leanne Wood di Plaid Cymru (il partito indipendentista gallese) e Natalie Bennett dei Verdi.

L’evento è stato particolarmente importante perché è l’unico in cui si sono affrontati direttamente Cameron e Miliband, il solo candidato che potrebbe scalzarlo dal ruolo di primo ministro. Il format – da molti considerato caotico e dispersivo – è stato voluto dai conservatori, che si sono opposti a un incontro singolo con Miliband nel timore che, come successo a Nick Clegg nel dibattito tv del 2010, potesse emergere a sorpresa dando una svolta alla campagna elettorale. Secondo la maggior parte dei commentatori, i conservatori hanno raggiunto il loro scopo: Cameron non ha brillato particolarmente, è stato abbastanza defilato – #invisibleman, hanno scritto i laburisti su Twitter – ma è apparso pacato e presidenziale, senza farsi scomporre dagli energici attacchi di Miliband. Miliband è riuscito a mostrarsi sicuro di sé, ha approfittato di ogni occasione per chiamare in causa Cameron ma a sua volta si è dovuto difendere dalle accuse dei partiti più a sinistra del suo: in particolare da Sturgeon, probabilmente la vera rivelazione della serata, che punta a sottrarre voti al Labour in Scozia.

Il video integrale del dibattito

Come funzionava
Il dibattito è stato moderato dalla conduttrice di ITV Julie Etchingham davanti a un pubblico di 200 persone, selezionate su base demografica e per rispecchiare le intenzioni di voto. All’inizio ogni candidato ha tenuto un breve discorso e poi sono iniziate le domande dal pubblico. Ogni candidato ha avuto un minuto di tempo senza interruzioni per rispondere, dopo di che c’è stato spazio per un confronto tra i leader di circa 18 minuti. Ci sono state quattro grosse domande rivolte dal pubblico: su come ridurre il deficit, sul sistema sanitario nazionale (NHS), sull’immigrazione e sulle politiche giovanili. L’incontro si è concluso con le dichiarazioni finali dei candidati. Il Guardian ha riassunto schematicamente le risposte di ogni leader: si possono leggere qui.

Cosa hanno detto
Cameron (conservatori) ha insistito molto sulla necessità di continuare con le riforme del suo governo per “finire il lavoro iniziato” e risanare il grosso debito lasciato dal precedente governo laburista, colpa che ha cercato di addossare a Miliband: ha evitato attacchi personali contro di lui ma ha detto che «se non capisci gli errori del passato non puoi avere un progetto per il futuro». È rimasto un po’ defilato, difendendo sostanzialmente il suo operato e accusando gli altri candidati di voler alzare le tasse e ingrossare il debito. Ha attaccato soprattutto il Labour, dicendo che distruggerà nuovamente l’economia, e lo UKIP, dicendo che se gli elettori di destra lo voteranno favoriranno l’arrivo al potere dei laburisti. «Così la porta per l’immigrazione sarà aperta».

I candidati su NHS e i tagli all’economia

Miliband (laburisti) ha accusato Cameron di guardare solo al passato, di non aver fatto abbastanza per le persone comuni e soprattutto di aver distrutto il sistema sanitario con tagli e privatizzazioni: «Per la prima volta stiamo mancando gli obiettivi per la cura del cancro. Penso che questo non sia proteggere l’NHS e che gli ulteriori tagli che Cameron intende fare nella prossima legislatura sono ancora più pericolosi». Ha anche invitato il pubblico a casa «usare il vostro voto come un’arma per combattere per il futuro del servizio sanitario».

Farage (UKIP), visibilmente dimagrito, è stato il leader più teatrale: ha gesticolato tutto il tempo, cosa che l’ha fatto sudare parecchio, ha fatto molte smorfie e ha ottenuto applausi e risate dal pubblico. Ha cercato di presentarsi come l’unico leader davvero alternativo in mezzo a politici che si assomigliano tutti e si è animato soprattutto parlando di immigrazione – com’era prevedibile – e del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, promesso da Cameron. Ha evitato anche grosse tirate populiste – anche se non abbastanza da parlare a un pubblico diverso da quello suo abituale – tranne quando ha accusato gli stranieri con l’HIV di andare in Regno Unito per ottenere cure gratuite, che ha proposto di non fornirgli più. La frase è stata la più commentata su Twitter di tutto il dibattito e sia Cameron che Miliband dopo la trasmissione l’hanno criticata su Twitter.

Sturgeon (indipendentisti scozzesi) se l’è cavata meglio di tutti, secondo molti commentatori. È apparsa tosta e decisa, ha attaccato Cameron, Miliband e Farage, e si è mostrata alleata delle altre due candidate donne: Bennett, di cui condivide le posizioni a sinistra, e Wood, con cui è amica e di cui ha sostenuto le aspirazioni per una maggiore indipendenza del Galles.

Prima del dibattito Sturgeon ha ritwittato una foto nel backstage insieme a Wood:

Sturgeon ha detto che aumenterà le tasse ai ricchi, che renderà accessibile a tutti il sistema sanitario e la scuola pubblica e ha chiesto che un eventuale referendum sulla permanenza in Europa venga organizzato separatamente in Inghilterra, Scozia e Galles. Ha presentato l’SNP come un partito diverso, progressista, pieno di speranza, cercando di attirare voti a livello nazionale: «Se non vivete in Scozia non preoccupatevi: possiamo portare dei cambiamenti anche per voi».

Il discorso di apertura di Sturgeon

Clegg (liberaldemocratici) ha tenuto un atteggiamento disinvolto per tutto il dibattito ma non è riuscito a ribaltare la crisi di consenso del suo partito, come aveva fatto nel 2010. Sull’economia ha attaccato Cameron, suo alleato al governo, per non aver alzato abbastanza le tasse ai ricchi, ma per il resto anche il suo messaggio è stato «fateci concludere il lavoro che abbiamo iniziato». Ha cercato di presentarsi come un’alternativa centrista e ragionevole tra Cameron e Miliband, ma è stato piuttosto debole e marginale. Il suo momento migliore è stato probabilmente quando ha attaccato Farage sull’immigrazione, ricordandogli che i suoi antenati sono stranieri e la sua seconda moglie è nata in Germania.

Clegg contro Farage sull’istruzione

Wood (indipendentisti gallesi) ha avuto una rara occasione di parlare a un pubblico nazionale e ha insistito soprattutto contro le misure di austerità, definendole come una scelta precisa e non qualcosa di inevitabile. Ha attaccato più volte Farage, dicendogli che dovrebbe vergognarsi delle sue tirate contro gli immigrati e accusandolo di «allarmismo» per volergli negare l’accesso all’NHS. Wood si è rivolta soprattutto ai gallesi, chiedendo il loro voto per rafforzare l’autonomia come ha fatto la Scozia. Come Sturgeon, ha chiesto che un eventuale referendum sull’Unione Europea non sia organizzato a livello nazionale ma nei singoli stati britannici.

Wood contro Farage sull’immigrazione

Bennett (verdi) non è stata brillante ma è riuscita a far passare un messaggio chiaro, rassicurante, vicino alla gente comune. Ha parlato di lotta alla povertà, dell’importanza degli ammortizzatori sociali, del servizio pubblico e del sistema sanitario, che dev’essere gratuito per tutti. Ha accompagnato le sue tesi citando dati precisi e affidabili e invitato gli elettori a scegliere il partito a cui si sentono più vicini, indipendentemente dalla sua possibilità di ottenere la maggioranza: se votate per i Verdi, ha detto, il vostro voto avrà un peso.

L’appello finale di Bennett

E quindi chi ha vinto?
Stando ai sondaggi e ai principali commentatori, non c’è un vero e proprio vincitore del dibattito, che quindi molto probabilmente non stravolgerà i risultati delle elezioni. Secondo un sondaggio condotto subito dopo l’evento dal Guardian, Miliband ha vinto il dibattito per il 25 per cento degli intervistati, seguito con un solo punto percentuale di differenza da Cameron; Farage è terzo con il 19 per cento, e poi ci sono Sturgeon con il 17, Clegg con il 9, Bennett con il 3 e Wood con il 2. In un sondaggio di YouGov invece Sturgeon è arrivata prima con il 28 per cento, seguita da Farage con il 20, Cameron con il 18 e Miliband con il 15. Facendo una media dei quattro principali sondaggi, il dibattito è stato vinto da Cameron con il 22 per cento, seguito da Miliband con il 21,5, Farage con il 21 e Sturgeon con il 20. 

Alla domanda su chi tra Miliband è Cameron abbia vinto il dibattito, il pubblico si è però perfettamente diviso, attribuendo il 50 per cento a ognuno dei due. Il confronto quindi non è stato particolarmente decisivo: Miliband può dirsi soddisfatto per aver mantenuto alta la sua percentuale di gradimento, mentre Cameron ne è uscito indenne.

Le prima pagine di alcuni giornali britannici di oggi

 

Visto il poco tempo e le domande piuttosto scontate, è anche probabile che nessuno – fatta eccezione per Sturgeon, con cui Miliband dovrà certamente fare i conti dovesse andare al governo – sia riuscito a convincere gli elettori a cambiare idea e votare per lui: come riporta per esempio un sondaggio di Survation, il pubblico ha giudicato migliori le risposte di Cameron sull’economia, di Miliband sull’NHS e di Farage sull’immigrazione.

Le cose più cercate su Google
Alberto Nardelli del Guardian ha raccolto le cose più cercato su Google dopo il dibattito: c’è chi si chiede come si fa a registrarsi per votare, chi sia la moglie straniera di Farage, come si pronuncia Plaid Cymru (così) e quant’è alto Farage. E soprattutto, cosa sono le misure di austerità e cos’è un referendum.