La trama di “House of Cards” non torna

Una stroncatura della terza stagione sul Washington Post, secondo cui la serie non ha niente a che vedere con la politica americana

di Seth Masket – Washington Post

Attenzione: questo articolo contiene piccoli spoiler per chi non ha visto la terza stagione di House of Cards.

Ho in mente diverse teorie che possono spiegare perché il racconto della politica americana fatto da House of Cards sia così profondamente sballato eppure la serie tv sia divertente e coinvolgente. Forse è perché in fondo è una commedia. Forse è scritta da un malvagio esperto di politica che sa bene come funziona davvero la politica americana ma vuole trollare gli altri esperti di politica. Forse è solo un pigro adattamento di una storia che parla di politica britannica. Non ho ancora deciso.

Di certo parte del problema è che io sono troppo vicino alla cosa di cui si parla. Guardare House of Cards con me, che faccio il giornalista e mi occupo di politica, è come guardare ER con un medico: un errore che ho fatto. Alcune cose di poco conto sono eccessivamente drammatizzate per renderle interessanti al pubblico. Se un paziente ha un’infezione batterica, con qualche giorno di antibiotici guarirà: però vedere questa cosa in tv è terribilmente noioso. Quindi meglio aggiungere una diagnosi sbagliata, una terapia azzardata oppure un super-batterio, ed ecco che la storia diventa più interessante. Salvo che per i medici, che diventeranno pazzi: cose del genere non succedono praticamente mai. Ci sta. Ma House of Cards va molto oltre il “gonfiare” cose noiose e di routine: mostra le cose come non sono.

Ecco una serie di esempi di tesi sbagliate che suggerisce la serie.

“Ci sono solo due persone intelligenti a Washington”
All’inizio della prima stagione, Frank e Claire Underwood sono il capo della maggioranza democratica alla Camera e la dirigente di una piccola organizzazione non-profit a tutela dell’ambiente. Nel giro di due anni diventano il presidente e la first lady, il tutto senza vincere una sola elezione. Ci riescono perché sono in grado di sfruttare le debolezze dei loro avversari, ricattarli e imbrogliarli: una cosa che in House of Cards riescono a fare solo loro. La Washington di House of Cards è una città popolata da ingenuotti che vogliono solo tenersi il loro posto di lavoro ed evitare di finire sui giornali: Frank e Claire riescono ad approfittarne ogni volta. The West Wing, un’altra celebrata serie tv sulla politica americana, era a volte pesante e presuntuosa, ma descriveva benissimo come a Washington ci siano un sacco di persone intelligenti, e lavorano tutte una contro l’altra.

“I leader del Congresso scelgono i candidati alla presidenza”
All’inizio della terza stagione vediamo i leader dei Democratici al Congresso incontrare il presidente Underwood per invitarlo a non candidarsi e comunicargli che loro sosterranno qualcun altro. Questo genere di processo è passato di moda più o meno nel 1820. I politici importanti del Congresso hanno una certa influenza – sappiamo che Harry Reid e Ted Kennedy incoraggiarono Barack Obama a candidarsi, nel 2008 – ma sono solo alcune delle migliaia di persone con una qualche influenza coinvolte in questo processo.

“I leader dei partiti hanno una lista segreta di potenziali candidati alla presidenza”
Underwood è convinto che i leader dei Democratici al Congresso abbiano una lista segreta di potenziali candidati alla presidenza, ed è disposto a fare più o meno qualsiasi cosa per mettere le mani su questa lista allo scopo di ostacolare i suoi avversari. Come sa chiunque abbia anche una piccolissima familiarità con la politica americana, non esiste nessuna lista segreta di potenziali candidati. Se volete avere un’idea di chi siano potenziali candidati presi in considerazione dai partiti, fate così: prendete i senatori, i governatori e i vice presidenti, quelli oggi in carica e quelli che hanno lasciato i loro incarichi da poco. Eliminate quelli con più di 75 anni, quelli malati, quelli condannati per qualche reato. Date qualche punto in più a quelli che vengono da stati molto popolosi o sempre in bilico tra Democratici e Repubblicani. Ecco la lista.

L’ultima volta che un grande partito americano ha scelto come candidato qualcuno che sarebbe rimasto fuori dalla descrizione di cui sopra era il 1952, e il candidato in questione era Dwight Eisenhower. Quindi diciamo che un partito può fare un’eccezione se tu hai sconfitto i nazisti nella più grande guerra della storia, ecco. A parte questi casi, i candidati alla presidenza sono stati per tutto il secolo una lunga sfilata di senatori, governatori e vicepresidenti.

“L’avvocato dello stato potrebbe essere un gran candidato alla presidenza”
Sapete il nome dell’attuale avvocato dello stato – il solicitor general, quello che nella serie è Heather Dunbar – degli Stati Uniti d’America? No? Appunto. Bisogna dire che nella serie Dunbar ha investigato il precedente presidente, quindi forse questo l’ha resa famosa: un po’ come Kenneth Starr, il procuratore che negli anni Novanta indagò su Bill Clinton. Ma i partiti non scelgono persone del genere come candidati alla presidenza, manco per sogno. La ragione fondamentale è che scegliere un candidato prevede una valutazione rischiosa: questa persona saprà essere un buon candidato e farsi votare? Saprà promuovere le politiche del partito e non cambiare linea non appena l’opinione pubblica lo criticherà? Per questo motivo, partiti ed elettori tendono a scegliere persone che hanno già una qualche esperienza elettorale e politica: sanno che tipi sono, come si comportano.

Inoltre, ai candidati è chiesto anche di portare con sé un po’ di voti, che siano i voti dei neri, dei sindacati, dei cristiani evangelici, di quelli del sud, eccetera. Questo rende la vita più facile ai partiti perché gli permette di mobilitare con più facilità un pezzo di popolazione. I voti che porta l’avvocato dello stato sono sostanzialmente zero. Nessun partito potrebbe portare uno sconosciuto alla presidenza degli Stati Uniti in un anno: e anche se potessero, non lo farebbero.

“Gli elettori saranno disposti a rinunciare al welfare per aiutare i disoccupati”
Faccio ancora molta fatica a capire la logica politica del programma di riforme di Frank Underwood, “America Works” (che per la cronaca è una rivisitazione delle proposte del presidente nella serie Dave, che è una commedia). Primo: rinunciare al welfare per aiutare i disoccupati non ha senso. Nel caso del programma “Social Security”, si parla delle pensioni. In pratica i pensionati dovrebbero rinunciare alle pensioni per dare lavoro ai giovani: non è uno scambio, i pensionati rinunciano a qualcosa per avere in cambio niente. Non c’è motivo di pensare che una proposta del genere possa essere popolare. La riforma sanitaria di Obama è impopolare anche perché porta vantaggi a chi prima del 2010 non aveva una copertura sanitaria, una minoranza; ma una minoranza molto più grande della minoranza di disoccupati. “America Works” sarebbe visto come un massiccio programma di redistribuzione del reddito a beneficio di una manciata di persone.

Ma il problema principale è che il Partito Democratico è fatto da sostenitori del welfare e appoggiato e finanziato da gruppi che esistono proprio per preservare programmi come la “Social Security”. Anche se riusciste a convincere l’opinione pubblica che la “Social Security” è un programma in perdita (non lo è), i Democratici non appoggerebbero mai il suo smantellamento. E un politico con questo genere di progetti non sarebbe fatto avvicinare alla Camera, figuriamoci alla Casa Bianca. E un presidente con questo genere di progetti non otterrebbe mai il sostegno che serve a ottenere una ricandidatura.

“Un presidente può scegliere sua moglie per un importante incarico diplomatico”
L’amministrazione Clinton affrontò una montagna di critiche quando a Hillary Clinton fu affidato un informale ruolo di mediazione riguardo una riforma sanitaria. La gente tratta Michelle Obama come una specie di diavolo marxista solo perché invita tutti a mangiare le verdure e fare esercizio fisico. L’idea di nominare il proprio coniuge ambasciatore alle Nazioni Unite – senza nessun’esperienza, senza nessuna qualifica – sarebbe piena di conflitti, rischi e problemi. Nessuno lo farebbe mai.

“Le persone ambiziose sono sociopatiche”
Frank Underwood riesce a ottenere quello che vuole a Washington solo manipolando vergognosamente le persone e di tanto in tanto uccidendole. Nessuno fa le cose che fa lui perché nessuno è ambizioso quanto lui e perché gli altri sono condizionati dalla loro morale. È un ritratto piuttosto triste.

Il sistema politico americano è organizzato attorno al principio che l’ambizione è una cosa buona. I politici tentano di ottenere e mantenere il potere facendo promesse agli elettori e poi cercando di mantenerle. E le ambizioni dei politici a Washington si bilanciano a vicenda, evitando così approcci estremi ed eccessivi alle questioni. L’ambizione non è una malattia. È un bene che ci siano persone ambiziose al governo.

“Puoi convincere gli elettori della bontà di una legge grazie a un romanziere che scrive un libro su di te”
Non ho capito cosa c’entra la storia dello scrittore e secondo me non lo ha capito nemmeno lo sceneggiatore. Immaginate che Obama nel 2009 avesse cercato di vendere la riforma sanitaria agli elettori assumendo John Grisham come ghost writer. Che senso ha? Chi cambierebbe idea, anche se il libro dovesse uscire prima del voto del Congresso? E il romanziere è stato scelto per una recensione di un videogioco pubblicata online?

“Di tanto in tanto i presidenti litigano con Dio e dissacrano le cattedrali”
Non so da dove cominciare. A dirla tutta con questa storia ha cominciato The West Wing.

“I capi dello staff della Casa Bianca sono così sconosciuti che possono essere fermati e perquisiti dalla polizia senza motivo oppure possono comprare l’occorrente per un omicidio senza essere riconosciuti”
Ok, questo è vero.

La terza stagione di House of Cards migliora sensibilmente quando, più o meno a metà, comincia ad avere a che fare con gli affari internazionali. Non che quella trama stia in piedi, ma almeno mette Underwood contro un altro politico macchinatore, paranoico, intelligente e sociopatico (il presidente della Russia), invece che fargli fare la parte dell’unica persona intelligente a Washington.

Alla fine della fiera House of Cards è una serie che racconta storie di persone meschine che fanno cose meschine, e lo fa benissimo. Ma se volete capire la politica americana, rivolgetevi altrove.