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  • lunedì 2 marzo 2015

Le partite di tennis truccate

Succede soprattutto nei tornei minori, ma nonostante moltissimi sospetti e partite "strane" le truffe sono praticamente impossibili da dimostrare

di Ben Rothenberg – Slate

A febbraio una manciata di tennisti professionisti è stata accusata – sia in frequenti pettegolezzi che dalle autorità sportive – di essere coinvolta in partite truccate. Il tennis è particolarmente vulnerabile al fenomeno, dato che per falsare il risultato di una partita basta convincere un solo giocatore. Stabilire la vastità del problema è impossibile, ma i sospetti sono inevitabili se si considera la grande quantità di denaro puntato nelle scommesse dei tornei di basso livello e la si paragona a quella dei premi in palio. Con allarmante regolarità gli esperti di tennis ben informati sono stati in grado di prevedere il vincitore di una partita osservando l’andamento delle scommesse live, quando queste vanno in senso contrario a quello che direbbe la logica. Una partita recente mostra bene come nel tennis sia molto facile individuare una partita potenzialmente truccata, ma anche molto difficile provarlo.

In un torneo di basso livello a Dallas ai primi di febbraio, l’ucraino Denys Molchanov – al 174 posto della classifica ATP dei tennisti professionisti – era inizialmente in vantaggio in una partita di primo turno contro l’argentino Agustin Velotti, 303esimo della classifica. Anche le quote delle scommesse prima della partita lo davano come favorito. Mentre Molchanov manteneva il vantaggio nel primo set finendo per vincerlo, gli scommettitori hanno iniziato a puntare sulla vittoria di Velotti e le quote sulla vittoria di Molchanov si sono alzate moltissimo. Molti altri scommettitori si sono accorti della stranezza e hanno scommesso ulteriormente sulla vittoria di Velotti, saturando il mercato con le puntate fino a raggiungere un totale di 900 mila dollari, circa 800 mila euro. Velotti – sfavorito, molto più in basso nella classifica ATP, sconfitto al primo set – ha vinto il secondo e terzo set, e quindi la partita. Mentre alcuni scommettitori hanno fatto i soldi, alcuni bookmaker hanno annullato le scommesse sul match prima che finisse; altri non hanno ancora finito di pagare gli scommettitori, a tre settimane di distanza. Velotti ha detto di non essere a conoscenza né di essere coinvolto in un alcun tentativo di truccare la partita.

Ryan Harrison – un 22enne americano che non è arrivato oltre il 43esimo posto della classifica ATP e che ha partecipato a sua volta al torneo di Dallas – ha raccontato che la partita è stata al centro dei discorsi negli spogliatoi. Harrison si è allenato a lungo nella stessa accademia di Molchanov, in Florida, e ha detto che non sarebbe sorpreso se venisse accusato di truccare le partite, considerati i discorsi che faceva sull’argomento. «In passato Molchanov diceva che non avrebbe condannato la cosa. Non ha mai detto in alcun momento che l’avrebbe fatto, ma quando ne parlavamo era uno di quelli che – pur non sostenendo che l’avrebbe fatto o non difendendo chi la faceva – cercavano di giustificarla, perché dal punto di vista finanziario per i tennisti di basso livello la vita è piuttosto dura». I funzionari del torneo di Dallas non mi hanno permesso di parlare con Molchanov (che alla fine ha vinto il torneo nel doppio) e lo stesso hanno fatto quelli del torneo successivo di Cherbourg, in Francia, dove la scorsa settimana Molchanov ha perso al primo turno. Un messaggio che gli ho fatto recapitare a Dallas al momento non ha ottenuto risposta.

Ian Dorward, che si occupa di statistiche sportive e che in precedenza ha gestito la sezione relativa al tennis per grossi bookmaker, ha raccontato alcuni casi di studio di partite che, secondo lui, mostrano prove di essere state truccate. Tra queste c’è anche la sconfitta di Molchanov da parte di Velotti. «Quel che penso è che ogni settimana vengono truccate alcune partite», spiega Dorward, precisando che scoprirne il numero esatto sarebbe impossibile. «Tenendo conto della gran quantità di match che si giocano, penso che quelle falsate siano davvero una piccola percentuale». Dorward è convinto che i giocatori si accordino per perdere intenzionalmente solo alcuni set o game, su cui si può scommettere indipendentemente dal risultato finale della partita. Se entrambi acconsentono, possono perfino accordarsi su un punteggio specifico. «Una pratica comune è dividersi la vittoria dei primi due set e poi giocare davvero il terzo e ultimo alla pari, stabilendo così chi può continuare a giocare nel torneo», spiega Dorward. «Ho seguito le scommesse di partite per cui sono convinto che sia andata così perché sono state fatte delle puntate sui game e su alcuni punti nei primi due set della partita che poi si sono puntualmente avverate».

In una partita che Dorward ha seguito la scorsa estate, due giocatori olandesi che non sono mai arrivati tra i primi 200 della classifica ATP hanno giocato il primo turno a un torneo a Meerbusch, in Germania. Prima dell’inizio della partita era chiaro che il mercato delle scommesse aveva il sospetto che Boy Westerhof, 248esimo in classifica, avrebbe vinto il primo set, e poi perso il secondo e il terzo contro Antal van der Duim, 280esimo. Mentre la partita andava avanti l’andamento delle scommesse rifletteva questa convinzione, anche se Westerhof era in vantaggio per 6–4 e poi 3–0 nel secondo set. Poi, come suggerito dai movimenti dei soldi, Westerhof ha perso i sei game successivi fino a perdere il secondo set e venire battuto anche al terzo. I due tennisti hanno fatto squadra in doppio la scorsa settimana. L’accusa di aver truccato la partita però non è stata mai provata.

Quello che rende intrinseca la vulnerabilità delle partite di basso livello è che i premi in palio in questi tornei sono molto più bassi dell’enorme quantità di denaro mossa dagli scommettitori. Per esempio mercoledì scorso più di 150 mila dollari (134 mila euro) sono stati puntati su un’insospettabile partita di secondo turno nel torneo di Cherbourg, in Francia. Al confronto, il vincitore della partita ha ricevuto 1.245 euro e il perdente solo 730 euro (chi perde al primo turno a Cherbourg riceve solo 440 euro). Con tutti quei soldi puntati nelle scommesse, gli accordi tra i giocatori su singoli punti all’interno di una partita possono passare facilmente inosservati. «Penso che accada più spesso di quanto le persone pensino», spiega Harrison. «È facile immaginare uno di quei ragazzi che gioca un qualsiasi torneo in Ucraina e che dice a sei amici di puntare 2.000 euro l’uno, e di farlo per sette-otto volte l’anno». Harrison e Dorward tratteggiano a grandi linee un profilo del potenziale truccatore di partite: un giocatore che da anni si arrabatta nei circuiti più bassi senza riuscire mai a salire di livello o guadagnare una significativa quantità di denaro.

L’esplosione delle scommesse online ha coinciso, fortunatamente per i potenziali truccatori, con l’ubiquità dei social media. Oggi quasi ogni giocatore può essere contattato facilmente su Twitter o Facebook, dove gli si può proporre in modo anonimo tangenti tali da far impallidire i guadagni conquistati in campo. Considerate per esempio questi messaggi ricevuti su Facebook nel 2010 da un giocatore che oscillava fuori e dentro la classifica dei primi 200 e che quell’anno aveva guadagnato meno di 67 mila euro (da allora è entrato tra i primi 100). Un uomo chiamato “Vadim” si è fatto avanti e gli ha offerto 300 mila dollari (circa 270 mila euro) per perdere una partita: quattro volte di più del suo stipendio annuale.

tennis

Come ho scritto nel 2013, i social network sono spesso usati anche da scommettitori perdenti per importunare i giocatori sui cui hanno fatto puntate sbagliate. Mentre alcuni di questi messaggi sono solo infarciti di insulti, alcuni sono accompagnati da aperte accuse di truccare le partite.

La trasmissione in streaming delle partite di tennis, anche quelle dei trofei minori, può però contribuire a disincentivare la corruzione. Mentre molte partite dei tornei inferiori non vengono trasmesse in diretta, la United States Tennis Association – l’associazione che regola il tennis professionistico negli Stati Uniti – si sta impegnando per trasmetterle almeno in streaming online. Questo ha permesso tra le altre cose di poter seguire anche il match Molchanov-Velotti: quando le scommesse sulla partite sono diventate sospette è stato possibile guardare la partita, analizzarla e persino farci delle GIF.

 

Nonostante nel caso di Molchanov la sceneggiata fosse evidente, Dorward non pensa che verrà punito. «È vero che dimostrare il collegamento di un giocatore a una partita truccata è incredibilmente difficile, ma il fatto che venga provato così raramente dà poca speranza che succederà stavolta». Se non si riesce a dimostrare un collegamento definitivo tra i giocatori e chi li paga per perdere, è semplicemente impossibile provare che una partita è stata truccata.

Sono passati sei anni da quanto l’ATP, la WTA (l’associazione delle tenniste professioniste), l’ITF (la Federazione internazionale di tennis) e gli organizzatori dei Grand Slams (i quattro tornei più prestigiosi) hanno costituito la Tennis Integrity Unit (TIU), un organo col compito di individuare le partite eventualmente truccate. Da allora la TIU ha squalificato a vita soltanto quattro giocatori e un ufficiale di gara. Altri cinque tennisti hanno ricevuto sospensioni temporanee. La Tennis Integrity Unit opera in completa segretezza e si rifiuta di fare qualsiasi commento al di fuori dei suoi stringati comunicati ufficiali, con cui distribuisce punizioni che possono essere impugnate e portate in appello.

Queste cifre sono di gran lunga al di sotto del numero di tennisti che truccano le partite, e non riflettono neanche i casi individuati da altre agenzie simili, inclusi i provvedimenti presi quest’anno dalla polizia in Australia e dai procuratori in Italia nei confronti dei tennisti Daniele Bracciali e Potito Starace. «Capisco che la TIU non voglia diffondere informazioni sui tennisti su cui sta indagando», spiega Dorward, riferendosi alla presunzione d’innocenza. Ma il fatto che le autorità diffondano così poche informazioni, è convinto Dorward, dà l’impressione che non stiano facendo niente anche quando non è così. Dal canto suo il capo dell’ATP, Chris Kermode, ha assicurato che assicurare la legittimità dei risultati del tennis è una priorità: «Dobbiamo essere sempre vigili, com’è necessario per tutti gli sport», ha spiegato l’anno scorso al torneo di Wimbledon di Londra. «Lo sport deve essere autentico. Altrimenti si perde il suo significato».

Molti giocatori però condividono la mancanza di fiducia di Dorward verso la Tennis Integrity Unit, portando a esempio l’inadeguatezza della risposta quando hanno denunciato sospetti o addirittura offerte da persone che proponevano di truccare le partite. «Ho seguito la procedura e ho denunciato tutto alla TIU, ma non è successo nulla», ha spiegato un giocatore contattato a sua volta da “Vadim” su Facebook. Peter Polansky, un tennista canadese che l’anno scorso è arrivato fino al 122esimo posto in classica prima di finire al 202esimo a causa di un infortunio al polso, ha espresso la stessa mancanza di speranza sulla situazione: «Da quel che si dice in giro, sembra una cosa che accade e anche piuttosto spesso. È una cosa che succede e non c’è molto che si possa fare per impedirlo».

(@Slate 2015)

Foto: AP Photo/Andy Brownbill

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