Dodici canzoni di Franco Battiato

Oggi compie gli anni, ed è uno che ha scritto versi più conosciuti di quelli dell'Infinito di Leopardi

Franco Battiato è nato a Ionia, in provincia di Catania, il 23 marzo 1945: oggi compie gli anni. Queste sono le dodici canzoni che Luca Sofri, il peraltro direttore del Post, aveva scelto per il suo libro Playlist, per chi è più giovane e non le conosce (o non le conosce nella versione originale), o per quelli che invece le sanno a memoria ma vogliono una scusa per riascoltarle.

Franco Battiato
(1945, Ionia, Catania)
L’unico grande cantautore italiano che se la tiri più di De Gregori, al pari con quest’ultimo ha riempito le nostre vite di canzoni straordinarie, provando più spesso vie nuove e diverse. A un certo punto l’autocompiacimento e il vezzo di cantare stranezze pseudocolte sono divenuti così palesi da diventare una cifra, inimitata.

L’era del cinghiale bianco
(L’era del cinghiale bianco, 1979)
Pieni gli alberghi a Tunisi.

Prospettiva Nevskij

(Patriots, 1980)
Bellissima, fine-del-mondo. Per preparare una giornata diversa dal solito, provate a canticchiare sotto la doccia del mattino: “Un giorno sulla Prospettiva Nevskij per caso vi incontrai Igor Stravinski” “E gli orinali messi sotto i letti per la notte e un film di Eisenstein sulla rivoluzione”
“Poi guardavamo con le facce assenti la grazia innaturale di Nijinsky”
(Legenda: la Prospettiva Nevskij è la strada principale di San Pietroburgo, voluta da Pietro il Grande a imitazione degli Champs Elysées; Nijinsky un celebre ballerino; Eisenstein il regista della Corazzata Potëmkin; Stravinski il compositore dell’Uccello di fuoco).

Up patriots to arms
(Patriots, 1980)
Una delle sue prime esibizioni demagogiche di sdegno per il mondo e i tempi corrotti, che poi si ripeteranno a lungo: “la musica contemporanea mi butta giù” è della stessa famiglia di “non sopporto i cori russi, la musica finto rock” eccetera, in “Centro di gravità permanente”. E poi “le barricate in piazza le fai per conto della borghesia, che crea falsi miti di progresso”. E “mandiamoli in pensione, i direttori artistici, gli addetti alla cultura”. “Le pedane piene di scemi che si muovono” saranno invece presto piene di scemi evoluti che si muoveranno anche alle canzoni dello stesso Battiato. L’introduzione è l’ouverture del Tannhäuser di Wagner.

Centro di gravità permanente
(La voce del padrone, 1981)
La voce del padrone fu il primo LP italiano che vendette oltre un milione di copie. I versi di “Centro di gravità permanente” sono più conosciuti di quelli dell’Infinito di Leopardi: “che non mi faccia mai cambiareidèa sulle cose, sulla gente”.

Voglio vederti danzare

(L’arca di Noè, 1982)
La grandezza dei testi di Battiato (presa in giro da Fiorello in una vecchia canzone su cozze bulgare e mitili ungheresi, o qualcosa del genere), sta nel fatto che la loro ingenua pretesa di ricercatezza è irrilevante di fronte a quanto semplicemente suonino bene: “nei-ritmiossessivi-lachiàve-deeeirititribali” è fantastica, come anche “musichebalcanichementre”. Tanto che alcuni versi forse non se li ricorda più nemmeno lui, e li canta a orecchio (“dervisciturné che girano”? “cavigliere del catacali”?). E poi il trucco di cantare “vecchi valzer viennesi” e allora far partire un valzer è facile facile ma funziona. Il miglior ballabile di Battiato.

La stagione dell’amore
(Orizzonti perduti, 1983)
Canzone dell’amore nella terza età – “ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore” – sul non avere rimpianti, guardare avanti e dare per persa ogni lasciata: “ne abbiamo avute di occasioni, perdendole: non rimpiangerle, mai”.

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