Zayn Malik, il suicidio di cento ragazze non è vero

Anche se sono circolati e ci sono ancora hashtag e tweet inquietanti da una settimana, non risulta un solo caso di reazioni suicide alla separazione tra gli One Direction

Zayn Malik ha lasciato la band degli One Direction il 25 marzo scorso: la band era nata nel 2010 durante l’edizione britannica di X-Factor e diventata uno dei più popolari e apprezzati gruppi pop tra gli adolescenti di tutto il mondo. Le fan e i fan hanno pubblicato sui social network le loro reazioni sorprese o anche disperate alla notizia, con migliaia di tweet e post su Facebook. Dopo poche ore sono diventati trending su Twitter gli hashtag #cut4zayn e #cuttingforzayn («mi taglio per Zayn»), che raccoglievano tweet, spesso con foto, di ragazze che si tagliavano o graffiavano i polsi (e intanto – forse anche più numerosi – tweet di persone che le insultavano per questo o commentavano con indignazione).

I due hashtag e le foto autolesionistiche sono probabilmente una delle spiegazioni per cui su Twitter hanno cominciato a circolare, e circolano ancora a una settimana di distanza, molti tweet che invece parlano addirittura di veri e propri suicidi. Nei fatti, non risulta a oggi un solo caso noto di nessuno che si sia suicidato per reazione all’uscita di Malik dagli One Direction, né che nessuna notizia di questo genere sia stata data da fonti autorevoli o con elementi concreti. Solo sommarie e vaghe voci su molti account personali sui social network.
I numeri cambiano da un tweet all’altro, ma quello che li accomuna è la generica notizia che molte ragazze si sarebbero suicidate dopo la separazione di Malik dagli One Direction: c’è chi parla di 2000 ragazze, di cui 130 solo negli Stati Uniti, chi parla di decine o di centinaia. “Cento” è un numero che compare molto.

 

Non è la prima volta che su Twitter circolano tweet che parlano di suicidi legati agli One Direction. Nel 2013 era successa la stessa cosa dopo che Channel 4, un’emittente televisiva britannica, aveva trasmesso un documentario sulla band. Il documentario rappresentava le fan come molto aggressive e prive di autocontrollo: alcuni gruppi di fan avevano detto di aver sofferto del modo in cui erano stati raccontati, e si erano diffusi tweet che parlavano di suicidi in reazione alla tramissione. Anche in quel caso la notizia si era rapidamente rivelata falsa.